Pd e liste: parla Vladimiro Crisafulli

"Ora dicono che sono impresentabile. Però i miei voti Bersani li ha sempre voluti per sé" dice il "barone rosso" di Enna

Credits: Paola Onofri /Imagoeconomica

Antonio Rossitto

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Come sempre, «il barone rosso» è nel suo dominio, a vegliare sulla provincia più a sinistra dell’isola. Seduto nel suo ufficio a Enna bassa, avvolto in una nuvola di fumo, il senatore Vladimiro Crisafulli, per tutti «Mirello», medita scaltre strategie e strabilianti vendette. Diventato emblema degli «impresentabili», è stato braccato dai giornali per colpa di un incontro con un boss («L’ho mandato a quel paese») e di un rinvio a giudizio per avere fatto pavimentare, a spese della provincia, una strada che porta alla sua villa («I politici devono vivere senza fognature e illuminazione?»). Alla fine, venerdì 18 gennaio, il Pd l’ha escluso dalle liste, nonostante 6.348 voti raccolti alle primarie. «Hanno sposato la campagna del Fatto quotidiano» dice il senatore. «Adesso vanno di moda populismo e antipolitica».

Chi le ha dato la funesta notizia?
Luigi Berlinguer, che guida la commissione di garanzia, mi ha chiamato a cose fatte: «Abbiamo deciso di non ricandidarti. Ti vuoi ritirare?». Otto minuti dopo la notizia era sulle agenzie.

Hanno fregato Crisafulli...
È stata la parte peggiore: nemmeno il coraggio delle loro azioni. Se m’avessero chiesto «ci aiuti a toglierci dall’impaccio?», magari non avrei capito, però mi sarei messo a disposizione. Come ho fatto altre volte. Invece qualcuno ha voluto trasformare questa storia in uno spot pubblicitario.

Quindi nessuna telefonata, né dal segretario Pier Luigi Bersani né dai suoi.
Doveva farlo lui. Quando lo scorso ottobre è arrivato a Enna a prendere voti per le elezioni regionali, è venuto lui o ha mandato qualcuno? Era sul palco accanto a me: l’ho presentato io ai cittadini.

Avevate parlato della sua ricandidatura?
Non mi ha posto il problema, quindi devo dedurre che non esisteva. Siamo stati perfino a cena assieme: neppure un accenno. Un mese dopo, in novembre, ci sono state le primarie.

E anche in quel caso Crisafulli non si è tirato indietro...
Per capirci: noi in Sicilia siamo quelli doc, bersaniani al 100 per cento. Ora non vorrei scoprire che per qualcuno i voti raccolti qui a Enna prima profumavano e ora puzzano. Al signor Bersani, preoccupato di perdere consensi con la mia candidatura, lo vorrei chiarire: i nostri voti sono andati a lui.

Quanti?
Decine di migliaia, tra le province di Enna, Caltanissetta, Agrigento: il 30 per cento delle preferenze finite al segretario.

Tradimento fu.
E io che l’ho perfino invitato il 26 gennaio a Enna, per l’apertura della campagna elettorale…

Nessuna pietà e nessuna solidarietà.
Qualcuno ha chiamato: Luciano Violante l’ho trovato amareggiato e dispiaciuto. Dice che mi vuole incontrare. Anche Massimo D’Alema c’è rimasto male: s’era attivato molto per impedire la decisione, che è stata catastrofica per la storia del nostro partito.

Adesso cosa farà?
Si può fare politica senza un ruolo istituzionale.

D’Alema insegna.
Lui è un riferimento.

Anche lei, quindi, creerà una fondazione?
Stia tranquillo che a noi le fondazioni non mancano.

Sia concreto: cos’ha in mente?
Nonostante il comportamento della direzione del partito, farò votare il Pd. Ma, nel frattempo, criticherò duramente il suo smottamento giustizialista e populista, favorito da Bersani con un cinismo senza eguali.

Mirello Crisafulli darà filo da torcere.
Sono in battaglia, questa parentesi amara deve restare una parentesi. Chiamerò a raccolta quanti sono d’accordo con le mie posizioni, per evitare questa deriva giacobina. Abbiamo già tenuto una riunione e redatto un documento per stigmatizzare un comportamento che ha danneggiato il Pd siciliano.

Una corrente antigiacobina?
Da noi non si chiamano correnti, ma aree politiche: la sostanza, però, è la stessa.

Quanti sono i suoi irriducibili?
Quattro deputati a Palermo. E altrettanti a Roma, se le cose vanno come spero.

Tutti di area crisafulliana.
Loro la definiscono così. E io ne prendo atto.

E lei, senatore, a fare da grande vecchio.
Bella definizione: ancora non c’avevo pensato. Sì esatto, il grande vecchio.

Inverosimile per uno che si vantava di vincere «con il proporzionale, il maggioritario e pure con il sorteggio».
Non sono candidato, ne devo prendere atto. Ora il mio compito è raddrizzare una tendenza che sta facendo deviare malamente il partito.

«Il mio concetto di legalità è più elastico del tuo» disse una volta a Francesco Forgione, ex deputato di Rifondazione comunista.
Stavamo parlando di abusivismo. Non c’entra niente con le vicende giudiziarie che mi hanno riguardato. E poi li ha visti i sondaggi? Il Pd senza di me doveva crescere. Invece è calato.

Senza Mirello non si va da nessuna parte...
Non dico questo. Ma erano convinti di una cosa e l’effetto è stato contrario.

Confessi, senatore: che risarcimento le hanno offerto?
Mi conoscono, sanno che li avrei mandati a quel paese di gran carriera. E poi devono risarcire il territorio, non me.

Nemmeno una poltroncina?
Non cerco compensazioni. Voglio solo che chi mi ha escluso capisca il danno fatto.

E se non lo capisce?
Glielo faremo capire.

Si riferisce a Bersani?
A lui, alla direzione, ai dirigenti.

Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia e ora candidato con i democratici, dopo la sua esclusione dalle liste sente «profumo di aria nuova».
Le nostre liste sono sempre state profumate. Mi auguro che le dichiarazioni di Grasso non siano vere, sarebbero offensive per l’intelligenza degli elettori della provincia di Enna.

Resterà nel partito, allora?
Chi pensa che tolga il disturbo se lo può levare dalla testa. Vantaggi non ne do a nessuno. Ho già comprato un camion di bicarbonato per i nemici. Non mi arrendo, io.

Mirello Crisafulli morirà nel Pd.
Fra qualche tempo, però.

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