Politica

Movimento 5 Stelle: perché il programma è (quasi del tutto) irrealizzabile

Dal reddito di cittadinanza all'abolizione di Equitalia passando per il referendum propositivo e senza quorum, abbiamo analizzato i venti punti programmatici della creatura politica di Beppe Grillo

Il senatore del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, nell'aula del Senato, Roma 27 marzo 2013 – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Nell’incontro di oggi il segretario del Pd Pierluigi Bersani si è visto fare una proposta indecente dal partito fondato da Beppe Grillo: invece di chiedere la fiducia al M5S il Pd avrebbe dovuto lui dare la fiducia a un governo formato da uomini e donne del movimento di Beppe Grillo. Questo governo avrebbe alla base i 20 punti programmatici dell'M5S. Prendiamoli sul serio e andiamo a vedere nel dettaglio in che cosa consistono i 20 punti del programma dei cittadini onorevoli.

1 - Reddito di cittadinanza. Tecnicamente il reddito di cittadinanza consiste in un trasferimento da parte dello Stato di una quota di reddito a tutti i cittadini per il solo fatto di esserlo, quindi, indipendentemente dalle condizioni economiche, lavorative o famigliari. C’è chi ha fatto un po’ di calcoli (Fonte: Boeri-Daveri) su quanto costerebbe: ipotizzando un reddito minimo di cittadinanza pari a 500 euro al mese per i 50 milioni di italiani con più di 18 anni si avrebbe un esborso da parte dello Stato ci circa 300 miliardi l’anno. Non credo si debba aggiungere altro: proporre una spesa pubblica annuale pari al 20% del Pil prodotto è degno di qualche fumetto, non di una forza politica. Diverso è il caso del Reddito minimo garantito, che consiste in un aiuto per quelle fasce di popolazione particolarmente bisognosa che attualmente riceve altre forme di sussidio. Esiste in tutti i Paesi dell’Europa a 15 e, in Italia, avrebbe un costo compreso tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Fattibile? Dipende: bisogna specificare se e quali altri sussidi dovrebbe incorporare e con quali risorse si pensa di finanziarlo. Sennò è solo una promessa tipica di un partito della prima Repubblica.

2 – Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa. Non viene specificato in che cosa consistano queste misure. I rappresentanti delle Pmi, come ad esempio Paolo Galassi, presidente nazionale della Confapi Industria, continuano a chiedere una riduzione delle tasse e, in particolare, dell’Irap, oltre che del cuneo fiscale e, soprattutto, il pagamento dei crediti che vantano dalla pubblica amministrazione. Se il M5S a questo si riferisce, allora, ancora una volta, deve dire con quali risorse intende finanziare il (giustissimo) taglio dell’Irap e la (sacrosanta) riduzione del cuneo fiscale ma, soprattutto, deve spiegare come mai il capogruppo alla Camera, Roberta Lombardi, ha definito "una porcata di fine legislatura" la decisione del dimissionario governo Monti di pagare 20 miliardi di debiti che lo Stato ha nei confronti delle imprese. La Lombardi ha balbettato che la “porcata” consiste nel fatto che una parte dei primi 20 miliardi (altri 20 sono stati promessi per il 2014) “vanno alle banche” senza sapere che cosa significhi lo “sconto fatture” e senza sapere che le imprese che le hanno scontate in banca hanno la necessità che proprio alla banca vada il saldo della fattura per evitare che la banca stessa si rivalga sul conto corrente dell’impresa. E pare che abbia pure studiato Giurisprudenza…

3 – Legge anticorruzione. Buona idea. Ma anche la legge che il ministro Severino ha fatto approvare verso la fine della legislatura è una “legge anticorrusione”. Il M5S vuole cambiarla? Abolirla? E come? Introducendo, ad esempio, il reato di autoriciclaggio, che la Severino colpevolmente non ha inserito e che il neo presidente della Camera Piero Grasso chiede da tempo? Oppure aumentando i termini della prescrizione dei reati, che poi è il vero motivo per il quale i processi finiscono in un nulla di fatto. Ma, soprattutto, il M5S dovrebbe sapere che non è con le manette che si fanno diventare le persone oneste. Così ragionano quelli che pensano che la pena di morte per il reato di omicidio faccia scomparire il reato di omicidio. La corruzione e la concussione lievita in Italia perché in Italia c’è “tanto” Stato. Così “tanto” che intermedia il 52% del Pil nazionale. Per ridurre la corruzione occorre ridurre la quantità di Stato, non aumentare il numero delle manette.

