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Nuova giunta a Roma: così Marino sfida Renzi

Nessun renziano nella squadra targata Orfini. Il sindaco non ha digerito il commissariamento da parte del suo partito. E ora apre a Sel

nuova giunta roma

Claudia Daconto

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Si è compiuto oggi, con il terzo rimpasto di giunta in tre anni, l'ultimo disperato tentativo di Ignazio Marino per restare a galla nonostante le recenti bordate di Matteo Renzi, Mafia Capitale, i reportage sul degrado di Roma pubblicati ogni giorno dalla stampa nostrana e internazionale, i sondaggi in crollo verticale, gli scioperi bianchi dei macchinisti dell'Atac, le contestazioni, il discredito diffuso.


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Una giunta tutta targata Pd in cui fanno il loro ingresso il senatore piemontese anti “no-tav” Stefano Esposito, già da tempo commissario dem a Ostia, che assumerà la guida dell'assessorato ai Trasporti, l'ex sottosegretario alla Scuola nei governi Monti e Letta, Marco Rossi Doria che andrà appunto alla Scuola e alle Periferie, la consigliera comunale Luigina Di Liegro, nipote del fondatore della Caritas Don Luigi Di Liegro, che occuperà la casella del Turismo e infine Marco Causi, confermato per la carica di vicesindaco con delega al Bilancio.

 

Tra loro neanche un renziano (avrebbero tutti rifiutato l'offerta) e nessun zingarettiano. Lo stesso Esposito, considerato da molti vicino al premier, è soprattutto un uomo del presidente Pd e commissario romano Matteo Orfini. L'operazione restyling, su cui presentandosi ieri alla Festa dell'Unità disertando l'appuntamento ufficiale di oggi, il premier non ha voluto mettere la faccia, potrebbe insomma non bastare per convincere Renzi che la svolta sia quella buona.

Marino ha voluto rispondere alla lettera aperta di Renzi, pubblicata oggi su Il Messaggero, assicurando che se sono serviti due anni per cambiare il governo della città, nei prossimi tre sarà la città stessa a cambiare. Ma ha anche sfidato il premier a giudicarlo sulle cose fatte e che saranno fatte a breve. Quindi la lista dei prossimi interventi per trasformare Roma in una città più pulita, più vivibile, più interconnessa, con più autobus, più corsie preferenziali, più cassonetti e spazzini per strada, e convincere tutti, i romani in primis, che l'annunciata “fase due” non sarà solo un'operazione di facciata.

Perché se era prevedibile anche per lui che, come lo avvisò il premier con un sms a poche ore dalla sua proclamazione a sindaco, i prossimi 5 anni sarebbero stati “straordinari ma molto impegnativi”, mai Marino si sarebbe aspettato, ha detto, “di trovare le casse vuote, un disavanzo di quasi un miliardo, criminali e corruzione diffusa. Mancavano solo le mine antiuomo – ha ironizzato il primo cittadino - tutto il resto c'era”.

E nemmeno si aspettava, Marino, di ritrovarsi di fatto commissariato dal suo partito, il Pd, che aveva tentato in tutti i modi di tenere il più possibile fuori dai giochi. Così invece è. Lo ha rivelato lui stesso: con Orfini si sono sentiti praticamente giorno e notte. La firma sull'intera operazione è infatti quella dell'ex dalemiano delegato da Matteo Renzi a risolvere il “pasticcio romano”.

A tradire i veri sentimenti del “Marziano” sono infatti il volto tirato, le borse sotto gli occhi, la voce stanca, l'assenza di quell'atteggiamento arrembante mostrato qualche giorno fa proprio alla Festa dell'Unità, quando ancora pensava di poter dire la sua sul rimpasto imponendo anche candidature al limite dell'improbabilità, quando Luigi Nieri era ancora il suo vicesindaco, non si era consumata la rottura, non c'era stato il rifiuto da parte di Marino di sostituirlo con Francesco Forgione trovandosi costretto ad accettare un vice del Pd e quando Sel era ancora l'alleato di governo.

Un alleato “determinante”, lo ha definito oggi il sindaco augurandosi che “questa alleanza continui sui temi, i concetti, i principi” nonostante la conferma, da parte di Sel, della scelta dell'appoggio esterno che scatterà di volta in volta a seconda delle delibere in esame. La prova del fuoco si svolgerà già nei prossimi giorni. Entro il 31 luglio va infatti approvato l'assestamento di bilancio e i numeri della maggioranza in assemblea capitolina sono ormai molto risicati. Un nuovo incidente è insomma dietro l'angolo e la nuova giunta balneare rischia di non arrivare nemmeno a settembre.

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