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La Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione all'Italia in materia di asilo. Con una lettera di costituzione in mora (primo passo della procedura di infrazione) la Commissione Ue esorta Italia, Grecia e Croazia ad attuare correttamente il regolamento Eurodac per la raccolta di impronte dei migranti.

La Commissione ha inviato lettere amministrative a Roma già a ottobre, per chiedere di garantire la corretta applicazione del regolamente Eurodac che impone la presa delle impronte digitali dei richiedenti asilo e loro trasmissione al sistema centrale entro 72 ore. "Dopo due mesi non si è risposto in modo efficace alle preoccupazioni", si spiega in una nota, e per questo la Commissione ha l'esecutivo comunitario ha deciso di inviare la lettera di messa in mora.

I motivi del contenzioso

Secondo i calcoli della Commissione Ue, nei primi sette mesi dell'anno non sarebbero stati registrati oltre 60 mila migranti sbarcati sulle coste italiane. Il capo dipartimento Immigrazione del ministero dell'Interno Mario Morcone ha spiegato invece che nel 2015 "sono arrivate in Italia circa 150mila persone e oltre 110mila sono stati collocati nel sistema d'accoglienza". Per questo il ministro dell'Interno Angelino Alfano avverte: "per il lavoro svolto" l'Italia "merita solo un grazie dalla Ue". In una lettera alla Commissione del 3 dicembre, i ministri degli Interni francese Bernard Cazeneuve e tedesco Thomas de Maiziere chiedono "centri in grado di accogliere le persone e tenerle il tempo necessario per la loro identificazione, raccolta di impronte e registrazione delle loro coordinate nel database di Eurodac, in modo tale che le verifiche di sicurezza necessarie possano essere effettuate, e sia stabilito con chiarezza" il loro destino.

E ora che succede?

Dopo aver ricevuto la lettera di messa in mora, un Paese ha due mesi di tempo per rispondere. Se non risponde o se non fornisce risposte soddisfacenti, l'Ue sollecita la fine del comportamento per il quale è partita la sanzione. Se il comportamento scorretto continua, la Ue chiedel'intervento della Corte di Giustizia europea.

Aumentano le richieste d'asilo in Italia e in Europa

Intanto Eurostat ha comunicati i dati sulle richieste d'asilo in Ue, che nel terzo trimestre 2015 sono state 410mila, il doppio rispetto al trimestre precedente. I numeri più alti in Germania e in Ungheria (108mila ognuna; 26%), seguono Svezia (42.500; 10%), Italia (28.400; 7%) e Austria (27.600; 7%). In Italia il dato sale del 91% sul trimestre precedente.

Il primo Paese di origine richiedenti asilo, nel terzo trimestre 2015 in Italia è stata la Nigeria (7.575; 27%), seguono Pakistan (2.990; 11%) e Bangladesh (2.830; 10%). Su 410mila prime richieste di asilo presentate nel terzo trimestre 2015 in Ue, una su tre (137.900; 33%) è stata presentata dai siriani. Circa due terzi di queste sono state registrate in due Stati membri: in Ungheria (53.100) e in Germania (35.800). L'Afghanistan resta il secondo Paese di origine in Ue, con 56.700 primi richiedenti asilo (14%): circa la metà di questi hanno presentato richiesta in Ungheria.

Il terzo Paese di provenienza è l'Iraq, con 44.400 primi richiedenti asilo (11%): oltre un quarto di questi hanno fatto richiesta in Finlandia (11.600). Il numero di primi richiedenti asilo per milione di abitanti in Italia è di 467; il più alto in Ue è in Ungheria 10.974; davanti a Svezia (4.362), Austria (3.215), Finlandia (2.765) e Germania (1.334). All'opposto si trovano Slovacchia (3 richiedenti per milione d'abitanti), Croazia (8), Romania (14), Portogallo (21) e Repubblica Ceca (25).

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