Politica

Perché Maria Elena Boschi non si dimetterà

Il caso Banca Etruria ha permesso alla minoranza del Pd di tornare ad attaccare Renzi e per questo è importante che lei resti al suo posto

Boschi Renzi

Sara Dellabella

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Maria Elena Boschi non si dimetterà e si ricandiderà alle prossime elezioni politiche. Questi sono le uniche certezze nella tempesta che si è abbattuta nuovamente sulla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio.  

Il caso Banca Etruria è tornato prepotentemente all’attenzione della cronaca e probabilmente se il papà Boschi non fosse stato nel cda della banca, al dissesto di questo istituto di provincia i giornali avrebbero dedicato appena mezza pagina. Ma a pochi giorni dallo scioglimento delle Camere, attaccare la Boschi è come attaccare Matteo Renzi e nonostante nelle accuse mosse alla sottosegretaria non ci sia nulla di penalmente rilevante, sull’opportunità politica dei suoi incontri e / o interessamenti si sta costruendo buona parte della prossima campagna elettorale.

 

Se Boschi fa rima con Renzi

Perché se la commissione d'inchiesta nata per indagare sulle cause dei dissesti bancari, a partire dalle banche venete, si è trasformata in un Vietnam, neanche il fuoco amico ha perso l’occasione di lanciare qualche petardo nella mischia per indebolire la leadership di Renzi alla guida del Nazareno. Ad oggi, sono molti a pensare che l’istituzione della commissione sia stata l'ennesimo passo falso del segretario troppo intento a inseguire i grillini per non valutare accuratamente le avvisaglie dei mesi scorsi, che già avevano costretto il Ministro Boschi a riferire in parlamento sul suo presunto interessamento nella crisi di banca Etruria.

I sondaggi che danno il Pd ai minimi storici e l’attacco al Ministro renziano più in vista hanno offerto in queste ore un assist a chi da tempo sta cercando di imprimere un cambio di passo al partito.

Cosicché uno dei primi ad ipotizzare l’opportunità di una non ricandidatura della Boschi è stato il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, mentre l’altro pezzo della minoranza guidata da Michele Emiliano ha preferito non esprimersi. I due, che hanno corso per la segreteria, da tempo sono in contatto per organizzare un fronte compatto contro la gestione del segretario che in questi anni non solo ha portato alla scissione del partito, ma ha perso tutte le “battaglie” con un conseguente crollo dei consensi a livello elettorale.

Gianni Cuperlo invece senza cadere nella polemica odierna, si è smarcato dicendo che probabilmente al momento della formazione del governo Gentiloni, sarebbe stato opportuno un passo indietro della Boschi. Neppure dai membri del governo è arrivata la solidarietà. Emblematico il silenzio delle ministre di fronte al “cosciometro” de Il Fatto Quotidiano, una vignetta dal sapore sessista dedicata alla lunghezza delle gonne della Sottosegretaria.

Il Giglio sempre più piccolo

Il cerchio magico di Renzi si fa sempre più stretto e non conta più neppure sull’appoggio del Ministro dell’Economia Padoan che ieri con le sue dichiarazioni alla commissione banche ha segnato la sua distanza, anche politica, dal giglio magico. Mentre un chiaro sostegno alla Sottosegretaria è arrivato dal premier Paolo Gentiloni che ritiene il caso chiuso e sostiene la ricandidatura della Boschi, che si allontana sempre più dalla Toscana e emigra verso il più defilato Trentino Alto Adige.

Ma la Sottosegretaria rimane uno dei pezzi forti su cui può contare Matteo Renzi e che in questi anni di governo ha gestito i dossier più caldi della legislatura portando a casa provvedimenti importanti come le unioni civili e le norme per la tutela delle donne vittime di violenza. È stato grazie a lei che Renzi ha mantenuto una regia anche una volta uscito da palazzo Chigi, per cui secondo lo schema già utilizzato più volte, gli amici si difendono. Per cui, l'ordine è quello di resistere fino a Natale, quando una volta chiusa la legislatura ed esaurito il lavoro della commissione banche, forse la bufera si sarà placata. 

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