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Napolitano: "Loris D’Ambrosio era ferito a morte"

Nell’interrogatorio del 28 ottobre il presidente della Repubblica ha tracciato questo quadro del suo ex consigliere giuridico. Con un dubbio irrisolto

Il Palazzo del Quirinale – Credits: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images

“Era un uomo profondamente scosso, amareggiato perché vedeva mettere in dubbio la sua lealtà di servitore dello Stato”. E la sua era “la lettera di un uomo sconvolto, scritta d'impulso, con l'obiettivo di dimettersi, sapendo che ormai era dentro una campagna giornalistica che lo stava ferendo a morte”. 

Con queste parole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il 28 ottobre al Quirinale, risponde alle domande del procuratore di Palermo, Vittorio Teresi, nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, circa la figura del suo consigliere giuridico Loris D'Ambrosio e sulla lettera che gli scrisse il 18 giugno 2012.

Sapienza giuridica
Il capo dello Stato afferma davanti ai giudici: ”Avevo constatato il suo profondissimo stato di ansietà e di indignazione per quello che era accaduto con la pubblicazione delle intercettazioni tra lui stesso e il senatore Mancino. Era un uomo che aveva dedicato tutta la sua vita al servizio dello Stato per poi vedersi collocato in una luce di ambiguità, di dubbio circa la sua lealtà”. 

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Poi aggiunge: “Loris D'Ambrosio era un magistrato di tale qualità, di tale sapienza giuridica e di tale lealtà istituzionale che se avesse avuto non solo ipotesi (su un accordo tra istituzioni e criminalità organizzata ndr) si sarebbe recato subito all'autorità giudiziaria”.  

Napolitano dichiara anche: “D'Ambrosio aveva una grande considerazione per me, per l'istituzione della Presidenza della Repubblica e temeva che tutto quello pubblicato, potesse tendere a coinvolgere un sospetto di scorrettezza istituzionale anche del capo dello Stato”.  

Il presidente, il vero bersaglio
Quindi, per il consigliere giuridico, il vero bersaglio della gogna mediatica era il presidente della Repubblica. Peccato però che nessuno dei magistrati, parti civili, legali dei boss e anche tra i giudici abbia chiesto, di fronte a una frase così sconcertante, chi fossero quelli che “ferendo a morte” D'Ambrosio, volevano in effetti colpire il capo dello Stato. 

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