Perché Renzi candida Gentiloni premier

È la figura che può compattare il Partito Democratico tentando di non fargli perdere troppe posizioni alle prossime (nuove) elezioni

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L'ex premier Matteo Renzi, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni alla convention del Pd al lingotto - Torino, 12 marzo 2017 – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Sara Dellabella

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Ancora 24 ore tra speranze e agonie. Questa è la richiesta di Lega e Movimento 5 stelle per fare l’ultimo tentativo e scongiurare il governo di Mattarella. In questa democrazia sospesa, anche il Pd disegna la sua strategia, lanciando, in caso di elezioni anticipate a luglio, il candidato premier Paolo Gentiloni.

Ancora una volta l’annuncio arriva da Matteo Renzi dagli studi di un talk show, mentre l’altra parte del discorso è affidata a Maria Elena Boschi che da Bruno Vespa precisa che le liste con cui il Pd si presenterà sono quelle del 4 marzo. Mentre dal segretario reggente, Maurizio Martina, non arriva neppure un fiato.

La combinazione per calmare gli animi interni al Pd che il prossimo 19 maggio si riunirà in assemblea prevede la candidatura del premier uscente considerata una figura di pacificazione e in grado di unire i pezzi della sinistra e le liste fotocopia.

D’altro canto, la popolarità di cui gode Gentiloni è l’unica speranza per il Pd di superare la soglia del 18 per cento in cui è caduto il partito consentendo a Matteo Renzi di rimpolpare i gruppi parlamentari di altri suoi fedelissimi rimasti fuori lo scorso 4 marzo. Per ora il diretto interessato ha liquidato l’opa lanciata da Renzi con una battuta “vorrei fare l’ex premier”, però è chiaro che a lungo raggio sono molti a pensare a lui e Nicola Zingaretti come i nuovi leader del PD. L’operazione renziana è solo volta ad anticipare i tempi, provando a recuperare un po’ il disastro elettorale che si è consumato negli ultimi anni. L’ammissione tardiva che se il 4 marzo il Pd avesse puntato su Gentiloni premier forse non sarebbe andata così male.

Le intenzioni di Renzi sono state facilmente sgamate da tutte le minoranze che non ci pensano proprio ad avallare le liste “fotocopia” e anzi già sono in trattativa per creare un gruppo che si occuperà della composizione tenendo conto in maniera più equa della spartizione dei posti ed evitare nottate di pochi uomini in una stanza a decidere tutto. Sarebbe l’occasione anche per rimarginare le ferite territoriali che si sono aperte con i gruppi dirigenti locali a causa delle candidature calate dall’alto.

Il piano Gentiloni potrebbe saltare se Lega e Movimento 5 stelle nel frattempo trovassero l’accordo per dare il via ad un governo. In quel caso anche lo svolgimento dell’assemblea del 19 potrebbe seguire un copione diverso. Martina potrebbe vedere sfumato il sogno di essere eletto direttamente segretario e si potrebbe dare il via alla fase congressuale. Renzi ha detto che non si candiderà, ma è evidente che per come stanno andando le cose, troverà la maniera di continuare a dettare la linea anche da fuori, o attraverso un fedelissimo o sempre con Martina al timone, che tanto si vede e sente pochissimo.

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