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Niente governo 5 Stelle: tutti gli errori di Luigi Di Maio

Sfuma l'occasione di governo per il Movimento 5 stelle: la colpa è della ambiguità e dell'immaturità di un leader incapace di dialogo

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Sara Dellabella

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Troppi forni, troppe oscillazioni, troppa voglia di andare a comandare. Si potrebbero riassumere così gli ultimi due mesi del non vincitore Luigi Di Maio.

La famosa lista dei ministri, nulla più che una boutade mediatica è finita presto nel cassetto, insieme alla presunzione che gli altri, anche chi aveva "perso" le elezioni del 4 marzo avrebbero fatto a gara per allearsi con il Movimento 5 stelle. Persino la strada più facile, quella dell'alleanza con la Lega è stata affossata dai veti su Silvio Berlusconi.

Tanti forni, tutti vuoti

Se oggi siamo ancora al punto di partenza la colpa è soprattutto del Movimento 5 stelle e dei suoi forni che lo hanno mostrato che l'inconcludenza è frutto di un non posizionamento.

Populisti si, ma né di destra né di sinistra, tanto da giudicare equivalente il dialogo con Salvini e quello con Martina.

Il Movimento mostra che ancora una volta essere primi si trasforma in una beffa se poi non si applica un minimo di "arte" politica nella costruzione delle alleanze. Inutile essere primi se poi si è così acerbi nella gestione del potere.

A dimostrazione, solo ieri, nel corso della trasmissione In Mezz'Ora di Lucia Annunziata, il capo dei grillini ha dichiarato, nell'ordine, di essere disponibile a un Gentiloni bis per votare la manovrina per mettere in sicurezza i conti, a un governo con Salvini con premier terzo, a tornare alle urne a fine giugno e infine che nel caso i voti dei grillini non portassero risultati, probabilmente quella forza elettorale si sposterebbe nelle piazze, con rischi per la democrazia tradizionale.

Tutto questo in pochi minuti e meno male che la trasmissione dura solo 30 minuti, sennò chissà quante altre cose avremmo ascoltato.

Le urne a luglio non cancellano l'immaturità della classe politica

Ma tutto lo spettacolo offerto negli ultimi giorni è roba da centro psicoanalitico.
Un gomitolo di ambizioni, veti, smorfie, battute, metafore dei forni, che hanno mostrato solo una cosa: l'immaturità dei nostri leader e la cosa più triste è che gli italiani sono trattati come gli spettatori di un varietà.

Salvini e Di Maio promettono le urne il prossimo 8 luglio, ma per fare cosa? E poi non spetta a loro decidere se e quando andare a votare, ma al Capo dello Stato che in queste ore è impegnato a trovare una soluzione a questo impiccio. Con queste dichiarazioni i leader sono finiti tecnicamente fuorigioco.

Un'altra vuota campagna elettorale?
Mentre al Ministero dello Sviluppo economico ci sono 160 tavoli di crisi aperti, 4 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta e i mercati ci guardano con curiosità e apprensione.

Sono trascorsi 67 giorni dove i temi degli italiani sono scomparsi in questo pietoso tiro alla fune dove nessuno ha la forza sufficiente per vincere e con la beffa che tra poche settimane saremmo chiamati a votare di nuovo questa classe dirigente.

Lo sconfortante paragone con il passato

Ricorrono i 40 anni dall'assassinio di Aldo Moro, tantissime sono le iniziative e le pubblicazioni che ne ricordano la sua figura politica. I suoi tentativi di cercare un accordo con il Pci di Berlinguer.

Quelli si che erano due mondi distanti, due visioni della vita e della storia. Erano i tentativi del cosiddetto “compromesso storico” che non si compì mai, ma oggi a confronto quello offerto è uno spettacolo alquanto impietoso. Lì si cercava di unire due blocchi, qui non si riesce a trovare neppure un accordo di pochi mesi.

Forse a questa classe politica servirebbe qualche libro in più e qualche talk show in meno. Perchè a forza di tenere i forni accesi, hanno finito per bruciare tutto, compresa la pazienza degli spettatori.

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