E Napolitano a sorpresa elogia Berlusconi

Pur non nominandolo il capo dello Stato dà atto al Cav di aver riconosciuto il rigore della maggioranza dei magistrati. Sono i dissidenti pd i destinatari delle bacchettate del presidente sulle riforme

Napolitano nello studio

– Credits: Ansa

Paola Sacchi

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Va in soccorso di Matteo Renzi e soprattutto  della macchina delle riforme che si è ingrippata al Senato sotto il peso di quasi 8000 emendamenti. Ribadisce che le riforme istituzionali, volte a conferire “dinamicità” alla politica, non sono meno importanti di quelle strutturali su economia, mercato, spesa pubblica. Rivolge il suo appello “fermo e pacato a superare un’estremizzazione dei contrasti , un’esasperazione ingiusta e rischiosa , anche sul piano del linguaggio, nella legittima espressione del dissenso”.

Ma l’appello di Giorgio Napolitano, lanciato alla Cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare, si trasforma di fatto in un duro atto d’accusa: “Non si agitino spettri di insidie e macchinazioni autoritarie. Né si miri a determinare in questo modo un nuovo nulla di fatto in materia di revisioni costituzionali”. L’identikit dei dissidenti del Pd,  che nasce dalle radici  dell’ex partito di Napolitano, e soprattutto l’identikit del senatore Corradino Mineo, che proprio di svolta autoritaria ha parlato, secondo le prime interpretazioni del discorso del capo dello Stato, si staglierebbero dietro quelle parole. Così come appare abbastanza evidente la critica ai Cinquestelle e a Sel che hanno coperto di cori e fischi il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, la prima contestazione plateale in parlamento al governo Renzi.

Per paradosso, in un clima che sembra lontano anni luce da un anno fa nei giorni infuocati della  condanna Mediaset, Napolitano elogia Silvio Berlusconi. Ovviamente non lo nomina, ma è volutamente esplicito il riferimento all’ex premier quando a proposito di riforma della Giustizia afferma che per condurla “a conclusione si delineano forse le condizioni per una condivisione finora mancata”. Il punto di partenza di questa svolta per il presidente della Repubblica è “finalmente il riconoscimento che è stato espresso nei giorni scorsi da interlocutori significativi per l’equilibrio e il rigore ammirevoli che caratterizzano il silenzioso lavoro della grande maggioranza dei magistrati italiani”. Napolitano usa non a caso le stesse, identiche parole pronunciate Berlusconi dopo l’assoluzione con formula piena nel processo Ruby. Nel testo del discorso del presidente della Repubblica le parole “equilibrio e rigore ammirevoli” sono virgolettate per dare un evidente e significativo segnale a colui che continua a considerare “interlocutore significativo”, ovvero Berlusconi.

Forse è presto per parlare di disgelo nei rapporti tra Quirinale e Berlusconi. Ma è un fatto che dopo l’assoluzione del Cav si è messo in moto come un lento e vellutato cambiamento nel quale non si staglia più l’immagine di Renzi, uomo solo al comando. Già il fatto che Napolitano sia dovuto andare in suo soccorso oggettivamente indebolisce il premier e anche quell’annuncio secco da parte del capo dello Stato sulla necessità di fare “significative” modifiche all’Italicum (probabilmente Napolitano alludeva all’introduzione delle preferenze quando ha affermato che è necessario superare vizi di incostituzionalità) suona oggettivamente come un piccolo colpo alla immagine decisionista del premier. Napolitano rimette al centro il suo ruolo chiave nelle riforme, in nome delle quali ha accettato il sacrificio del secondo mandato.

E non a caso in modo raffinato e un po’ sibillino alla fine invita i cronisti a sorpresa di smetterla di esercitarsi in “estensioni” interpretative relative alla data in cui lui lascerà. Il presidente di fatto ribadisce che lui resterà per tutto il semestre italiano di presidenza della Ue e si nuovo sottolinea la pesantezza degli anni. Ma sulla “sostenibilità” delle sue forze ricorda che deciderà lui e solo lui. C’è chi dà ormai per scontato che la deadline della sua permanenza sul Colle sarà il suo novantesimo compleanno, il 29 giugno 2015. Ma la vera deadline per Napolitano, almeno quella ideale, sono le riforme per le quali i tempi si allungano. Una sola cosa è certa: “Concentriamoci sull’oggi”, rimarca il capo dello Stato. Come dire: non faccio programmi, decido al momento. Con stessa polare delle riforme.     

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