Napolitano, due anni vissuti pericolosamente

Il secondo mandato del Capo dello Stato raccontato in cinque mosse

Giorgio-Napolitano

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – Credits: Daniele Scudieri/Imagoeconomica

Sabino Labia

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Che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia maledetto più di una volta il giorno in cui (ascoltando le suppliche dei leaders politici che in processione si recavano al Colle) decise di accettare un secondo mandato al Quirinale, è ormai un dato di fatto. Ma, certo, non avrebbe mai potuto immaginare, neanche consultando un oracolo, che nonostante l’annunciata durata limitata del reincarico, avrebbe dovuto passare le pene dell’inferno sin dal giorno del suo secondo giuramento.

 

1 - Il 22 aprile 2013, in occasione del discorso di insediamento a Montecitorio davanti ai Grandi Elettori che, con le teste basse, ascoltavano le sue parole dopo averlo implorato a rimanere al suo posto, Napolitano non esita ad ammonire tutto il Parlamento per la situazione che si era venuta a creare in quelle ore con i partiti incapaci di indicare una personalità in grado di sostituirlo al Quirinale, “tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità”.

 

2 - Tempo 48 ore e, il 24 aprile, dopo il fallito tentativo di Pierluigi Bersani, affida l’incarico di formare il primo governo della XVII Legislatura a Enrico Letta. Si tratta di un vero e proprio governo del Presidente sostenuto da Pd, Pdl e Scelta Civica. A conferma della sua supervisione, la nomina di tre importanti ministri: Emma Bonino agli Esteri, Fabrizio Saccomanni all’Economia e Annamaria Cancellieri alla Giustizia.

 

3 - Il 30 agosto Napolitano nomina quattro senatori a vita, si tratta del maestro Claudio Abbado, della professoressa Elena Cattaneo, dell’architetto Renzo Piano e del premio Nobel Carlo Rubbia. Immediate le polemiche per una nomina che in molti sostengono anacronistica e, in un certo senso, anche fatta per prestare soccorso al governo Letta che, dopo appena pochi mesi dalla nascita, sembra già non godere di ottima salute.

 

4  - Passa meno di un anno e, il 17 febbraio 2014, decide di assecondare l’operazione di Matteo Renzi. Il neo segretario del Pd, con un’operazione che in molti paragonano alla caduta del primo governo Prodi e alla nascita del governo D’Alema, riesce a indurre Enrico Letta a dimettersi da Presidente del Consiglio con una sfiducia non in Parlamento ma nella direzione Democratica, e a farsi dare l’incarico dallo stesso Napolitano.

 

5 - Ultimo atto, la data delle sue dimissioni. Lunedì primo dicembre 2014, stanco per la sua età avanzata e stremato da una classe politica incapace, con una nota ufficiale dell’ufficio stampa del Quirinale, Giorgio Napolitano comunica che non si dimetterà prima della fine della presidenza italiana del semestre europeo. Il semestre terminerà il 31 dicembre. A buon intenditor poche parole.

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