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Politica

Italicum: le proposte della minoranza Pd e le (possibili?) aperture di Renzi

In attesa del giudizio della Consulta, si accende il dibattito nel partito del premier. Che apre a un confronto che è però sempre più scontro

Non ancora utilizzato (è infatti entrato in vigore il 1° luglio 2016), l'Italicum rischia il prossimo 4 ottobre di essere bocciato dalla Consulta, chiamata a pronunciarsi il prossimo 4 ottobre rispetto a sei ricorsi presentati dal Coordinamento democrazia costituzionale. E nell'attesa è sempre di più al centro di una fortissima polemica all'interno del Pd: perché se è vero che Matteo Renzi, chiudendo la Festa nazionale dell'Unità a Catania, ha confermato piena disponibilità a parlare di modifiche alla legge elettorale ("Fate le vostre proposte, noi faremo la nostra"), è altrettanto vero che la minoranza Dem ritiene che "la rottura sia sempre di più un rischio concreto", con risvolti incandescenti sulla battaglia interna per il futuro referendum costituzionale.

Come funziona l'Italicum (se non sarà bocciato)
In attesa come scritto sopra del giudizio della Consulta, l'Italicum è un sistema proporzionale che prevede uno sbarramento al 3% e l'assegnazione di un premio di maggioranza (340 seggi su 630) alla lista che supera il 40%.

Italicum: come cambia la legge elettorale


In caso contrario (se cioè nessuno supera il 40%), si svolge un secondo turno tra i due partiti più votati, che assegna il premio di maggioranza. Ulteriore, importante dettaglio: nei 100 collegi in cui si vota il capolista è bloccato, mentre per gli altri candidati valgono le preferenze.

I possibili compromessi secondo i renziani
Quali modifiche potrebbe considerare il premier Renzi rispetto a quanto sopra? Tra le proposte avanzate in passato dai suoi fedelissimi, c'è ad esempio quella di Dario Parrini che suggerisce di rispolverare e correggere la vecchia legge elettorale per le Province, che manterrebbe il ballottaggio e il premio di maggioranza alla lista, considerati da Renzi due princìpi-cardine dell'Italicum. Il Provincellum, di impianto proporzionale, sostituisce però il collegio uninominale alle preferenze: ogni partito ha quindi un solo candidato in ogni collegio e se nessuno raggiunge una certa soglia (ipotizzata al 40% o 50%), si decide il vincitore al ballottaggio.

Sempre tra i renziani c'è anche chi non sarebbe contrario al ritorno - con qualche correzione - al Mattarellum, la legge elettorale che fu archiviata dal Porcellum: si trattava di un sistema maggioritario a turno unico per l'assegnazione del 75% dei seggi; mentre per il restante 25% imponeva un proporzionale con liste bloccate.

Le proposte della minoranza Dem
All'interno della sempre più agguerrita minoranza Pd, c'è chi replica a Renzi senza molti giri di parole: "Ci ha chiesto di fare una proposta, ma noi una proposta l'abbiamo già fatta". Ed è quella - denominata Mattarellum 2.0 - che vuole l'elezione di 475 deputati in collegi uninominali a turno unico, mentre altri 143 seggi vengono così assegnati: 90 come "premio di governabilità" alla prima lista o coalizione, con un limite totale di 350 deputati; 30 alla seconda lista o coalizione; 23 divisi tra i partiti che superano il 2% e hanno meno di 20 eletti.

La riforma costituzionale in dieci punti


Un'altra proposta è poi quella dei Giovani turchi, guidati dal presidente del Pd Matteo Orfini, che avanza l'ipotesi di un sistema elettorale sul modello greco, ovvero con turno unico e un premio di maggioranza al primo partito (che in Grecia è del 15% e assegna 50 deputati su 350). Con il tavolo delle trattative che comunque abbonda di idee più o meno percorribili...

La posizione del centrodestra
Se all'interno del Pd il dibattito si fa sempre più intenso, sul fronte dell'opposizione si registra invece una diversa attenzione al problema: "Trovo francamente assurda l'idea di mettersi attorno a un tavolo oggi per modificare una legge elettorale, appare tanto come un voto di scambio", ha ad esempio affermato al Tg5 Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria e consigliere politico di Silvio Berlusconi. "Votiamo per il referendum, che è l'altra gamba di queste riforme, e poi pensiamo alla legge elettorale. Semmai il governo si occupi di anticipare la data del voto per il referendum: oggi si pensa di far votare l'Italia al 5 di dicembre, ultimo giorno utile, e mi sembra un'assurdità. Prima il voto per il referendum, e mi auguro che le riforme vengano bocciate, poi la legge elettorale: non il contrario!".

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