Il nuovo Senato: ecco cosa cambia

In 5 punti le principali novità di uno dei due rami del Parlamento

L'aula del Senato a Palazzo Madama – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Sabino Labia

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Cerchiamo di mettere ordine sulla riforma della seconda Camera nei punti principali e che, comunque, continuerà a chiamarsi “Senato della Repubblica”; queste le 5 principali novità:

Punto primo: il numero.

Da 330 senatori si passerà a 100; 95 eletti dai Consigli Regionali e cinque dal Presidente della Repubblica, questi ultimi resteranno in carica per sette anni (che dovrebbe coincidere con il mandato del Capo dello Stato), quindi scelti con gli stessi criteri dei loro predecessori ma non più a vita. A questi sono da aggiungere gli attuali senatori a vita nominati da Napolitano (Mario Monti, Carlo Rubbia, Renzo Piano, Elena Cattaneo.

Punto secondo: l’elezione.

I 74 consiglieri regionali e 21 sindaci che andranno a occupare gli scranni di un Palazzo Madama semi-deserto, non saranno più eletti dai cittadini, ma dai consigli regionali con metodo proporzionale e ripartiti tra le regioni in base demografica.

Punto terzo: la durata.

Fino a oggi il Senato, come la Camera, aveva durata cinque anni. In futuro:“La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti”.Il mandato dei futuri senatori sarà, quindi, collegato alla legislatura regionale.

Punto quarto: i compiti.

La funzione principale sarà quella di"raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica". Per quanto riguarda il resto, il potere di voto vero e proprio lo conserverà solo per riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi elettorali degli enti locali e ratifiche dei trattati internazionali. Potrà chiedere alla Camera la modifica delle leggi ordinarie, ma Montecitorio potrà non tener conto della richiesta. Avrà, addirittura, la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze, ma Montecitorio avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti.

Punto quinto: indennità/immunità.

Se sulla seconda, dopo le polemiche tutto è rientrato confermando l’immunità per i futuri senatori; per quanto riguarda l’indennità, i nuovi senatori non percepiranno alcuna indennità.

Ora bisognerà aspettare il passaggio alla Camera.

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