Politica

Così il Pd diviso affronta l'ultima provocazione del M5S

#senzadime: sui social network va in onda l'ultima scissione del PD. Una logica ingiustificata e suicida

martina-renzi

Sara Dellabella

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Hanno la capacità di dividersi al tempo della luce. È bastata una timida apertura del segretario Maurizio Martina dopo il colloquio con il presidente della Camera, Roberto Fico, perchè i renziani di ferro prendessero subito le distanze con un hashtag #senzadime.

Un'ingiustificata presa di posizione visto che il segretario reggente aveva comunque rimandato ogni decisione alla Direzione che si sarebbe dovuta riunire nelle prossime ore.

Martina peso piuma

Ma l'imperativo di Matteo Renzi vale più di ogni discussione interna e ora come mai è evidente il peso piuma di Martina dentro il partito e la regia occulta dell'ex premier che è tutt'altro che all'angolo, come vorrebbe far credere. Nel Pd comanda Renzi, tutto il resto è solo contorno, illusione, orpello democratico.

Martina è rimasto impalato proprio nel momento in cui ha provato ad esercitare il ruolo di segretario, assumendo delle decisioni e parlando a nome del partito. Ma la reazione, a tratti violenta, della truppa renziana segna in maniera irreversibile l'apertura del congresso.

Se l'ex ministro dell'agricoltura ha provato a tendere la mano al Movimento 5 stelle a patto che ci si confrontasse sui temi e il programma del PD e che Di Maio chiudesse in maniera definitiva alla Lega Nord, una parte di quella stessa delegazione, tra cui Andrea Marcucci aveva ben chiaro che per una parte dei dem si trattava solo di chiacchiere.

Intanto il Pd continua a perdere consensi

La logica seguita dai democratici in queste ore è suicida. Il partito non riesce né a fare quello scatto di reni che potrebbe riportarlo a vecchi splendori, né a chiudere qui un'esperienza che continua a perdere acqua da tutte le parti. Neppure dopo l'imbarazzante 9% raccolto alle regionali molisane.

Dal 4 marzo il Pd non è stato capace di avviare l'analisi della sconfitta da più parti richiesta, solo qualche riunione di sezione ma le cui riflessioni non sembrano aver inciso minimamente sugli atteggiamenti dei leader nazionali e così si continua a fare come se gli iscritti non esistessero o peggio li si usa solo per qualche selfie buono da postare sui social network.

Tra un Maurizio Martina stretto tra un “vorrei ma non posso” e una truppa di fedelissimi renziani pronti a impalare chiunque si metta contro il verbo di Matteo, il Pd rimane fermo. Incapace di prendere qualunque tipo di decisione. 

Intanto, la direzione dovrebbe essere chiamata a riunirsi presto, visto che giovedì scade il mandato di Fico per le consultazioni e una convocazione, oltre tale data, sarebbe una vittoria a tavolino dei renziani.
Le minoranze sono da sempre favorevoli all'apertura ad un governo con i grillini in presenza di condizioni certe sull'accordo, ma è chiaro che questo si trasformerebbe in un altro pretesto per avviare la scissione dentro il Pd e plasmare intorno a Matteo Renzi un partito leaderistico alla Macron.

Basta un pretesto e questa offerta da Martina è un'ottima scusa.

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