La nuova giunta Marino

Nella squadra anche l'uomo che Buzzi definiva "un ladro" e il responsabile della caserma di Bolzaneto all'epoca del G8 di Genova

marino

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Claudia Daconto

-

Marziano era e marziano è rimasto. Due giorni fa il commissario del Pd Roma Matteo Orfini lo aveva scongiurato di lasciare Maurizio Pucci fuori dalla nuova giunta. Invece Ignazio Marino ha deciso che una scelta migliore dell’uomo che Salvatore Buzzi, braccio organizzativo del presunto sodalizio malavitoso battezzato “Mafia Capitale”, definiva – magari senza alcun fondamento - “un ladro”, uno che avrebbe sempre rubato per il partito (il Pd) ma con “tanta roba rimasta attaccata”, non poteva farla. E così Maurizio Pucci è diventato il nuovo assessore ai Lavori pubblici.

Annunciando questa mattina i componenti della sua nuova squadra, il sindaco, a un certo punto, ha citato Papa Francesco: “guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere” ha detto Marino riferendosi proprio al caso Pucci. Ma se quelle intercettate dai carabinieri dei Ros fossero davvero “solo chiacchiere” allora non si capirebbe perché la Procura avrebbe ordinato decine di arresti, sequestri e iscrizioni nel registro degli indagati. Si dirà: “ma Pucci non è nemmeno indagato”. È vero, ma nemmeno i membri della segreteria del Pd romano completamente azzerato già il giorno dopo lo scoppio dello scandalo. Non solo per fare pulizia, come si è detto, per ridare un indirizzo chiaro a un percorso deviato dalle mille correnti, verificare la regolarità di tutti i circoli e dei recenti tesseramenti, dotare una buona volta il partito di strumenti di autotutela, per esempio quando si fanno le primarie, ma anche – semplicemente – per opportunità, se si vuole opportunismo, meramente politico.

Mister Wolf, Maurizio Pucci

Maurizio Pucci, fino a ieri capo da 157 mila euro all’anno degli eventi speciali del Comune di Roma, (sfuggito all'obbligo di ripianare il danno erariale da 195mila euro calcolato dalla Corte dei Conti per il mancato incasso del concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo costato alla band di Mick Jagger meno di 8 mila euro e di cui invece dovrà farsi carico il capo del cerimoniale Vincenzo Vastola), uomo forte del “Modello Roma” sia con Rutelli che con Veltroni, già coordinatore dei cantieri per il Giubileo e di Tor Vergata, sovrintendete alle grandi opere, amministratore delegato di Musica per Roma (l’Auditorium) e infine dirigente Ama (la municipalizzata romana dei rifiuti da 700 milioni di debiti), nel 2013 ha coordinato la lista civica a sostegno della candidatura di Ignazio Marino.

All’Ama era stato messo da parte “per aver sforato il budget di straordinari del personale da lui coordinato e per aver affidato all’esterno la bonifica di discariche abusive”. Anche come capo della Protezione civile regionale passò qualche guaio all’epoca della disastrosa ristrutturazione dei sotterranei del policlinico Umberto I. Lo indagarono perché vennero fuori dei verbali fasulli sulla base dei quali alcune società erano state “illecitamente” favorite nell’aggiudicazione dei lavori. Pucci fu poi ritenuto non penalmente responsabile ma la Procura definì la sua opera di supervisione “inadeguata”. Ci sarebbero inoltre una serie di appalti su cui il senatore Ncd Andrea Augello ha chiesto al ministro dell’Interno di fare chiarezza proprio perché riconducibili ad aziende collegate al fratello di Pucci, Luca, già indagato per una truffa ai danni del Comune. Soprannominato il “Mister Wolf” dell’amministrazione capitolina, a Pucci è sempre stata riconosciuta la dote rara di sapere venire a capo di tutti i problemi. Compresi i suoi.

L'uomo della legalità: Alfonso Sabella

Ma passiamo all’uomo immagine di questa “giunta della legalità”, come Marino l’ha voluta battezzare in risposta a “Mafia Capitale”. Si tratta del magistrato Alfonso Sabella, che sarà assessore alla Legalità e alla Trasparenza. Il plenum del Csm ha dato l’ok, ma si è spaccato: 14 voti a favore, 8 contrari e 3 astenuti.
52 anni, ha esordito nel pool anti-mafia della Procura di Palermo guidato da Giancarlo Caselli (al quale Ignazio Marino ha proposto per primo l’incarico e da cui, declinato l’invito, ha ricevuto il suggerimento sul nome di Sabelli); sue le inchieste che hanno incastrato mafiosi del calibro di Brusca e Bagarella. A capo, nel 2001, del servizio ispettivo del DAP (Dipartimento di amministrazione penitenziaria), è stato responsabile delle carceri provvisorie e Bolzaneto e San Giuliano all’epoca dei tragici fatti del G8 di Genova. Per questo fu processato e la sua posizione archiviata. Anche se, scrisse il Tribunale, “il suo comportamento non fu adeguato alle necessità del momento. Egli fu infatti negligente nell’adempiere al proprio obbligo di controllo, imprudente nell’organizzare il servizio, imperito nel porre rimedio alle difficoltà manifestatesi”. Molti, inoltre, ancora non gli perdonano quell’aggettivo, “impeccabile”, utilizzato da Sabella per definire il comportamento degli agenti penitenziari e che anche allora suscitò molta indignazione.
Per queste ragioni l’associazione di magistrati “Giuristi democratici” aveva espresso a Marino il proprio disappunto sull'eventuale nomina del magistrato. Che però si è puntualmente verificata nonostante anche altri penalisti avessero storto il naso e parlato di “avventura politica pericolosa per la democrazia”.

E in effetti come negare che quando la politica si fa auto-commissariare dalla magistratura - sebbene ciò capiti in momenti di particolare emergenza - altro non fa che confessare la propria inadeguatezza a governare sia la cosa pubblica che se stessa? Marino già si era messo in casa i controllori del Mef per verificare i conti del Comune di Roma, poi il capo dell'anticorruzione per passare al setaccio gli appalti, adesso la magistratura per garantire la legalità nell’amministrazione. Alla fine c’è da chiedersi che ci stiano a fare lui e gli altri assessori.

A proposito di questi ultimi, tra le ultime new entry c’era stata quella di Francesca Danese al Welfare e alla Casa (l’assessorato dell’indagato Daniele Ozzimo) quando Rita Cutini si dimise in polemica con il sindaco. Per il resto una girandola di deleghe e l’attribuzione a Marino stesso di quella nuova di zecca alle Olimpiadi del 2024.


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Mafia Capitale, l'inchiesta che ha travolto Roma

Le intercettazioni, gli arresti, la cronaca, e le implicazioni politiche delle indagini sul malaffare in città

Mafia Capitale: Cantone avvia i primi due commissariamenti

Due gli appalti sotto procedimento: uno al Consorzio nazionale Servizi, l'altro alla Cooperativa Edera

Mafia Capitale: storia di Rita Cutini, l'assessore dimissionario

L'incaricata alle politiche sociali per il comune di Roma ha lasciato l'incarico. Al suo posto la nipote di Andreotti. E non mancano le polemiche

Commenti