Perché il Pd difende Ignazio Marino, per ora

Il sindaco di Roma è uno "scudo umano" contro le accuse di illegalità al partito che non avrebbe alternative se non il commissariamento della città

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Il sindaco di Roma Ignazio Marino. – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Claudia Daconto

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Ignazio Marino che inforca la sua bici e imbocca via dei Fori Imperiali lasciandosi alle spalle le proteste degli oppositori in Piazza del Campidoglio, mandando loro baci e facendo con le dita il segno di vittoria, è un po' la rappresentazione plastica dell'ostinazione del sindaco a tirare dritto. Nonostante tutto.


 


Nonostante metà della sua maggioranza sia finita nelle carte dell'inchiesta su Mafia Capitale. Nonostante continuino a fioccare gli arresti, ieri altri 6 per tangenti anche sul restauro dell'Aula Giulio Cesare. Nonostante le dichiarazioni di Salvatore Buzzi ai pm sul suo vicesindaco e molti altri che “chiedevano favori”. Nonostante un'agendina che sta facendo tremare tutti su cui il ras della “29 giugno” appuntava nomi più o meno eccellenti, appuntamenti, elargizioni di soldi e assunzioni. Nonostante le richieste di dimissioni che lo stanno bersagliando e le proteste inscenate ieri sotto Palazzo Senatorio da un singolare rassemblement di oppositori formato da 5Stelle, Ncd, Casapound e lavoratori di aziende che ricevono, o ricevevano, appalti dall'Amministrazione.

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Perché Marino non si dimette

Perché? Perché Marino tira dritto? Intanto perché è fatto così. Potrebbe sembrare una risposta banale. Non in questo caso. Chi conosce l'uomo sa che il chirurgo non mollerebbe il tavolo operatorio nemmeno se il malato fosse ormai spacciato e tutti gli altri avessero gettato la spugna lasciandolo da solo a destreggiarsi tra pinze e defibrillatore. A maggior ragione oggi che, invece, nessuno può permettersi di mollarlo. Non il suo partito almeno, per il quale Marino è diventato una sorta di scudo umano. “Con lui fino alla fine per scongiurare la fine”. Il concetto che sta dietro ai fiumi di parole pronunciate in questi giorni dai singoli consiglieri comunali fino ai vertici del Nazareno è, semplicemente, questo.

Perché il Pd lo difende

Ufficialmente il Pd difende il sindaco, e il governatore Nicola Zingaretti (anche lui messo sotto pressione per una serie di gare sospette in Regione e per il presunto coinvolgimento del suo braccio destro Maurizio Venafro e del capogruppo Pd Marco Vincenzi che si è dimesso ieri), perché entrambi hanno rappresentato un “baluardo” contro l'illegalità e perché le loro dimissioni rappresenterebbero una sconfitta nella lotta alla mafia che, secondo l'inchiesta "Mondo di Mezzo", avrebbe infiltrato l'amministrazione capitolina e regionale.

Ufficiosamente perché in questo momento non c'è alternativa al Marziano che non sia il commissariamento della città fino a nuove elezioni anticipate che il Pd rischierebbe di perdere male considerati anche alcuni sondaggi che in città darebbero il partito del premier sotto il 17%. Senza contare che lo stesso Matteo Renzi ha poco da stare sereno visto che Buzzi ha parlato di finanziamenti a lui diretti (compresi i mille euro a testa della famosa cena dello scorso autunno), che il suo sottosegretario Giuseppe Castiglione risulta indagato per turbativa d'asta sul Cara di Mineo e che sul Cara di Mineo Buzzi ha detto ai magistrati che “casca il governo”.

Un sindaco mai amato, nemmeno ora

Parafrasando lo slogan elettorale del sindaco, è solo politica e unicamente politica. La lotta al malaffare c'entra davvero poco. Il sindaco si scordi che il Pd abbia improvvisamente preso a volergli bene. Il Pd non ha mai voluto bene a figure disorganiche e “irregolari” che quando vincono, come ha detto molto chiaramente ieri Marino, “non fanno toccare palla” ai capibastone. Anche ammesso che il commissario Matteo Orfini riesca a ripulire il partito da quella parte “cattiva” (come l'ha definita Fabrizio Barca nel suo impietoso rapporto sullo stato di salute del Pd romano), a ribaltare le logiche correntizie che hanno dominato la politica locale fino alle ultime primarie, il medico dem non entrerà mai nemmeno nel cuore della parte buona del partito.  Come non c'è entrato finora.

In Campidoglio non vogliono cadere, al Nazareno non hanno il candidato...

Se il Pd lo blinda è solo perché oggi non può fare a meno di farlo. In Campidoglio perché tutti quelli che sono montati in sella con lui (dagli assessori ai consiglieri comunali e municipali, ai minisindaci, a tutti gli assunti a chiamata nei vari staff) cadrebbero con lui e solo con un grande sforzo di immaginazione potrebbero sognarsi un nuovo giro in tempi stretti. Al Nazareno perché Matteo Renzi ha altro a cui pensare. Come premier, si deve occupare delle riforme, della ripresa da agganciare, dell'emergenza immigrazione, dei rischi che corre al Senato dove ha una maggioranza risicata. Come segretario, della nuova organizzazione interna e delle regole per addomesticare la minoranza ostile.Dunque non può permettersi di mollare Roma adesso servendo su un piatto d'argento la vittoria ai vari Di Battista, Salvini, Meloni e Marchini. Un candidato credibile disposto a correre il rischio molto concreto di essere sconfitto non è stato ancora individuato.

...ma non sarà di nuovo Marino

Ma difficilmente, lo ribadiamo, potrà trattarsi di nuovo di Marino. Proveranno a spiegargli che Roma deve voltare pagina e che bisogna presentarsi con facce nuove che gli elettori non possano associare in alcun modo a Mafia Capitale. Anche se sono le facce che Mafia Capitale l'hanno combattuta a spada tratta. Anche a costo di sacrificare lui, il “baluardo”, la “soluzione del problema”, da rimuovere prontamente quando anche il problema sarà risolto.

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