Claudia Daconto

-

C'è qualcosa che non torna nella storia del Papa che smentisce il sindaco di Roma. La notizia, al netto delle varie ricostruzioni dei fatti, è in sé clamorosa. Perché vero o falso che sia il racconto riportato dai giornali di un Ignazio Marino che si imbuca all'Incontro mondiale delle Famiglie con il Pontefice a Philadelphia, la reazione stizzita di Francesco sull'aereo che lo riportava nella Capitale tradisce, anche nel tono della voce, un'insofferenza più antica. Nelle parole del Papa non c'è sorpresa, dubbio e nemmeno indifferenza. C'è proprio fastidio. Quello che esplode quando non se ne può più di qualcuno e non si riesce a dissimulare oltre. Da dove deriva tanta antipatia?


LEGGI ANCHE: Marino negli Usa, assente ingiustificabile a Roma

Marino non ha mai smentito un'intervista a Il Messaggero in cui sosteneva che nel giugno scorso qualcuno gli avrebbe riferito che in Vaticano avrebbero avuto “piacere della mia presenza in tre appuntamenti del Santo Padre a Philadelphia, ma soprattutto all’incontro con le famiglie”. Sarà vero? Chi avrebbe riferito al sindaco di questo “piacere” nell'averlo presente agli appuntamenti del Papa? La nota diramata ieri dal Campidoglio fa pensare che si tratti di monsignor Vincenzo Paglia (“In vista dell’appuntamento dedicato alle famiglie, il sindaco aveva anche incontrato monsignor Vincenzo Paglia con il quale aveva anche discusso della sua presenza all’evento di Philadelphia”). Ma il Pontificio consiglio per la famiglia ha smentito categoricamente.

A questo punto il sindaco potrebbe essere più preciso: chi, se non Paglia, gli ha esplicitamente detto che la sua presenza sarebbe stata gradita (al Papa) “in tre appuntamenti del Santo Padre, ma soprattutto all'incontro con le famiglie”? Forse non sarà un gesto molto elegante, ma dopo essere stato delegittimato in mondovisione (“ho chiesto agli organizzatori e neppure loro lo hanno invitato”), tutto sommato ci sta. Di fatto il sindaco non ha mai detto di essere stato invitato direttamente dal Santo Padre. Ma in qualche modo, visto che quell'intervista a Il Messaggero non è mai stata smentita, gli è piaciuto crederci e, ancora di più, che ci credessero gli altri.

Almeno fino alla scomunica di Francesco. D'accordo, imbucarsi alle feste e poi raccontare in giro di aver contribuito addirittura a organizzarle, è un comportamento un tantino bizzarro. Ma che al massimo può suscitare pietà, non ira. Un peccatuccio da bambini che tre Ave Maria e un Padre Nostro bastavano. La punizione di Francesco appare invece sproporzionata alla colpa. Il Papa ha addirittura messo in dubbio la fede del sindaco: “Marino si professa cattolico”, che è diverso dal dire “Marino è cattolico”. Invece di sorvolare sulle domande dei giornalisti, gli ha puntato il dito contro. A poche settimane dall'apertura dell'Anno Santo, con tutti che gli danno addosso per qualunque cosa, lo ha esposto volutamente all'ennesima polemica come un Augello qualsiasi (Andrea Augello è il senatore Ncd che ha prodotto contro Marino il maggior numero di interrogazioni parlamentari ingaggiando una vera e propria battaglia contro la famosa Panda rossa del sindaco).

Gli ha dato fastidio qualcosa? Il registro delle unioni civili che il cardinal Vallini aveva definito (probabilmente per conto del Papa stesso rimasto in quell'occasione silente) "una forzatura giuridica frutto di miopia politica")? Le posizioni del sindaco sul “fine vita” e altri temi etici? Il fatto di sentirsi usato da chi non perde occasione per farsi trovare al suo fianco ostentando un rapporto speciale che, evidentemente, non è affatto corrisposto? Oppure il Campidoglio si è fatto avanti con la richiesta di un contributo da parte della Santa Sede per far fronte alle spese del Giubileo che il Papa ha avuto la bella idea (bellissima, per carità) di indire mentre a Roma non si sa come pagare i debiti arretrati e mandare avanti la città?

Già in passato, per la verità, da Oltretevere non erano state risparmiate critiche alla gestione della città. A inizio agosto L'Osservatore Romano aveva definito il blackout di Fiumicino “l'ultimo capitolo della lunga crisi che sta soffocando la città”. Lo staff del primo cittadino, come al solito, non gli fa un buon servizio suggerendogli di prendersela con i soliti pennivendoli mistificatori, che sarebbero i giornalisti, accusandoli di aver montato un caso ad arte. Piuttosto il sindaco dovrebbe sforzarsi di trovare risposte e soluzioni, di capire cosa c'è che non va nel suo rapporto con il Pontefice e con i romani. Perché l'impressione è che il papa gesuita non vedesse l'ora di dire quello che ha detto e che stesse aspettando solo che qualcuno gli facesse la domanda. Idem i romani, che per lamentarsi del sindaco non hanno nemmeno bisogno di essere interpellati. 

© Riproduzione Riservata

Commenti