4 – Informatizzazione e semplificazione dello Stato. Informatizzare lo Stato è un’ottima idea, anche se un po’ vaga. Ma più vago è il concetto di “semplificazione” perché dietro questa parola si nascondono i falsi riformatori, ovvero, coloro che dicono che basta un po’ di informatica e un po’ di “semplificazione” e lo Stato funzionerebbe perfettamente. Strano sentirlo dire da dei rivoluzionari come il M5S. La storia dimostra che “semplificare” significa “ridurre”, non produrre altre norme che “semplificano” ciò che è strutturalmente troppo complesso.

5 – Abolizione dei contributi pubblici ai partiti. Giusto. Lo si decise con un referendum nel 1993.

6 – Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni. Questo è populismo allo stato puro. Il danno che i politici hanno arrecato al Paese non consiste tanto nelle ruberie che hanno compiuto. Certo: qualcuno si è fatto la casa al mare, un altro lo yacht, ma quelli sono reati che devono essere perseguiti dalla autorità giudiziaria. Il vero danno che i politici hanno fatto all’Italia negli ultimi 20 anni consiste in ben altro: aumento delle tasse, restringimento delle regole della concorrenza, mancata difesa del made in Italy, allevamento di consituency elettorali attraverso il versamento di soldi pubblici a pioggia a categorie di persone che non ne avevano alcun diritto, mancato controllo della spesa pubblica, mancati investimenti in infrastrutture pubbliche. Per questi danni il “politometro” è un arnese inutilizzabile.

7 - Referendum propositivo e senza quorum. Questa è la più pericolosa e insensata delle proposte. Il quorum, infatti, serve per evitare il potere delle lobbies organizzate che possono influire sull’attività legislativa ben oltre la loro reale rappresentanza sociale. Il quorum serve, appunto, per fare in modo che i votanti siano almeno tentativamente rappresentativi di tutta la società. Se si elimina vincono i sindacati e il M5S.

8 - Referendum sulla permanenza nell’euro. La Costituzione vieta i referendum sui trattati internazionali. A proposito: in uno dei centinaia di sotto-punti del programma ce n’è uno che recita: "Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico". Iniziassero loro.

9 – Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese. Questa potrebbe essere una buona idea: se c’è una cosa che i referendum hanno insegnato è che, appena vinti, vengono dimenticati.

10 – Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti. Ora. A patto di dimenticarsi che 150 anni di Unità d’Italia hanno dimostrato che i termini "pubblico" e “indipendente dai partiti” è un ossimoro. Certo, poi bisognerebbe trovare qualcuno disposto a comprarle, le due reti pubbliche le quali, per essere cedute, devono essere prima "societarizzate", cioè staccate dalla holding e trasformate in Spa. In questo modo verrebbe a galla il vero valore di ognuna, e non sarebbe un gran bel vedere. (A proposito: quanti aderenti ha il club M5S costituito all’interno della Rai grazie all’iniziativa di un dipendente Rai? E che ne pensa lui dell’allontanamento dei partiti dalla Rai?)

11 – Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato. Non si capisce che cosa voglia dire. Probabilmente, intuisco, il cambiare la legge elettorale in modo da accorciare la distanza tra eletto ed elettore. Ma come? Con le preferenze o con il doppio turno di collegio o cos’altro?

12 – Massimo due mandati elettivi. La proposta vale per qualsiasi carica pubblica ed è una delle poche proposte sensate.

13 – Legge sul conflitto di interessi. No, le proposte sensate sono due, questa è la seconda.

