Claudia Daconto

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A un certo punto della conferenza stampa fiume convocata presso la sede della Stampa Estera per presentare il suo libro che esce domani, “Un marziano a Roma” edito da Feltrinelli, viene chiesto a Ignazio Marino come mai nell'opera non ci sia traccia delle piccanti rivelazioni contenute nei famosi quaderni vergati a mano dallo stesso ex sindaco e agitate sempre come spauracchio contro gli esponenti del Pd che lo avrebbero tradito e accoltellato a morte.

Per settimane molti di loro si sono tormentati inutilmente temendo chissà quale accusa, pronti a dare mandato ai propri avvocati per far partire le querele. Invece niente. Da qui sorge legittimo il sospetto o che Marino si sia voluto auto-censurare o che sia stata la casa editrice a rifiutarsi di esporsi alla valanga di cause che sarebbero scattate se il testo avesse effettivamente riportato le presunte pressioni, minacce, raccomandazioni subite dall'ex primo cittadino nei 28 mesi di governo della Capitale.

Nessuna notizia
Chi ha contato i giorni sul calendario nell'attesa dell'uscita ufficiale del libro, prevista domani con presentazione al pubblico presso la libreria Feltrinelli di via Appia Nuova, sappia perciò che ne rimarrà deluso: in 304 pagine non c'è traccia di una vera notizia.

Anche la ricostruzione dei presunti tentativi da parte del vicesegretario nazionale del Pd Lorenzo Guerini per imporgli come vice sindaco l'ex presidente dell'Assemblea Capitolina Mirko Coratti, arrestato nell'ambito dell'inchiesta su Mafia Capitale, era un fatto che Marino aveva già reso noto.

D'altra parte lo ha dichiarato egli stesso prendendo la parola in conferenza stampa: "questo libro non è né un testamento né una vendetta, bensì un volume di analisi e di prospettiva, un gesto d'amore verso i romani”. “Un gesto d'amore” che non contempla, per esempio, alcuna spiegazione in merito alle cene “istituzionali” per cui Marino è stato indagato dalla Procura di Roma e per cui, pochi giorni fa, i pm titolari dell'inchiesta, Roberto Felici e Pantaleo Polifemo, avrebbero chiesto il rinvio a giudizio ipotizzando il reato di peculato.

Nessuna chiarezza
Come sempre in passato, nemmeno presentando oggi il suo libro-verità, Ignazio Marino ha voluto fare chiarezza sulle 56 cene private, fatte passare come incontri istituzionali e quindi pagate con i soldi dei romani. Nemmeno oggi Marino ha dichiarato chi furono i suoi commensali trincerandosi dietro il solito “no-comment” ed esortando i giornalisti a chiedere conto anche a Matteo Renzi delle fatture sospette risalenti all'epoca in cui l'attuale premier ricopriva la carica di presidente della provincia di Firenze, oggetto a loro volta di un'inchiesta che la Corte dei Conti ha però già deciso di archiviare.

Silenzio assoluto anche sul suo futuro politico e quindi su una sua eventuale candidatura a sindaco di Roma. “Non faccio balletti: non ho detto ancora né sì né no” ha risposto spazientito Marino senza rendersi conto di contraddirsi da solo. Ha bacchettato gli altri candidati che a due mesi dalle elezioni ancora non hanno presentato un proprio programma (“Riccardo Giachetti non lo conosco nemmeno – ha detto sbagliando anche il nome del candidato Pd – ma spero ci possano essere candidati di statura molto più elevata di quelli che si sono presentati finora”), ma quando un giornalista gli ha fatto notare che anche insistere nel non voler sciogliere la riserva a due settimane dalla presentazione delle liste non appare un comportamento molto rispettoso dell'elettorato, lui ha fatto spallucce.

L'incontro riparatore con il Papa
Questo per quanto riguarda quanto nel libro non c'è. Quello che c'è è invece il resoconto dell'incontro “riparatore” con Papa Bergoglio avvenuto all'inizio di febbraio e che il Papa avrebbe autorizzato Marino a raccontare nel libro. “Ho avuto una piacevole conversazione con Papa Francesco durante la quale ho ripercorso in termini severi la mia visione dei fatti” ha spiegato Marino riferendosi alla scomunica in mondo-visione subita quando, sull'aereo che lo riportava a Roma dopo il viaggio a Filadelfia per l'incontro con le Famiglie, il pontefice sbottò “sia chiaro, Marino non l'ho invitato io”.

L'ex sindaco ha infatti aggiunto che “non va attribuito a lui ciò che va attribuito a Renzi e al Pd, anche se alcuni hanno voluto interpretare le sue parole come un via libera contro Marino per potersi liberare di questa figura scomoda”.

Quello che c'è in queste pagine, e nelle parole pronunciate oggi per presentarle, sono le accuse, per nulla inedite, contro il premier reo di non essere stato eletto “unico caso dell'Europa a 28, credo”, di sedere “a tavola con le lobby”, di avergli imposto, attraverso il commissario Matteo Orfini degli assessori “arrivati lì all'unico scopo di fare da guastatori” e di “non amare abbastanza Roma” per averle negato, sotto la sua sindacatura, i fondi necessari a sostenere gli extra costi in carico a una Capitale.

L'attacco al Partito
Ma Marino ne ha anche per il suo partito: “se ne avessi seguito i consigli sarei finito in cella di isolamento”. Un partito di cui, nonostante tutto, il marziano conserva ancora la tessera, rinnovata nel 2015 ma non ancora nel 2016. Chissà se lo farà. Forse sì, forse no. Probabilmente dipenderà dallo spazio che l'ex sindaco crederà di potersi ritagliare all'interno. Come leader della minoranza, si presume. Anche se è improbabile che gli altri candidati già in campo intendano rassegnarsi farsi da parte per lasciargli lo scettro.

D'altra parte non lo ha fatto nemmeno Stefano Fassina, candidato di Sinistra italiana a Roma che, giunti ormai a questo punto, difficilmente si ritirerà dalla corsa nel caso Marino dovesse decidersi a candidarsi. Ipotesi altamente improbabile. La strategia dell'ex sindaco è ormai scoperta: finché potrà continuerà, come con l'attesa per l'uscita di questo libro, a tenere il Pd in fibrillazione. Ma con un probabile rinvio a giudizio che pende sulla sua testa e i sondaggi che non gli attribuiscono nemmeno una percentuale a due cifre, Marino si guarderà bene dal compiere un salto nel buio. Marziano sì, ma solo fino a un certo punto.

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