Governo: la solitudine di Mattarella

Rispettoso del suo ruolo di arbitro neutrale si confronta con i "Mister Like" della politica che al bene del Paese antepongono la competizione personale che va oltre ogni rispetto istituzionale

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - 6 maggio 2018 – Credits: ANSA/ETTORE FERRARI

Sara Dellabella

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Un governo ci vuole e a questo punto non può essere che un governo del Presidente. Così Sergio Mattarella dopo aver incassato una serie di indisponibilità ha preso in mano le redini della legislatura, per evitare che si concluda ancora prima di iniziare. La responsabilità di questa situazione, ha precisato il Capo dello Stato, è tutta dei partiti che dopo 67 giorni di tira e molla ancora sono lì a chiedere tempo.

Ma il tempo del gioco è finito. Alle porte c’è un importante G7 canadese, le discussioni europee sulla distribuzione dei migranti, l’unione bancaria e la zona euro. Tanto per citare gli appuntamenti che si terranno ben prima del 22 luglio, data invocata per un possibile ritorno alle urne. Appuntamenti dove l’Italia ha bisogno di un rappresentante credibile soprattutto nelle trattative europee dove spesso abbiamo scontato gli errori del passato.

Inoltre, se si tornasse a votare a stretto giro gli esiti elettorali potrebbero non essere diversi, rigettando il Paese nello stesso stallo vissuto in questi due mesi e per questo Mattarella nel suo discorso ha sconsigliato ottobre come opzione, quando da chiudere ci sarebbe la legge di bilancio, la più importante che il parlamento approva, che definisce gli impegni di spesa del nostro Paese, pena l’esercizio provvisorio. Secondo la legge va approvata entro il 31 dicembre e per mettere in sicurezza i conti anche il governo di garanzia proposto avrebbe la stessa durata.

La mancanza di rispetto istituzionale

La preoccupazione di fronte all’empasse non è tanto quella di sostituirsi all’inconcludenza dei partiti, ma di ergersi a arbitro neutrale per mettere in sicurezza il Paese sia sul piano interno che esterno. Ci saranno nuove votazioni, ma con la stessa legge elettorale e gli stessi leader in campo. È difficile immaginare uno scenario diverso, se non quello di una polarizzazione a destra dei voti vista l’impossibilità attuale del Pd di allearsi con chicchesia. Ma anche in questo caso l’obiettivo del 40 per cento potrebbe essere lontano.

Ma di fronte al discorso di Mattarella e alla sua gravità, la velocità dei partiti antisistema di rigettare ogni soluzione è sembrata inopportuna. I “mister like” che popolano la nostra scena politica hanno mostrato ancora una volta che la competizione personale per la presa del potere vale più di ogni rispetto istituzionale. Che l’argine posto dal Quirinale e i tentativi di mediazione del Presidente, in questo videogioco, non sono altro che un ostacolo da abbattere per la presa del Palazzo. Quello stesso palazzo che da 67 giorni è rimasto vuoto e dove i parlamentari hanno intascato stipendi da capogiro avendo partecipato solamente a due sedute. Alla faccia della lotta alla casta e della retorica della lotta ai vitalizi.

Un governo neutro, che non si mischi con questa classe politica immatura e i cui membri non siano candidati alla fine dell’esperienza di governo. Probabilmente perché chi oggi conta veramente non ambisce ad abitare in questo verminaio dove quello che conta maggiormente è il numero di like sotto ad un post e dove si è perso totalmente il senso delle istituzioni e della responsabilità politica, che altro non è che interesse per il bene comune.

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