Mattarella al Quirinale e il centrodestra a un bivio

La fine del patto del Nazareno apre una lunga campagna elettorale. Tra Renzi e Berlusconi c’è da chiedersi chi vincerà. La partita non è chiusa

Silvio Berlusconi

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi – Credits: TIZIANA FABI,TIZIANA FABI/AFP/Getty Images

Marco Ventura

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E adesso? Che cosa farà Silvio Berlusconi? Che ne sarà di Forza Italia? E Angelino Alfano col suo Ncd alleato di governo di Matteo Renzi, come si comporterà? Il "tradimento" del Patto del Nazareno pone il centrodestra in tutte le sue componenti, di maggioranza e di opposizione, davanti a scelte necessarie, a un bivio, alla gestione di una fase scomoda e pericolosa. Che prelude all’avvio di una lunga campagna elettorale. In gioco c’è un bacino potenziale di elettori moderati disorientati. Che guardano a Berlusconi, il leader naturale e insuperato del centrodestra, a Alfano e agli altri moderati e centristi che occupano poltrone nell’esecutivo e sono alleati di Matteo, e allo stesso Renzi che non ha mai nascosto la sua ambizione di superare la disfida destra-sinistra per mettersi a capo di un "partito della nazione" che rottami le etichette (fagocitando parte degli elettori berlusconiani).

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Adesso il pragmatico, machiavellico, incontenibile Matteo lancia un appello alla "massima convergenza", alla quarta votazione, sull'"autorevole servitore dello Stato" Sergio Mattarella come presidente della Repubblica. Ma tutti sanno (nessuno ha smentito) che il nome di Mattarella è stato "suggerito" dal capo di Stato uscente, Giorgio Napolitano, che già lo aveva nominato giudice costituzionale. E gli italiani, se anche lo hanno conosciuto, non lo ricordano: Mattarella è Mister X.

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Esponente (non di primissimo piano) di una corrente dc attiva nella Prima Repubblica sotto l’ombrello di Ciriaco De Mita, neanche esaustiva di tutte le anime dei cattolici di sinistra (c’erano pure i catto-comunisti e quelli che guardavano al sindacalismo di Donat Cattin), Mattarella è un siciliano di 73 anni, notabile  esperto di alchimie costituzional-elettorali (ricordate il Mattarellum?), espressione della vetusta tradizione Dc. Lui, come Leoluca Orlando, nasce all’Università e si dà alla politica (dopo la morte violenta del fratello Piersanti, presidente della Regione ucciso dalla mafia). Pacato ma duro, Mattarella si dimette nel 1991 con altri quattro ministri demitiani dal governo Andreotti, contro la fiducia sulla Legge Mammì che avrebbe regolarizzato le Tv berlusconiane (quelle che rompevano il monopolio della Tv di Stato); esce al grido “fascisti!” dal congresso dei popolari nel ‘94, contro Rocco Buttiglione che progettava di portare il partito nel Polo di Berlusconi. E definisce "un incubo irrazionale" l’ingresso di FI nel Partito popolare europeo. Vi pare abbastanza per indisporre Berlusconi?

Non contento di rompere il "Patto del Nazareno" e proporre il diavolo all’acqua santa (o viceversa, fate voi), Renzi pretende di tenere in piedi le sue tre carte (tre tavoli, tre maggioranze), cioè la maggioranza di governo, quella sulle riforme e la terza, sul capo dello Stato. E lancia l’appello alla "massima convergenza" su una candidatura oggettivamente dirompente, confidando forse nel ricatto-spauracchio di qualcuno ancora più inviso a Berlusconi (un magistrato?).

Matteo si fa forte della forza che ha, se mi perdonate il gioco di parole. Solo che Berlusconi non è uno sprovveduto. Lui e Matteo sono giocatori di poker. Imprevedibili. C’è da chiedersi chi fregherà chi. La partita, infatti, non è finita. Berlusconi dovrà gestire il dissenso dei fittiani, che gongolano per il tradimento del Nazareno (che aborrivano). Fittiani tra i quali qualcuno potrebbe paradossalmente votare Mattarella, tanto per rimarcare la fine dell’“inciucio” con Renzi.

Anche Napolitano fu eletto in modo divisivo, almeno negli scrutini della Camera, cioè non come il presidente di tutti. E per l’ennesima volta l’Italia avrà un presidente di sinistra (diversamente di sinistra, ma di sinistra), per almeno sette anni. Però, pretendere che Berlusconi sia anche d’accordo e lo voti, dopo che gli è stato imposto senza alcuna creanza, mi pare davvero eccessivo. Quanto a Alfano e ai suoi, faranno quanto (gli) serve per non perdere la poltrona. Fin quando non avranno bisogno di riallinearsi a Forza Italia, per non perdere le incombenti elezioni.

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