14 – Ripristino dei fondi tagliati alla sanità e alla scuola pubblica. Vediamo. Tra il 2001 e il 2010 la spesa pubblica per la sanità è aumentata del 50% facendo registrare il secondo maggiore aumento sul bilancio dello Stato dopo quello per le spese militari (a proposito, come mai non se ne parla delle spese militari?). Si può dire che nello stesso periodo la qualità e la quantità dell’assistenza sanitaria pubblica sia aumentata del 50%? Decisamente no. Il problema, forse, non è quello di aumentare gli stanziamenti, ma di controllare meglio la loro allocazione.Se perfino in Lombardia, che dal punto di vista della spesa e della qualità sanitaria, è la regione leader in Italia, è stato possibile il verificarsi di scandali legati al finanziamento pubblico di strutture private, e se questo è successo in una Regione dove la spesa procapite per la sanità è di 1.633 euro a cittadino, posso solo immaginare gli sprechi che infestano quelle regioni, come il Lazio, dove la spesa pro capite è di 1925 euro a cittadino (dati Istat 2007) e dove la qualità è molto più bassa (per usare un eufemismo). Quindi: aumentare la spesa pubblica per la sanità significa, in questa situazione, soltanto premiare le regioni, come il Lazio, che non solo spendono di più, ma hanno anche cumulato disavanzi mostruosi: 4,9 miliardi di euro tra il 2008 e il 2011.Per quanto riguarda la scuola: a parte il solito ritornello che fare promesse di aumento della spesa pubblica senza indicare come questa viene finanziata è un’usanza che nemmeno i politici della prima Repubblica si permettono più, c’è un modo molto più semplice di risparmiare i soldi.

Se parliamo di scuola (Università esclusa) nel 2000 la spesa a favore di quella pubblica era pari a 39,7 miliardi di euro saliti a 50,4 nel 2004 e arrivati addirittura a quota 54,6 miliardi nel 2009. In rapporto al Pil la spesa per la scuola è passata dal 3,34% del 2000 al 3,59% del 2009 (dati Miur). Ma con fondamentali differenze. Nella scuola pubblica uno studente (media tra i vari ordini di scuola) costava 4.456 euro l’anno nel 1995 e 6.635 euro nel 2009. Nella scuola privata (sempre anno 2009) uno studente costa alle casse dello Stato 661 euro.Quindi allo Stato conviene incentivare la concorrenza delle scuole private invece di ridurre gli stanziamenti per la suola pubblica. Magari incentivando il buono-scuola, che farebbe nascere la concorrenza tra sistema pubblico e sistema privato in modo da far vincere l’istituto migliore. A onor del vero ci sono anche i dati Ocse relativi al 2010. Secondo i quali la spesa media per studente in Italia (9.055 dollari) non è lontana dai livelli Ocse (9.249 dollari), ma è  diversamente distribuita tra i vari gradi di istruzione. È sopra la media per la scuola dell'infanzia (nona su 34 Paesi, con quasi 8.000 dollari) e la primaria (decima su 35), mentre scende sotto la media per la scuola secondaria (18esima con 9.111 dollari) e per l'istruzione universitaria (24esima, con 9.561 dollari contro la media Ocse di 13.179). Quindi è solo l’Università quella che “merita” un eventuale aumento.

15 - Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali. Giusto, anche se bisognerebbe distinguere tra giornali “veri” e quelli “fantasmi”, nati solo per incassare i finanziamenti di Stato. Ci sarebbe, però, una piccola controindicazione: senza il finanziamento pubblico ai giornali l’informazione sarebbe un monopio della Confindustria e di qualche industriale. Ma si può fare, tanto c’è la Rete dove è tutto gratis.

16 - Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza. Italiano a parte, si tratta di investire circa 10 miliardi di euro per i prossimi 5 anni (Fonte: Rapporto Caio 2009) se si intende raggiungere la leadership europea nelle tecnologie di trasmissione dati. Un’ipotesi più conservativa prevede un investimento di 5,4 miliardi di euro spalmati in 4 anni. Si può fare ma la domanda è sempre la stessa: come si finanziano questi investimenti?

17 - Abolizione dell’Imu sulla prima casa. Il costo per lo Stato è di circa 4 miliardi. Si può fare basta dire dove si trovano i soldi.

18 - Non pignorabilità della prima casa. Folle. Le banche concedono mutui per comprare la casa solo se chi lo sottoscrive offre delle garazie reali. Le giovani coppie non hanno altro da dare in garanzia che la casa che stanno acquistando con i soldi della banca. Se si vieta alla banca di pignorarla si blocca completamente il mercato dei mutui. Altro discorso è la non pignorabilità della prima casa per debiti fiscali. Forse intendevano questo…

19 - Eliminazione delle province. Risparmio previsto: circa 2 miliardi a regime (fonte: Andrea Giuricin).

20 - Abolizione di Equitalia. Buona idea. Le tasse si pagano online sul sito www.beppegrillo.it

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