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Pensione e vitalizi dei parlamentari: come funzionano

Il meccanismo di calcolo, le differenze e in cosa consiste il contributo di solidarietà approvato ieri e contestato dal M5S

vitalizi

Seduta sospesa nell'Aula della Camera dove deputati del M5S durante il question time in diretta televisiva (rispondeva il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti) hanno esposto cartelli sotto il banco della presidenza ed a quelli del governo con la scritta "#si tengono il privilegio" a proposito dei vitalizi. – Credits: ANSA/TWITTER SABRINA RIDOLFI WEB

“Vergogna, vergogna”. Quando l'ufficio di presidenza della Camera ha dato il via libera alla proposta avanzata dal Partito democratico che prevede un contributo di solidarietà per tre anni da parte degli ex deputati che godono ancora del vitalizio, dentro e fuori Montecitorio (con tanto di tentata irruzione nell'ufficio della presidente Laura Boldrini) è esplosa la bagarre. Ad aizzarla gli eletti del Movimento 5 Stelle, guidati da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, che hanno tuonato contro la conservazione, a loro dire, di un intollerabile privilegio. Ma il vitalizio esiste ancora oppure no?

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Quando è stato abolito
La risposta è dipende. I vitalizi sono stati aboliti nel 2012 e sostituiti dalla cosiddetta “pensione da parlamentare” basata sul sistema di calcolo contributivo e non più retributivo. Ovviamente questo vale per gli eletti dal 2013 in poi.

Gli ex deputati e chi era in carica già nel 2012 in effetti ne godono ancora. Le condizioni per accedere alla pensione da parlamentare sono essenzialmente due: aver raggiunto i 65 anni di età ed essere rimasti in carica per almeno 5 anni. Ogni anno in più di mandato rispetto ai 5 obbligatori, permette di andare in pensione un anno prima fino al minimo inderogabile di 60 anni. Il limite dei 65 anni anni era stato già fissato dalla riforma del 1997. Mentre con quella del 2007 fu raddoppiato il periodo minimo di mandato da 2 anni e 6 mesi a 5 anni e ridotto l'importo dell'assegno.

La pensione da parlamentare per i “nuovi” eletti
Un parlamentare eletto nel 2013 versa ogni mese l'8,8% della propria indennità lorda pari a circa 920 euro. Se la legislatura dura almeno 4 anni e 6 mesi, al raggiungimento del 65esimo anno di età il parlamentare percepirà una pensione tra i 900 e i 970 euro al mese (a 60 anni se è rimasto in carica per due legislature intere). Se il parlamentare era al suo primo mandato e la legislatura si interrompe prima di 4 anni e 6 mesi, i soldi destinati alla pensione versati fino allo scioglimento delle Camere vengono accantonati e solo se rieletto tornerebbero nel conteggio. Se invece l'ex parlamentare non venisse mai più rieletto li vedrebbe sfumare per sempre.

Chi ha ancora i vecchi vitalizi
Per aver diritto al trattamento pensionistico i parlamentari in carica nel 2012 dovranno aver raggiunto i 65 anni di età ed aver svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni.

Per quanto riguarda l'importo, esso è dato dalla somma della quota di assegno vitalizio definitivamente maturato al 31 dicembre 2011 e della quota di pensione riferita agli anni di mandato parlamentare esercitato dal 2012 in poi. Il pagamento viene sospeso se l'ex deputato o senatore assume una nuova carica elettiva o se nominato nel governo nazionale, assessore regionale o "titolare di incarico istituzionale per il quale la Costituzione o altra legge costituzionale prevede l'incompatibilità con il mandato parlamentare". Non ne hanno diritto ex senatori condannati in via definitiva per reati di particolare gravità.

Contributo di solidarietà: come funziona
La proposta avanzata dal Pd a firma Marina Sereni e che l'ufficio di presidenza della Camera ha approvato riguarda gli ex deputati già titolari di vitalizio prima della riforma del 2012. Il contributo sarà versato per tre anni e secondo i calcoli dovrebbe consentire un risparmio, fin da subito, di 2,5 milioni di euro all'anno. Dal 1 maggio chi percepisce da 70mila a 80mila euro cederà il 10%, da 80mila a 90mila il 20%, da 90mila a 100mila il 30% chi va sta oltre i 100mila sarà costretto a rinunciare al 40%.

In ufficio di presidenza tutti hanno approvato la proposta a eccezione del M5S. Quella invece avanzata dai grillini, di abolizione totale dei vitalizi futuri, è stata bocciata pur ottenendo i voti di Lega e Fratelli d'Italia. E' stato inoltre dichiarato inammissibile un emendamento sempre a firma 5Stelle che riprendeva la proposta del piddino Matteo Richetti che prevedeva il ricalcolo di tutti i vitalizi con il sistema contribuitivo.

La proposta M5S
Il Movimento 5 Stelle aveva presentato una proposta mirata invece a equiparare in futuro il regime previdenziale di deputati e senatori con quello dei lavoratori pubblici e privati fissato dalla riforma Fornero

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La critica avanzata dai pentastellati si fonda sulla considerazione che anche se ridotte rispetto a quelle erogate in passato, le pensioni dei parlamentari restino ancora eccessivamente più alte rispetto a quelle di ogni altro lavoratore costretto ad andare in pensione anche più tardi: 66 anni e 7 mesi contro i 65 di un ex onorevole (60 se ha svolto almeno due mandati).

Per quanto riguarda gli importi si fa notare che mentre il 65% delle pensioni erogate in Italia non arriva agli 800 euro, gli ex parlamentari si mettono in tasca assegni ben più consistenti e con molti anni di lavoro in meno. Con sole due legislature all'attivo (10 anni in tutto), a 60 anni, un eletto nel 2013 arriverebbe a percepire una pensione (solo come parlamentare, quella che i grillini chiamano vitalizio) di 1500 euro al mese.

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