Paolo Gentiloni, l'uomo che può unire

Sarà lui a dover ricompattare le troppe anime che compongono il centrosinistra, verso un nuovo Ulivo. E a lui si affiderà il presidente Mattarella per la transizione di Governo

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Il premier Paolo Gentiloni a Che Tempo che Fa - Milano, 6 maggio 2018 – Credits: ANSA/ MATTEO BAZZI

Carlo Puca

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Correva il 17 febbraio 2018. A circa due settimane dalle elezioni del 4 marzo, su un palco della "sua Bologna", Romano Prodi esaltava il lavoro di Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi. Non solo. Il Professore, padre nobile dei riformisti, arrivava di fatto a investire il premier della leadership futura del centrosinistra. Risultato: l’amplificazione delle gelosie di Matteo Renzi verso il premier.

La situazione è precipitata al punto che tra "Paolo" e "Matteo", legati da un patto di fratellanza, l’ostilità è diventata col tempo - oltre che politica - personale.  

Il ruolo di Gentiloni

Ma oggi non è più tempo di polemiche, non pubbliche almeno. Il Pd e l’intero centrosinistra vivono una crisi senza precedenti. La Direzione nazionale del partito del 3 maggio, dopo una vigilia da redde rationem, si è risolta con un accordo pacificatorio (e al ribasso) sulla figura del reggente Maurizio Martina. Tuttavia è chiaro che il compromesso è temporaneo.

"No Martina no party", sottolineavano i maggiorenti dem. Come a dire: "Se non avessimo trovato un’intesa sul nome di Maurizio il partito, già in coma, sarebbe definitivamente morto". Già, e per il futuro?

Ecco, a prescindere da chi sarà il prossimo segretario del Pd tra Graziano Delrio, Lorenzo Guerini e lo stesso Martina, un ruolo fondamentale lo avrà comunque Gentiloni. Non come leader di partito, bensì nel ruolo di unificatore delle e troppe anime e animucce che compongono il centrosinistra.

Il futuro PD sul modello dell'Ulivo

È evidente da subito, infatti, che alle prossime elezioni, quando ci saranno, il Partito democratico, Leu di Pietro Grasso e una lista centrista - composta dai vari postdemocristiani in cerca di una casa - intendono formare una coalizione sul modello dell’Ulivo prodiano.

E a fare da garante non potrà certo essere Renzi, un uomo troppo dividente. Lo ha capito persino Matteo, che per questo ha riallacciato rapporti forti con l’(ex?) amico Paolo, al momento l’unico collante spendibile per mettere assieme soggetti così diversi.      

D’altronde pure i sondaggi sono favorevoli a Gentiloni, il più gradito tra gli esponenti dem. Inoltre la sua figura, politica e personale, ha un forte richiamo evocativo rispetto alla stagione del prodismo. Infine il premier, seppur in uscita da Palazzo Chigi, è stimato da Sergio Mattarella, e avere il gradimento di un capo dello Stato fa sempre bene. "Preferirei non proseguire ma se me lo chiede Mattarella...". Così ha risposto infatti Gentiloni in un'intervista a "Che tempo che fa" esprimendo tutte le sue perplessità sulla decisione di non dialogare con M5S. Andare al tavolo, ha detto, avrebbe messo a nudo le "contraddizioni" dei Cinque stelle.

Gli elettori

Tuttavia resta da convincere gli elettori. E l’Ulivo è ormai vecchio di 22 anni, pare archeologia, i ragazzi faticano pure a ricordarsi della sua esistenza. Forse per risollevare il centrosinistra bisognerebbe trovare qualcosa di nuovo. Il vecchio è stato sconfitto dalla Storia.

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