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Perché lo ius soli non verrà votato dal Senato

Per il governo è priorità assoluta l'approvazione dell'aggiornamento al Def. E non vuole rischiare per i malumori di Ap sulla legge di cittadinanza

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Luigi Gavazzi

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Martedì 12 settembre, Luigi Zanda, presidente dei senatori del Pd ha detto che nel calendario dei lavori del Senato di settembre non è stato inserito il disegno di legge sullo ius soli (che sono poi le nuove norme sulla cittadinanza, Dl già approvato dalla Camera), perché non ci sono i voti per approvarlo.

Anche se i giornali mercoledì 13 settembre danno molto risalto alla faccenda, la situazione era da giorni prevista dagli osservatori più attenti.
Zanda ha detto che "Le leggi per essere approvate hanno bisogno di una maggioranza, in questo momento la maggioranza non c'è".

Perché non ci sono i numeri per lo ius soli al Senato?

Il motivo di questa scelta del Pd, sfrondata dai commenti più o meno ideologici-politici delle varie e differenti opposizioni, è una sola: l'obiettivo di Gentiloni, condiviso con il presidente della Repubblica, Mattarella, è approvare la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.

Priorità assoluta la nota di aggiornamento del Def

In sostanza è il "documento con la quale si rivedono le previsioni economiche e di finanza pubblica contenute nel Def presentato nel mese di aprile, al fine di adeguare il quadro previsionale finanziario per l'anno in corso e per quelli successivi, ai mutamenti nel frattempo intervenuti negli andamenti economici" (cfr. Infoparlamento.it).

Quello di quest'anno dovrà essere presentato dal governo alle Camere entro il 27 settembre e chiederà al Parlamento di autorizzare lo scostamento dall'obiettivo di medio termine del rapporto deficit-Pil. La richiesta viene accompagnata da una relazione che deve essere approvata a maggioranza assoluta.

Ottenere questo voto favorevole è priorità assoluta per Gentiloni, con esso, come si dice in gergo: blinderà la manovra economica. E, soprattutto al Senato, il governo ha una maggioranza di pochi voti. A palazzo Madama ne servono 161. Gentiloni ricorda che negli ultimi tre voti di fiducia al Senato il governo l'ha spuntata stando però sempre sotto quota 161.
Al governo serve dunque una maggioranza al completo e compatta, per non rischiare di cadere su un passaggio cruciale per il governo ma anche per l'economia del paese.

Quindi una maggioranza nella quale Ap, sia convinta del voto e non ci sia qualcuno che, per ostilità allo Ius soli, decida di nascondere il proprio voto sull'aggiornamento al Def.

Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Ap ha prontamente elogiato la scelta di Zanda e del governo, sottolineandone il "senso di responsabilità".

Resta da vedere se in calendario al Senato lo ius soli ci arriverà dopo il voto sulla nota di aggiornamento. Mercoledì mattina, La Repubblica scriveva di un possibile accordo scambio fra il Pd e Alfano/Ap.

I centristi concederebbero il loro voto sullo ius soli dopo che il Pd ha concesso il lavoro di Minniti sul controllo dell'immigrazione; dopo l'inserimento nella manovra di alcune misure a favore della famiglia, care ai centristi e al loro (presunto) elettorato; e dopo che il partito di Renzi ha accettato le richieste degli alfaniani sulla legge elettorale (premio alla coalizione). Vedremo.

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