Claudia Daconto

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Se già si fosse costituito il tribunale del popolo proposto da Beppe Grillo per determinare “la veridicità delle notizie pubblicate dai media”, Panorama.it si sarebbe risparmiato la prima condanna per “bufala”.

Solo ieri infatti suggerivamo ai nostri lettori di non cascare nella retorica della cosiddetta “svolta garantista” (LEGGI QUI: Perché è una farsa) contenuta, secondo altri, nell'ultimo codice di comportamento (in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie) pubblicato sul solito blog e ratificato sempre ieri on line dal 90% di un terzo (circa 40mila) degli iscritti al M5S.

- LEGGI ANCHE: IL TRIBUNALE DEL POPOLO PER GIORNALI E TG

Oggi un post a firma MoVimento 5 Stelle ci ha dato ragione: “Il codice di comportamento del Movimento 5 Stelle (votato ieri dalla stragrande maggioranza degli iscritti) - domanda: ma se al 1 gennaio 2016 gli iscritti al MoVimento 5 Stelle abilitati a partecipare alle votazioni on line era pari a 135.023, come fanno i 37.360 che hanno approvato il codice su 40.950 che hanno votato a rappresentare la “stragrande maggioranza”? - rappresenta una svolta garantista? Falso. È un'altra bufala di giornali e tv”.

Infatti di garantista, nella cosiddetta svolta di Grillo non c'è un bel niente. Solo una bella dosa di opportunismo politico.

Nel post viene ribadito che alla prima condanna, anche solo in primo grado, qualunque eletto grillino sarebbe comunque fuori dal Movimento.
Ma non si fa cenno al fatto che, a differenza di quanto sostenuto finora (nonostante le numerose deroghe come quella concessa al sindaco di Livorno Filippo Nogarin sul quale pendono ben due avvisi di garanzia ma non a quello di Parma, Pizzarotti né tantomeno a quella di Quarto, Rosa Capuozzo, nemmeno indagata), non sarà più la semplice iscrizione nel registro degli indagati a determinare automaticamente la sospensione (ma se uno si autosospende tanto meglio, si avrà infatti per lui/lei un occhio di riguardo) o espulsione dell'amministratore di turno finito sotto la lente dei magistrati.

Ma lasciamo da parte le contraddizioni di Grillo e compagni in merito e occupiamoci di un altro post che ha occupato il vuoto lasciato dalla politica ancora in vacanza, almeno ufficialmente (ieri pomeriggio Matteo Renzi è piombato a Roma per una serie di incontri – c'era Luca Lotti ma non Maria Elena Boschi – al terzo piano di un Nazareno per il resto deserto), fino al prossimo lunedì.

“Tutti contro Internet” è l'incipit del vibrante intervento dell'ex comico che in una manciata di righe ha puntato il dito contro il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella, il segretario del Pd Matteo Renzi, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quello attuale Sergio Mattarella e chi più ne ha più ne metta. Tutti rei, a suo avviso, di voler porre un argine al dilagare delle bufale sul web.

Questione per lui oltremodo sensibile dal momento che tra scie chimiche, vaccini dannosi, falsi sbarchi sulla Luna e complotti internazionali all'origine di qualsiasi sciagura abbattutasi sulla specie umana compresa quella delle doppie punte, il core business della sua azienda consiste appunto nella produzione e diffusione di baggianate sul web.

Quindi nessuno si azzardi a volerci mettere un freno, tantomeno il governo come proposto da Pitruzzella. Piuttosto, è l'ultima trovata di questo genio instancabile del vaffa quotidiano spacciato per strumento di democrazia diretta, ci si occupi delle “balle propinate ogni giorno da tv e giornali” (che gli fanno una certa concorrenza e che sarebbe quindi opportuno silenziare una buona volta).

Sono loro, secondo il leader grillino, “i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene”. Notizia questa priva di riscontro, quindi potenzialmente falsa, dal momento che in un Paese che in 70 anni ha avuto 63 governi non c'è prova che giornali e tv avrebbero fatto molto per permettere a chi detiene il potere di mantenerlo troppo a lungo.

Ma tant'è. Bisognerà pure inventarsi qualcosa se un'organizzazione non governativa come Reporter sans frontieres, che si autonomina i giurati e li tiene segreti, inchioda l'Italia al 77esimo posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa, più in basso addirittura di paesi come El Salvador, che ha il più alto tasso di omicidi al mondo, Burkina Faso dove praticamente non esistono giornali o la Moldavia ostaggio di una pressante influenza russa.

Cosa di meglio, è l'idea di Grillo, di una giuria popolare, non un tribunale governativo attenzione, “che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali”? Ma certo! Perché allora non estendere la soluzione anche al campo della sanità? Quando il tale oncologo propone al malato di cancro alla tiroide la radioterapia, sta suggerendo il vero o il falso? Giuria popolare (quattro insegnati, tre avvocati, due studenti al primo anno di sociologia, un macellaio e un disoccupato) votate.

Come se un tribunale del popolo formato da cittadini estratti a sorte possa giudicare con imparzialità, ma soprattutto con cognizione di causa, se una notizia è vera o falsa e non si invece inevitabilmente portato a reagire secondo il proprio soggettivo orientamento politico, religioso, le proprie convinzioni etiche e abitudini culturali.

È ovvio che un elettore del Pd o di Forza Italia o di un qualsiasi partito avversario ai 5Stelle sarà stato portato a credere più volentieri alla bufala svelata dal vicedirettore di Libero Franco Bechis sulla presunta manovratrice occulta della propaganda pentastellata “scoperta” da Jacopo Jacoboni de La Stampa, tal Beatrice Di Maio, che in realtà altro non era che il fake dietro il quale si è a lungo celata Tommasa Giovannoni Ottaviani detta Titti, moglie di Renato Brunetta.

Viceversa un sostenitore dei 5Stelle ha creduto di buon grado all'altrettanto falsa notizia delle schede elettorali già votate all'estero per il referendum costituzionale riportata da numerosi organi di stampa.

Secondo Grillo i direttori delle testate che hanno pubblicato queste notizie e quelli che in futuro saranno giudicati responsabili della pubblicazione di bufale, dovrebbero chiedere scusa e cospargersi “il capo di cenere”. Per l'espiazione totale della colpa mancherebbe il cilicio diurno. Ma per una nuova sparata c'è sempre tempo.

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