Di chi sono gli 8 punti? Di Grillo o di Bersani?

Tutte già presenti nel programma elettorale le proposte Pd per allettare i grillini - gli 8 punti di Bersani -

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (Credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Claudia Daconto

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Nessuna novità, pochissime concessioni a Beppe Grillo. Gli 8 punti su cui ieri il segretario Pd Pier Luigi Bersani ha incassato la fiducia della direzione nazionale del partito - e con cui si presenterà in Parlamento per chiedere soprattutto ai grillini il via libera a un governo di minoranza - non costituiscono affatto un altro programma rispetto a quello elettorale. Semmai uno sforzo di sintesi da un punto di vista formale e di maggiore radicalità da quello sostanziale.

Come a dire che forse bastava rendere più leggibili le proposte programmatiche, sintetizzare, tagliare, puntare su alcuni temi forti, usare meno metafore e forse qualche slogan in più e probabilmente oggi il Pd non sarebbe stato costretto a dover elemosinare l'appoggio esterno dei grillini per sopravvivere abbastanza a lungo da fare alcune riforme necessarie per il Paese e quelle invocate dai cittadini prima di tornare al voto nel giro di pochi mesi.

Al primo punto, per esempio, si parla di Imu. Grillo la vuole cancellare, Bersani ne propone la revisione e redistribuzione. Esattamente come nel programma elettorale in cui era prevista l'esenzione sulla prima casa per chi paga 400-500 euro di imposta e l'aumento per gli immobili con valore catastale superiore a 1,5 milioni di euro.

Tra le “misure urgenti” su sociale e lavoro, può apparire come una grande concessione a Grillo l'introduzione del salario minimo garantito per chi non ha copertura contrattuale, mentre già era messo nero su bianco al punto c del capitolo “Sviluppo, lavoro, welfare: le proposte del Pd per il diritto unico del lavoro”, dove si parlava di “introduzione di un salario o compenso minimo, determinato in riferimento agli accordi tra le parti sociali, per i lavoratori e le lavoratrici escluse dai contratti collettivi nazionali di lavoro, per i contratti a progetto, stage”.

C'era prima e c'è anche dopo il pagamento in breve tempo dei debiti della Pubblica Amministrazione con le aziende; la diminuzione del costo del lavoro stabile per favorirlo rispetto al lavoro precario e un piano di medie e piccole opere (a cominciare da scuole e strutture sanitarie) e di poche grandi opere strategiche.

Alla banda larga era poi già dedicato addirittura un intero capitolo: “L'Italia giusta sceglie il digitale” dove c'era scritto che “l'economia digitale è l'asse su cui ruota oggi lo sviluppo economico, un asse fondamentale per la crescita di un Paese”.

Appare invece solo tra parentesi un tema molto caro ai grillini: Equitalia. Ma niente abolizione, semmai una timida “rivisitazione delle procedure”.

Numero parlamentari: Grillo ne invoca il dimezzamento, Bersani, che nel programma parlava di riduzione, lo concede. Come anche il taglio degli stipendi (già previsto), la cancellazione delle province (non prevista) e la riforma della della legge elettorale (già prevista). A proposito, invece, di finanziamento pubblico ai partiti, per Grillo va eliminato, per Bersani solo ridotto.

Al quarto punto c'è la “giustizia”. La legge sulla corruzione era già prevista, come anche anche quelle sul riciclaggio, falso in bilancio, voto di scambio e frodi fiscali.

Per non parlare del conflitto d'interessi.

Confermato anche l'impegno sul fronte della green economy, un altro dei cavalli di battaglia a 5 Stelle. Fanno il loro debutto le “smart grid”,  tutto il resto - ristrutturazioni edilizie a fini di efficienza energetica, recupero delle aree dismesse e degradate, lotta al consumo del suolo, piano bonifiche, ottimizzazione del ciclo rifiuti – c'era già.

Sui diritti, il Pd aveva fin da subito fatto dell'acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri una sua bandiera; così come del riconoscimento di coppie omosessuali.

Infine, su Istruzione e ricerca, c'erano e ci sono il contrasto all'abbandono scolastico e il potenziamento del diritto allo studio con risorse nazionali e comunitarie, l'adeguamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche nel programma per le piccole opere e la stabilizzazione dei precari.

Fuori dagli 8 punti restano invece, alcune delle altre priorità di Grillo ossia la cancellazione la Tav e del progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina, il taglio delle spese militari (in particolare degli F35), la difesa dell'acqua pubblica (comunque presente nel programma elettorale). Non si parla poi di “politometro”, di tetto di due mandati per i politici, di abolizione del quorum nei referendum né tantomeno di partecipazione via web dei cittadini ai lavori del Parlamento.

Ma intanto già ieri la direzione nazionale è stata trasmessa in diretta streaming e se Grillo insisterà per tappezzare le pareti di Camera e Senato di web cam, è probabile che anche gli eletti Pd finiscano per mettersi in posa senza tante proteste.

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