Politica

Il trionfo dei 5 Stelle, nonostante il disastro Virginia Raggi

L'inefficienza mostrata sotto la neve non ha frenato più di tanto il volo dei grillini, a Roma sopra il 28%. La sindaca, dopo due anni di non governo, potrebbe approfittarne per rilanciare la sua carriera politica

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Stefano Caviglia

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Il mantello di neve sotto cui Roma si è svegliata il 26 febbraio, nemmeno una settimana prima delle elezioni, ha attecchito alla grande sulle mille inadempienze della sua giunta.

La sindaca Virginia Raggi non è stata certo la prima a farsi sorprendere dal maltempo, ma le clamorose disavventure dei predecessori avrebbero potuto insegnarle qualcosa. E invece anche stavolta non c’erano autobus né spazzaneve per le strade, dove si vedevano invece alberi schiantati e clochard senza riparo. Per un paio di giorni la città è rimasta fuori servizio.

Molti cittadini si sono arrabbiati, ma al momento di mettere la scheda nell’urna il 4 marzo per le elezioni politiche non sembra che la faccenda abbia pesato più di tanto: a Roma la lista del Movimento 5 Stelle a Roma ha superato il 28 per cento.

È meno di quanto ottenuto dai grillini a livello nazionale, ma considerando i risultati dei primi due anni di amministrazione della capitale d’Italia non è un risultato da poco.

Anzi. Pur avendo dalla sua ben 29 consiglieri comunali su 48 (e tutti con la stessa casacca), infatti, la prima cittadina ha messo in mostra finora soprattutto un perfetto stile di non-governo.
Scordatevi l’apriscatole brandito a suo tempo come una spada da Beppe Grillo. Lei preferisce tirare a campare come i vecchi andreottiani, lasciando marcire i problemi ricevuti insieme con la poltrona più alta del Campidoglio. E forse è proprio questo il suo segreto.

Si comincia con il passo indietro sul salario accessorio dei dipendenti del Comune che Ignazio Marino era stato praticamente costretto a bloccare dagli ispettori della Ragioneria generale dello Stato perché incrementato in modo abnorme e senza riferimenti precisi ai risultati. Pochi mesi dopo l’insediamento, la prima cittadina cede alle pressioni dei sindacati, accollando alle casse del Comune lo stesso premio a pioggia istituito al tempo di Gianni Alemanno, che ora potrà essere contestato di nuovo dal ministero dell’Economia e dalla Corte dei Conti.

Nettezza urbana e trasporti

Ma dove il suo attendismo è più evidente è nella cura delle due piaghe storiche della capitale: nettezza urbana e trasporti.
Sui rifiuti la prima mossa è stata bloccare l’attivazione degli impianti di Rocca Cencia voluta dall’allora ad dell’Ama Daniele Fortini. Per tamponare l’emergenza di Natale si firmò un accordo fra Regioni per l’incenerimento dei rifiuti romani in Emilia Romagna.

Ma era la vigilia della campagna elettorale e il prezzo politico rischiava di esser pesante, per cui la sindaca annullò tutto. Risultato: la prossima crisi è prevista per Pasqua (ma a quel punto la sindaca sarà ben più forte, grazie al trionfo elettorale del Movimento a livello nazionale). Quanto agli sbandierati obiettivi di aumento della raccolta differenziata, non si sono neppure accantonate le risorse in bilancio.

Soffrono anche altre attività legate alla nettezza urbana, come la manutenzione del verde nelle aree scolastiche, le derattizzazioni, la potatura degli alberi pericolanti. Per questi servizi sono necessari bandi che l’amministrazione capitolina fatica a portare in fondo, con il risultato che le (poche) potature di alberi si fanno sfruttando vecchie gare allestite per il monitoraggio delle piante e la prevenzione del rischio-topi dev’essere spesso sostenuta dalle singole scuole.

La disastrosa situazione del trasporto pubblico è stata affrontata con la richiesta di concordato preventivo dell’Atac. E poiché Roma Capitale vanta verso la sua azienda crediti per quasi 500 milioni, la città si trova ora in un’alternativa paradossale: se il concordato va in porto buona parte di quei soldi diverrà esigibile solo in tempi lunghissimi, per non dire mai; se invece si blocca il problema sarà il fallimento dell’azienda, cui la Giunta ha già prolungato il servizio in house dal 2019 al ‘21, sollevando le obiezioni dell’Antitrust e dei promotori del referendum pro liberalizzazione (i radicali di Riccardo Magi) già fissato per il 3 giugno.

Urbanistica

E che dire dell’urbanistica? Esemplare la storia delle torri di Ligini, tre grattaceli degli anni Sessanta sulla destra di via Cristoforo Colombo (in direzione del centro) subito dopo il laghetto dell’Eur, soprannominate «Beirut» per le loro condizioni tremende.
Era già pronto il progetto di restauro della Tim, che voleva collocarvi il suo quartier generale, quando l’allora assessore Paolo Berdini (poi uscito dalla giunta in polemica con la Raggi, su cui spara a zero nel pamphlet Roma, polvere di stelle) denuncia il presunto regalo ai privati. Con il risultato che il progetto è abbandonato e le torri restano incartate dai teloni.

Altra perla di non-amministrazione grillina, la guerra alla riqualificazione dell’ex Fiera di Roma scatenata dal solito Berdini che ha ridotto da 208 a 150 mila metri le cubature edificabili, facendo crollare il valore delle aree. Per limitare i danni la Camera di Commercio, principale azionista della società proprietaria dei terreni, ha fatto ricorso a una vecchia legge regionale che sottrae la competenza al Comune con un rilancio che prevede addirittura 270 mila metri cubi.

Numeri

La filosofia del fare il meno possibile per non rischiar di sbagliare è confermata dai grandi numeri. Nel 2017 sono state approvate 306 delibere di Giunta, di cui oltre un terzo per assunzioni, e 159 di Consiglio. Queste ultime non sarebbe poche, se non fosse che ben 183 riguardano debiti fuori bilancio. Stesso discorso per l’uso delle risorse.
È scritto nel libro in uscita Sos Roma dell’ex assessore al Bilancio (giunta Marino) Marco Causi che nel 2016 la spesa per investimenti di Roma è scesa al minimo degli ultimi vent’anni e una nuova riduzione del 25 per cento è programmata per il 2017.

Il futuro, insomma, non abita qui. Tranne, forse, quello personale della sindaca, la cui carriera politica nei 5 Stelle sembrava su un binario morto fino a qualche giorno fa e ora, grazie al trionfo del movimento, potrebbe perfino essere rimessa in corsa.

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