Politica

Matteo Salvini e la doppia morale

Si fa immortale nella villa del boss confiscata, poi protesta per la sentenza della Cassazione che blocca i conti della Lega: da giustiziere a vittima

Matteo Salvini

Sara Dellabella

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Voleva chiudere i porti e invece gli hanno chiuso il conto corrente. Per paradosso, il segretario della Lega Nord si trova senza un euro a disposizione dopo che la Cassazione ha disposto il sequestro dei conti fino al ristoro di 49 milioni di euro.

Così non si sa bene in quale veste delle sue molteplici, Matteo Salvini ha chiesto un colloquio a Mattarella, come un cittadino qualunque vessato dalla giustizia.

La vicenda

La vicenda parte dalla sentenza, pronunciata dal tribunale di Genova un anno fa, nei confronti di Umberto Bossi e di Francesco Belsito - il primo fondatore, il secondo ex tesoriere, della Lega - accusati di truffa allo Stato sui rimborsi elettorali e condannati rispettivamente a 2 anni e mezzo e a 4 anni e 10 mesi.

Allora, i giudici di Genova disposero la confisca diretta di quasi 49 milioni di euro a carico della Lega quale "somma corrispondente al profitto, da tale ente percepito, dai reati per i quali vi era stata condanna" ovvero una maxi truffa sui rimborsi elettorali ottenuti gonfiando i bilanci leghisti.

Dall'analisi dei fascicoli ritrovati negli uffici dell'allora tesoriere Belsito durante le indagini, gli inquirenti porteranno alla luce quella famosa cartellina The Family dove erano annotate tutte le spese della famiglia Bossi, compresa la laurea comprata in Albania per il delfino Renzo, detto il "trota".

Un altro filone dell'indagine ha poi svelato che i soldi dei rimborsi sono stati spesi per l'acquisto di diamanti e lingotti d'oro. Una bufera che travolse il partito arrivato in Parlamento al grido di "Roma ladrona" e come contrappasso portò alle dimissioni di Bossi dalla carica di segretario.   

Nel 2001, l'indagine prende il via a Milano acquisendo i documenti delle procure di Napoli e Reggio Calabria, ma poi viene spezzato in due avendo sede a Genova la banca sulla quale venivano accreditati i rimborsi.

La procura, dunque, aveva chiesto e ottenuto, il 4 settembre 2017, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di tale somma, ma le cifre finora sequestrate ammontano a poco più di 2 milioni.

La richiesta del pm di estendere l'esecuzione del sequestro era poi stata respinta dal Riesame, ma la Cassazione, con la sua decisione, ha rinviato per un nuovo esame gli atti ai giudici di Genova.

I giudici di piazza Cavour, infatti, mettono in rilievo "l'irrilevanza della fonte del sequestro" perché, si legge nella sentenza depositata oggi, "l'oggetto della misura cautelare è sempre quella del decreto originario, che tra l'altro non è stata oggetto di contestazione", e cioè "l'esistenza di disponibilità monetarie della percipiente Lega Nord che si sono accresciute del profitto di reato, legittimando così la confisca diretta del relativo imposto, ovunque e presso chiunque custodito e quindi anche di quello pervenuto sui conti e/o depositi in data successiva all'esecuzione del provvedimento genetico".

Con il sequestro dei conti ogni cifra che dovesse arrivarvi sarebbe bloccata e per questo Salvini parla di attacco giudiziario, perché senza soldi non si può far politica. Nel frattempo i pm genovesi hanno aperto un nuovo fascicolo per riciclaggio per l'utilizzo occulto dei rimborsi illeciti anche dopo la gestione Bossi-Belsito. 

49 milioni che non ci sono

Anche perchè di questi 49 milioni nelle casse del partito non c'è traccia e qualcuno sospetta che siano stati dirottati su fondi esteri per metterli al sicuro. Una macchia che pesa sull'immagine della Lega legalitaria e manettara nata all'indomani di Tangentopoli che oggi vede in primo piano il segretario e ministro dell'Interno Matteo Salvini che ha chiesto un incontro al Quirinale per lamentarsi di una presunta ingerenza di un altro potere dello Stato sull'esecutivo.

Proprio da chi ha fatto della legalità una bandiera oggi si trova a bruciarla come in tempi "d'oro" fece con il tricolore, tant'è che quest'ultima sortita non ha trovato neppure la sponda del Movimento 5 Stelle che ha preso le distanze da questa vicenda.

Se l’altro giorno Salvini si faceva il bagno nella villa confiscata, dopo poche ore si ritrova a protestare contro una sentenza della magistratura. Bella la legalità, quando riguarda gli altri.

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