Il Pd ha paura della rimonta del Cavaliere?

La parola d'ordine nei circoli democratici è "zero". Ma a sentire quelli di Sel... Lo speciale elezioni 2013

Silvio Berlusconi (credits: Ettore Ferrari/Ansa)

Claudia Daconto

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Nessuno lo sottovaluta ma in pochi sono disposti ad ammettere di temerlo sul serio. Dal leader nazionale fino ai segretari dei circoli territoriali, nel Pd la rimonta nei sondaggi da parte del Cavaliere viene interpretata come una fisiologica riconquista di una parte del suo elettorato deluso e di una percentuale di indecisi. Niente di più. Pier Luigi Bersani oggi l'ha detto: “Non sento il fiato sul collo”. Eppure, se il vantaggio sugli avversari dovesse assottigliarsi ancora e il centrodestra, galvanizzato dalle ultime promesse di Silvio Berlusconi di cancellare l'Imu e restituire l'importo già versato, di fare il condono fiscale e abbassare le tasse, guadagnasse ulteriori punti, allora la possibilità di una vittoria piena alla Camera e al Senato sfumerebbe definitivamente. E se in casa Pd l'ipotesi viene appena presa in considerazione e, almeno all'apparenza, l'umore resta alto, dalle parti dei militanti di Sel, già insofferenti al massimo di essere coalizzati con un partito che intende allearsi con Mario Monti, si racconta un'altra verità: "Si stanno tutti ca...sotto".

Tra Vendola e Bersani c'è un normale gioco delle parti – spiega Gabriele, segretario di un circolo Pd romano –  anche loro devono fare campagna elettorale e non possono dire ai propri elettori che si può fare l'accordo con Monti. Ma dipenderà tutto dal risultato elettorale: se i numeri per governare da soli non ci saranno è evidente che bisognerà interloquire con quelle forze che non gravitano nell'area de berlusconismo. Anche Vendola si renderà conto che il Monti con cui si cercherà un'intesa non è lo stesso che ha guidato l'esecutivo tecnico. E d'altra parte anche il professore sarà costretto a comprendere che non si può ricostruire il Paese senza i sindacati”.

Se poi questo accordo non si potrà fare, è il ragionamento, non sarà una tragedia tornare alle urne. “Hanno rivotato in Grecia, perché non dovremmo poterlo fare anche noi?”.

Già, ma tra i militanti quanta paura c'è davvero della rimonta di Berlusconi? Ufficialmente poca. Ufficiosamente moltissima. Quasi tutti argomentano che nonostante il bombardamento mediatico in atto da parte del capo del Pdl, la vittoria è certa. Anzi, più si avvicina la data delle elezioni è più aumenta la consapevolezza di farcela. “Questa volta – dice Renato, alla guida di un'altra sezione Pd della Capitale - gli italiani non gli crederanno”, “il popolo italiano – aggiunge Gabriele – è più intelligente di quanto creda Berlusconi e non si berrà le sue fandonie”. Come fa a esserne così convinto? Perché la gente ha dimostrato di sapere quello che fa: ha punito il centrosinistra quando ha passato il tempo a litigare invece che governare, e punirà il centrodestra per la rovina in cui ha gettato l'Italia.

No, non ci credo alla vittoria di Berlusconi – dichiara un altro elettore del Pd – per carità, è un grande campione, ma al massimo si riprenderà qualcuno dei suoi tra i delusi e gli indecisi, non toglierà voti ad altre formazioni, tanto meno al Pd”.

L'impressione generale è, insomma, che la gente abbia già deciso per chi votare e che al massimo i disgustati dalla politica si divideranno tra Grillo e Ingroia.

I giochi sono già fatti, non si sta spostando nulla. Quello che doveva succedere è successo con le primarie nazionali. Berlusconi vuole solo perdere bene, con una pattuglia parlamentare più nutrita di quanto poteva essere con Alfano candidato premier. Ecco, con Angelino si sarebbero fermati al massimo al 20%, adesso possono aspirare a qualcosa di più”.

Anche la fiducia in Bersani sembra non essere stata ancora scalfita dalla perdita di qualche punto. La sua campagna elettorale è giudicata efficace. Molto apprezzato il fatto che il segretario non racconti bugie “in cui nessuno è più disposto a credere”. Se c'è qualcuno che dovrebbe alzare un po' i toni, spargere pepe e rispondere agli attacchi, quella persona non deve essere il candidato premier, che anzi fa bene a mantenere un basso profilo, ma al massimo chi gli sta intorno.

Così per quanto riguarda il Pd. E in casa Sel? Qui il clima è molto diverso. Chi in questi anni ha stracciato la tessera dei democratici per accasarsi con il governatore della Puglia, non nasconde le apprensioni di queste ore.

La verità è che nel Pd si stanno tutti cagando sotto perché sanno bene che contro un Berlusconi galvanizzato si può ancora perdere. Senza contare che il partito è spaccato: nei territori si ammazzano ancora tra ex Ds, soprattutto dalemiani, ed ex Margherita che a Roma, a parte il segretario, hanno ancora la maggioranza e muovono le truppe cammellate per remarsi contro uno con l'altro. Non è che non ci fidiamo più di Bersani, ma della situazione di conflitto all'interno del Pd anche e soprattuto a livello territoriale. A livello nazionale magari si vince pure ma certo non per governare”.

Anche perché la campagna elettorale sembra non decollare: va bene non accentuare troppo i toni da battaglia per non cadere nel solito ritornello dell'antiberlusconismo, “ma andrebbe messa un po' più di carne al fuoco”.

Che significa? “Significa – spiega una militante di Sel – che da Bersani e dal Pd non è ancora arrivata una proposta forte per l'Italia”.

E allora perché allearsi con un partito che farà un accordo con “l'odiato Monti” e alla fine sfrutterà l'alleato solo come una stampella? “Chiedetelo a Nichi. Noi pensiamo perché si è stancato di essere minoranza, di stare fuori dal Parlamento e perché cerca una poltrona. Vuole fare il vicepremier e il ministro della Cultura”.

Forti mal di pancia che tradotti in probabile perdita di consensi stanno facendo sprofondare Sel sotto il 4%. Una deriva che Vendola spera di arginare giurando che in caso di alleanza con il centro di Monti, Casini e Montezemolo, il suo partito abbandonerà la coalizione. Ma in quanti ci credono?

Noi ci possiamo pure credere, ma intanto bisogna vedere che succede. Il recupero di Berlusconi è notevole e fa paura. Dopo l'uscita sull'Imu abbiamo sentito gente al bar dire che ha deciso di rivotarlo. Il rischio che possa davvero vincere lui esiste. Eccome se esiste...”.

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