Politica

La paura dei grillini: "Salvini ci prosciuga l'elettorato"

Il leader leghista ha dimostrato di poter egemonizzare l'azione del governo Conte. E di poter togliere al M5S i consensi a destra

Salvini e Conte

Augusto Minzolini

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Per ora, in queste prime settimane di vita, Matteo Salvini ha dimostrato di poter egemonizzare l'azione del governo Conte. Senza sforzo il leader leghista è riuscito a imporre la propria agenda, in un esecutivo che non sembra affollato di grandi personalità politiche: in quel consesso Salvini siè ritagliato il ruolo di maschio Alfa, relegando Luigi Di Maio a quello di comprimario e, mettendolo in difficoltà con la sua ala sinistra, quella di Roberto Fico e compagni, la più in sofferenza rispetto alle politiche leghiste.

Meglio il Viminale che il ministero del Lavoro

"I grillini si accorgeranno presto di chi è Matteo", promette il ministro dell'agricoltura Gian Marco Centinaio. Il motivo è semplice: dal Viminale Salvini può assumere politiche di forte impatto emotivo (immigrazione, legittima difesa) e poca spesa; i grillini, soprattutto Di Maio al ministero dello Sviluppo e del lavoro, si scontrano, invece, con la contraddizione che esiste tra il loro programma (a cominciare dal reddito di cittadinanza) e le compatibilità economiche del Paese.

Corrono il rischio, quindi, di indulgere su proclami non corroborati da fatti. Un limite che le ultime elezioni amministrative hanno già segnalato. La storia che i pentastellati siano penalizzati dalle elezioni regionali, infatti, regge fino a un certo punto: in tutto il mondo un governo appena insediato, e la sua maggioranza, vengono premiati dagli elettori nei cento giorni che seguono il suo insediamento (la cosiddetta luna di miele); in questo caso, invece, solo i voti leghisti si sono moltiplicati, mentre quelli grillini sono quasi evaporati.

La crisi del trasversalismo

"La verità" si è sfogato Nicola Morra, con alcuni compagni del movimento "è che Salvini ci sta togliendo consensi a destra, ma, fenomeno ancora più pericoloso, ci sta rendendo invisi anche all'elettorato di sinistra che eravamo riusciti a strappare al Pd".

Insomma, la politica connotata con forti contenuti di "destra" dal punto di vista sociale di stampo leghista, sta mettendo in crisi uno dei capisaldi del successo grillino, il trasversalismo. Questa peculiarità, considerata una volta una risorsa, sta diventando il tallone di Achille dei 5stelle. E, probabilmente, la mina più insidiosa sulla durata dell'esperienza gialloverde. Quella che rischia di far emergere le contraddizioni di un "contratto" di governo che su molti temi va in direzioni opposte. E, contemporaneamente, mette a nudo la fragilità dell'organizzazione del consenso grillina, tutta improntata sulla "rete", su internet, rispetto a quella leghista che unisce alla velocità del web, anche un radicamento sul territorio che affonda le sue radici nell'esperienza dei partiti del '900.

M5S senza alternative al governo Conte

Riusciranno Di Maio e compagni a resistere al meccanismo che rischia di logorarli e ingoiarli? Il limite vero dei grillini è che non hanno un'alternativa all'attuale equilibrio di governo: per loro o c'è il governo Conte, o ci sono nuove elezioni. Una strada ardua quest'ultima, specie se nei prossimi mesi una diminuzione del consenso (che siai sondaggi, sia le elezioni amministrative hanno cominciato a segnalare) si accompagnerà alla tradizionale ritrosia verso le urne di una base parlamentare che deve fare i conti, in buona parte, con la spada di Damocle del limite dei due mandati.

Questa condizione li rende più deboli nel confronto-scontro sulle politiche dentro il governo. Per una volta che riescono ad averla vinta (la delega delle tecomunicazioni), dieci volte debbono abbozzare. A differenza dei grillini, invece, Salvini ha due politiche, oltre alle elezioni: può continuerà nell'esperienza gialloverde finché lo pagherà sul piano elettorale; ma se, nel tempo, si dimostrasse infelice, il leader leghista potrebbe lavorare per un diverso quadro politico, in questa stessa legislatura, riproponendo la tradizionale alleanza di centrodestra, che le ultime elezioni amministrative hanno premiato. Che questa sia la sua carta la riserva, lo dimostra il modo con cui continua a corteggiare Giorgia Meloni, per mantenerla in un'orbita vicina alla maggioranza. E, nello stesso tempo, i segnali che i colonnelli leghisti lanciano verso Forza Italia.

"Ci dicono" racconta Enrico Costa, un azzurro che ha ottimi rapporti con i lumbard, "che l'alleanza con i grillini non andrà molto lontano e che, al momento opportuno, si potrà rimettere in piedi un governo di centrodestra, che potrà contare sull'appoggio di tanti parlamentari che, per paura di tornare alle urne, finiranno nel gruppo misto". Promesse da marinaio? 


(Articolo pubblicato sul n° 26 di Panorama in edicola dal 14 giugno 2018 con il titolo "E tra i grillini cresce la paura: 'Ci prosciuga l'elettorato'")

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