Napolitano ha commissariato Renzi

Il "rottamatore" alla fine ha ceduto al Quirinale, come Monti e Letta (e rischia la stessa fine) - Le promesse di Renzi - L'opinione di G. Mulè - L'analisi

Giorgio Napolitano con Matteo Renzi nel giorno del giuramento del governo – Credits: ANSA / Antonio Di Gennaro

Keyser Soze

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E alla fine anche Matteo Renzi è entrato nel tritacarne del Quirinale. Ha accettato di essere supervisionato da Giorgio Napolitano. E si è assunto un rischio di non poco conto: chi ha scelto prima di lui questa strada si è ritrovato ai margini della politica (vedi Mario Monti ed Enrico Letta). Il minuetto che va in scena al Colle è sempre lo stesso e ricorda la circonvenzione di incapace. Di fronte alle difficoltà del premier il capo dello Stato, con le buone o con le cattive, si è proposto come consigliere, come il nonno da ascoltare. Ma nel giro di poco tempo si è conquistato il ruolo di dominus dell’inquilino di Palazzo Chigi. Un interventismo che ricorda il pugno di ferro coperto dal guanto di velluto. «Il ragazzo» ha spiegato

il presidente a una delegazione di Sel che qualche giorno fa è salita al Colle per sbloccare l’impasse sulle riforme «deve imparare: è venuto a Roma con in mente la frase di Cesare: “Veni, vidi, vici”. Ma Roma non è più la stessa e lui non è Cesare. Deve essere più prudente e dialogare». E visto che «il ragazzo Renzi» è inesperto, quel lavoro ha cominciato, come al solito, a svolgerlo Napolitano in prima persona. «Non vi preoccupate dell’Italicum» ha promesso, per esempio, a Vendola e ai suoi.

«Bisognerà cambiarlo: sulle soglie e sulle preferenze è incostituzionale. E questi sono problemi che non risolve il Patto del Nazareno». Appunto, un modo per ricordare a tutti che in questo Paese i patti sono scritti sull’acqua se non c’è una firma fondamentale: la sua. Poi, è intervenuto direttamente in Parlamento. Sui senatori più riottosi. Al di là delle smentite del Colle, infatti, ci sono tre parlamentari di Ncd che hanno assistito a una telefonata che il capo dello Stato ha fatto a Gaetano Quagliariello (Ncd) dal tono ultimativo: o si fa la riforma del Senato, è stato il succo della conversazione, o si va a elezioni anticipate. Sarà vero o meno, di certo la lettera che Renzi ha spedito ai senatori della maggioranza per richiamarli al senso di responsabilità è stata il frutto di un consiglio del «nonno del Colle». Insomma, anche se un giorno sì e un altro pure confida che avrebbe voglia di dimettersi, Napolitano è tornato in campo come non mai. E mette bocca su tutto. Pure sull’idea di spedire in Europa Federica Mogherini il Presidente ha cominciato un’opera di moral suasion nei confronti del «ragazzo»: gli ha spiegato che l’attuale titolare della Farnesina non ha le relazioni internazionali necessarie e ha consigliato a Renzi di non intestardirsi, di puntare anche su altri cavalli, se non Letta magari su Massimo D’Alema o Emma Bonino. E si può star sicuri che alla fine sarà «il nonno del Colle» a spuntarla. Alla fine, infatti, anche «bimbo Renzi» dovrà capire obtorto collo, come i suoi predecessori, che in Italia già siamo in un regime semipresidenziale e che la poltrona più importante non sta a Palazzo Chigi, ma al Quirinale.

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