Onorevoli vitalizi. Rottamati d’oro

Forse dovranno lasciare Camera e Senato alla fine del terzo mandato. Con quale liquidazione e assegno previdenziale?

Parlamento

Laura Maragnani

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C’è chi ha detto basta dopo sei legislature, come Walter Veltroni. O dopo 26 anni senza una sola pausa, come Massimo D’Alema. Via Anna Finocchiaro con sette mandati. Addio ad Arturo Parisi con quattro legislature e a Pierluigi Castagnetti con cinque. Nel Pd è l’ora della rottamazione; nel Pdl è la pasionaria Daniela Santanchè a invocare un passo indietro dei parlamentari giunti al terzo mandato.

E sarebbe una strage: con questo criterio, un buon terzo degli attuali parlamentari non tornerebbe più in aula. Destinazione futura? Un rapido pensionamento: secondo i regolamenti delle due Camere, infatti, basta avere compiuto 60 anni, di cui almeno 10 passati a Montecitorio o a Palazzo Madama, per incassare il vitalizio. E sono molti, in questi giorni, i deputati e senatori che cercano di capirne l’ammontare. Calcolo complicatissimo: alle riforme del 1997 e del 2007 (abolizione delle baby pensioni, riduzione dell’importo massimo dall’85 al 60 per cento dell’indennità parlamentare, soppressione dei contributi volontari) si è aggiunto dal 1°gennaio 2012 il passaggio (non retroattivo) al sistema contributivo.

Panorama ha provato a stimare l’importo di vitalizi (le pensioni) e indennità di fine mandato (le liquidazioni) degli onorevoli pensionandi o rottamandi. Non sono ancora disponibili i conteggi ufficiali, tanto che i dati sono «indefinibili». Nella maggior parte dei casi, però, trattandosi di veterani di Camera e Senato con almeno tre legislature, ritenuto probabile che abbiano riscattato le legislature incomplete, andranno in pensione con il massimo (o quasi) previsto dai regolamenti, e cioè l’85 per cento dell’attuale indennità, che è di circa 10.400 euro lordi al mese, quasi 9 mila euro netti.

Le indennità di fine mandato sono state invece calcolate in ragione dell’80 per cento dell’indennità lorda mensile, moltiplicato per gli anni di mandato effettivo. Probabilmente stime inferiori alla realtà. Una realtà che però già dispiace a molti, come l’avvocato Mario Tassone da Castrovillari (Cosenza), classe 1943, titolare di uno scranno a Montecitorio dal lontano 20 giugno 1976 (si è assentato solo tra il 1994 e il 1996), che si lamenta di una previsione basata su parecchie migliaia di euro mensili. Una cifra modesta, evidentemente.

(hanno collaborato Francesco Bisozzi, Claudia Daconto e Lia Romagno)

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