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ANSA/ANGELO CARCONI
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Nomine Rai: la spaccatura nel cda e nel Pd

Le accuse di direttori di testata "monocolore" renziani dividono i consiglieri e la maggioranza

La tornata di nomine agostane alla Rai spacca tutto: il cda e con lui anche la maggioranza.

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Sei i voti favorevoli in consiglio di amministrazione. Quelli della presidente Monica Maggioni, del renziano Guelfo Guelfi, del centrista Paolo Messa, e del consigliere indicato dal Tesoro Marco Fortis. Sì, con qualche perplessità su metodo e tempistica, anche da parte di Rita Borioni e Franco Siddi, entrambi espressione dalla maggioranza. Secco invece il no dei due consiglieri vicini al centrodestra Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzuca e di Carlo Freccero, indicato da M5S. "Queste nomine - dice quest'ultimo - riportano la Rai alla Dc di Fanfani degli anni '60. È un monocolore. Questo mi rende molto triste".

"Una parte politica che rappresenta il 20% del paese ha occupato il 100% delle testate della Rai", gli fa eco Diaconale. I vertici della tv pubblica difendono le loro scelte. Sostengono che si tratta di un passaggio in linea con il piano per l'informazione illustrato dal direttore dell'Offerta informativa, Carlo Verdelli, in consiglio.

Ma nel Pd non tutti sono d'accordo

I senatori della minoranza Miguel Gotor e Federico Fornaro si sono dimessi dalla commissione di Vigilanza per protesta. Le nomine - dicono - "sono state fatte in modo non trasparente, penalizzando competenze e professionalità interne, come ad esempio nel caso di una giornalista autorevole quale Bianca Berlinguer, senza che emergano un profilo e una visione di un moderno servizio pubblico".

Un plauso alla loro scelta arriva da Pierluigi Bersani e Gianni Cuperlo. "Dispiace per le dimissioni - sostiene invece il collega di partito Andrea Marcucci -, ma le nomine appartengono all'azienda e al suo Cda". Attacchi al governo anche da Sinistra Italia e Forza Italia, che, con Renato Brunetta e Maurizio Gasparri, critica anche la gestione della Vigilanza di Roberto Fico di M5S, ritenuto connivente. "Non possiamo accettare lezioni di pluralismo", replicano i pentastellati.

I direttori scelti e quelli esclusi
"Sarà mio impegno guidare il Tg3 lungo la linea della forte autonomia da ogni tipo di potere politico ed economico e del rigore nel racconto della realtà, principi su cui ho fondato tutta la mia carriera giornalistica", fa sapere Mazzà, che prende il posto di Berlinguer dopo sette anni di direzione. Ora per la giornalista si apre una nuova fase: da fine settembre guiderà uno spazio di approfondimento dalle 18.30 alle 19 dal lunedì al venerdì. Prima del Tg serale, quindi.

Il braccio di ferro con il dg Antonio Campo Dall'Orto non è però finito. La giornalista vorrebbe anche condurre due seconde serate, mentre il manager veneto è disposto a concederne una sola. Nell'accordo per ora c'è scritto: una o piu' serate. Il tutto a partire da febbraio. Il progetto è ancora in fase embrionale. È certo, però, che ci sarà anche la collaborazione di Michele Santoro e della sua squadra.

Masi dovrebbe invece entrare, come vice, nella squadra di Verdelli. Dura la reazione di Fnsi e Usigrai. "È ormai evidente che non esiste nessun piano - affermano -. Così come è chiaro che esisteva solo la necessità di occupare nuove poltrone. Non cadremo certo nella trappola di parlare di questo o quel direttore. Quello che ci interessa è che si chiamino le cose con il loro nome: occupazione di posti e pura lottizzazione".

Il cdr del Tg2 ringrazia Masi e dà il benvenuto a Colucci, mentre la rappresentanza del Tg3 ricorda che "i giornalisti della testata rifiutano ogni etichetta. Direzione dopo direzione abbiamo garantito un'informazione imparziale ed equidistante" (ANSA)

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