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La rimonta del PD che non ci sarà

L'inchiesta sul nuovo stadio della Roma dovrebbe essere l'occasione per rialzare al testa. Ma i tempi non sono ancora maturi

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Sara Dellabella

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Sarebbe potuta ripartire da Roma la riscossa del Partito Democratico, ma non sarà cosi.

L’inchiesta sul nuovo stadio della Roma, che nelle ultime ore ha travolto un pezzo dell’amministrazione Raggi, potrebbe costituire per il Pd l’occasione d’oro per riconquistare la fiducia dei romani dopo l’inchiesta di Mafia Capitale e la cacciata del sindaco Ignazio Marino.

Mafia capitale scotta ancora

Non è la prima inchiesta che coinvolge il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, ma se prima difendere la sua giunta era blindare la prima prova di potere del Movimento, oggi da difendere c’è anche il governo nazionale.

Tuttavia, oggi come allora, il Partito democratico non sembra pronto a sfruttare l’occasione offerta dalla magistratura per tentare la rimonta, forse ancora scottato dall'indagine Mondo di Mezzo che ha portato alla barra degli imputanti parecchi esponenti dem.

Evidentemente gli strascichi dell’inchiesta Mafia Capitale sono ancora pesanti nella città di Roma, dove Raggi si è presentata come elemento di rottura verso quella macchina amministrativa troppo dedita alla corruzione così come emergeva dalle intercettazioni e dalle 7mila pagine di informativa dei Ros dell’inchiesta. Poi lei stessa si è trovata al centro della bufera per quella chat "4 amici al bar" dove si scambiava messaggini con l'allora vicesindaco Daniele Frongia, l'ex capo della segreteria Salvatore Romeo e l'ex braccio destro Raffaele Marra, finito agli arresti il 16 dicembre 2016 con l'accusa di corruzione. Come a dire che il vento era cambiato, ma non troppo. 

Mattone e affari

Inoltre, dopo circa vent’anni di amministrazioni di centrosinistra nella città c’è chi teme che la magistratura concentri la propria attenzione sul capitolo dell'urbanistica di Roma e si metta a rovistare tra le carte degli ultimi anni, dove i sindaci sono sempre andati a braccetto con i palazzinari, utilissimi quando c'è da finanziare le campagne elettorali.

Dalle ultime notizie appare tra gli indagati anche il Presidente del Coni, Giovanni Malagò che però ha chiesto di essere sentito dai magistrati quanto prima per chiarire la propria posizione.

Ancora una volta, i magistrati restituiscono all’opinione pubblica l’immagine di una città governata da una commistione di interessi. Ma questa è una storia vecchia, già raccontata in un film di Francesco Rosi “Le mani sulla città”. Lì si narrava della speculazione edilizia a Napoli, ma a Roma non è mai andata diversamente.

Per questo quella sul nuovo stadio di Tor di Valle è un’inchiesta che fa tremare molto più di quello che sembra. E per questo nessuno si sognerà di disarcionare la Raggi, ora che a questa ennesima bega giudiziaria si associa anche un calo dei consensi a livello nazionale.

Il Pd aspetta

Detto tutto ciò non c’è da aspettarsi nulla dal Pd. Dopo un lungo periodo di commissariamento il partito romano è ancora alla ricerca di una propria identità e come se non bastasse alla crisi locale si è sommato il tracollo nazionale.

Quindi attualmente non c’è una squadra pronta a poter cavalcare questo ennesimo scivolone della Raggi e poter pensare di tornare alle urne in tempi brevi, per archiviare velocemente questa stagione grillina al Campidoglio. Piuttosto, si preferisce seguire la linea del nazionale: attendere che i grillini si logorino da soli con la propria inesperienza.

Il Pd attende, un po' per necessità, un po’ per virtù.

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