Politica

Matteo Renzi: dopo le elezioni, la resa dei conti

Non sarà scissione ma molto di più. Con toni diversi dentro al Pd sono molti ad annunciare il "golpe" contro il segretario

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Sara Dellabella

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“Il 5 marzo, non cambiamo partito, cambiamo il partito”. Questo è il manifesto affisso sulle porte chiuse dei circoli di Caltanissetta che annunciano la bufera in casa Pd. Fin dalla presentazione delle liste, l’aria che tira dalle parti del Nazareno è un po’ quella.

L’ex tesoriere dei Ds e parlamentare Pd, Ugo Sposetti, è arrivato a definire “Renzi è un delinquente seriale. Ora facciamo campagna elettorale per il Pd. Dopo il 4 marzo ci occuperemo della delinquenza”.

Le rivolte locali

Così per giorni, i circoli, quella che una volta era considerata la base e il patrimonio della sinistra, sono stati impegnati in assemblee permanenti contro le candidature calate dall’alto che non rispecchiano alcuna appartenenza con il territorio e la sua storia. Casus belli quello bolognese dove il Pd ha schierato Pier Ferdinando Casini considerato nella città rossa come un corpo estraneo.

A Taranto, fortemente provata dall’Ilva e da una pesante crisi ambientale, gli iscritti hanno occupato la federazione contro la candidatura di Ubaldo Pagano a scapito del tarantino Ludovico Vico che da anni segue le vertenze territoriali.

In Sicilia sono nati “i partigiani del PD” pronti a fare la resistenza contro Renzi. Qualche giorno fa, un gruppo di dirigenti locali si è dimesso in contrasto con la modalità con cui sono nate le liste. L'ex responsabile organizzazione del Pd Sicilia, Antonio Rubino spiega "nella composizione delle liste non si è cercato alcun confronto con il territorio. Si sono preferiti gli amici di... in una logica di fidelizzazione. Quello che nasce oggi è un modello di partito contrario al modello padronale a cui stiamo assistendo".

Nell'isola anche il capogruppo alla regione Antonello Cracolici usa toni pesanti: “dopo il 4 marzo si porrà il problema della natura del partito e del segretario nazionale. Non garantisce il pluralismo e persegue il disegno di un’omologazione del PD con il centrodestra”.

Voglia di resa dei conti

Non sarà scissione, ma una vera e propria resa dei conti. Con toni diversi dentro al Pd sono molti ad annunciare il golpe contro il segretario. Tuttavia non sarà partita facile per le minoranze, visto che gli organi di partito sono a maggioranza renziana e solo un altro congresso potrebbe invertire i numeri.

Ma tra i big sono molti a pensare che l’era Renzi dentro al Pd debba concludersi, prima che il Pd perda definitivamente la sua fisionomia.

Una mano al cambio di rotta potrebbero darle proprio le elezioni. Se il Pd non raggiungesse neppure il 25 per cento, le fronde avrebbero l’occasione di suonarle alla segreteria e a quel gruppo dirigente che anche nella composizione delle liste ha cercato di limitare al massimo la presenza di orlandiani, emiliani e gentiloniani, arrivando ad irritare persino Marco Minniti.

Insomma, la campagna elettorale è appena iniziata e per il Pd la partita si gioca sia dentro che fuori casa.

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