Marino: tutta la verità sulla sua "giunta marziana"

Tra rifiuti, ripicche, veti incrociati e maldipancia malcelati ecco come è nato il nuovo governo di Roma

La squadra degli assessori di Ignazio Marino (Credits: Maurizio Brambatti/Ansa)

Andrea Soglio

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Altro che "Non è politica, è Roma!" come recitava lo slogan della sua campagna elettorale. La lunga e faticosa gestazione della squadra di governo del neo sindaco della Capitale Ignazio Marino ha dimostrato, una volta di più, che, in realtà, è sempre politica. Anche quando di mezzo ci si mette un "marziano".

Ecco, dunque, tutta la verità sulle due settimane trascorse dal giorno dell'elezione, il 10 giugno scorso, e quello della presentazione, ieri, della nuova giunta.

"SENZA UNA GIUNTA"

Per comporre il puzzle della sua squadra di governo, Ignazio Marino ha impiegato due settimane piene. Troppo per alcuni. Al punto che, ormai a ridosso della scadenza del 1 luglio, data di convocazione del primo consiglio comunale, i pezzi non sembravano ancora trovare il giusto incastro. Nei giorni convulsi della composizione della squadra, diverse fonti parlavano di “una situazione complicatissima” che il sindaco sembrava non riuscire a sciogliere messo continuamente contro il muro dai veti incrociati dei partiti e dai rifiuti da parte dei prescelti per la carica di assessore che lo avrebbero costretto a trattative sfiancanti e continui rimaneggiamenti.

I RIFIUTI

Ignazio Marino, che sognava di dar vita a una giunta di tutti tecnici, alla fine si è dovuto arrendere, inserendo dei politici. Numerosi, infatti, i “no” che il neo sindaco è stato costretto a ingoiare. Tutti hanno giustificato il proprio rifiuto adducendo motivazioni di carattere professionale, o personale, o politico. Nessuno, però, ha avuto il coraggio di dire la verità: 3.500 euro al mese per assumersi la responsabilità, e soprattutto le rogne, di un assessorato nella Capitale, sono davvero troppo pochi rispetto agli stipendi a tre zeri cui avrebbero dovuto dire addio per 5 anni.

Niente da fare, dunque, per il direttore di Radio3 Marino Sinibaldi che il sindaco avrebbe voluto piazzare alla Cultura. Idem per Giovanni Legnini, sottosegretario di Enrico Letta (con delega all’editoria), che dopo lunga riflessione ha così spiegato il suo "no" alla nomina ad assessore al Bilancio: “Per non lasciare il lavoro avviato nelle importanti deleghe affidatemi dal presidente Letta, per non privare la mia regione, l’Abruzzo, dell’unica rappresentanza di governo”. Più realisticamente, a far scappare Legnini, devono essere state le perdite accumulate nelle casse del Comune di Roma pari a un miliardo e 200 milioni solo nel 2012.

Anche la presidente dell'Audis (l'Associazione delle aree urbane dismesse), Marina Dragotto, che con la giunta Alemanno firmò il "Protocollo della qualità urbana di Roma Capitale") e che era stata pensata come 'tecnico' ideale per l'assessorato all'Urbanistica, ha preferito declinare. Ufficialmente perché la sua “è una preparazione tecnica mentre il ruolo di assessore è molto, molto politico”.

Ma non sono stati solo i cosiddetti “tecnici” a guardarsi bene dall'entrare in giunta. Lorenza Bonaccorsi, deputata renziana, ha detto no all'assessorato al Turismo. Per lasciare il suo scranno a Montecitorio, pretendeva quantomeno di fare il vicesindaco. E un "no, grazie" è arrivato anche dall'altra deputata Pd Marianna Madia la quale, il giorno dopo essere stata contattata da Marino, ha sparato a zero sui suoi parlando di “mediocri filiere di potere” e di “troppi delinquenti nel partito”.

LO SCHIAFFO DI GRILLO

A fare più rumore di tutti gli altri è stato, però, il sonoro schiaffo rifilato a Ignazio Marino da Beppe Grillo. Fiutando le reali intenzioni del sindaco – disarmare l'opposizione dei 5 Stelle offrendo loro un posto in giunta – il grande Capo si è affrettato a delegittimare il sondaggio on line lanciato dai quattro consiglieri guidati dall'ex candidato sindaco Marcello De Vito per chiedere alla base romana di dire sì o no alla proposta di Marino di avanzare una candidatura femminile per l'assessorato alla Sicurezza e Legalità.

Se la spericolata manovra messa in atto dall'ex chirurgo fosse andata in porto – e a Roma i grillini ne sarebbero stati quasi tutti contenti visto il risultato del sondaggio – allora Marino sarebbe riuscito a compiere ciò in cui aveva fallito Bersani: un governo Pd-5 Stelle. Un'operazione che prima di ricevere lo stop da parte di Grillo, aveva comunque già messo in subbuglio l'elettorato mariniano e soprattutto i partiti, Pd e Sel, che il sindaco-marziano aveva pensato bene di tenere all'oscuro della sua mossa.

I MALDIPANCIA

Più che maldipancia, la proposta di un assessorato ai grillini avrebbe causato un vero e proprio travaso di bile all'intero Pd e agli alleati di Sel. Nero il segretario Guglielmo Epifani e quelli romano e laziale. Furioso i luogotenente di Nichi Vendola nel Lazio Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione, che mentre era ancora in corso il sondaggio on line tra gli iscritti al Movimento 5 Stelle di Roma, si è precipitato in Campidoglio per ricordare al sindaco che eventuali allargamenti di maggioranza non possono essere decisi all'improvviso e all'insaputa della coalizione che lo ha sostenuto in campagna elettorale.

Ma se non fosse bastato questo, Ignazio Marino è riuscito anche nell'impresa di far irritare quasi tutte le correnti del Pd rimaste a bocca asciutta: i franceschiniani per il «niet» su Michela Di Biase (compagna di Dario e da lui sponsorizzata attraverso un sms che ha causato all'amata più danni che altro), i popolari che non hanno un assessore e i renziani che volevano un loro esponente al posto della rinunciataria Bonaccorsi.

Goffredo Bettini, il Richelieu della politica romana, inventore del “Modello Roma” e delle candidature – tutte vincenti - di Francesco Rutelli, Walter Veltroni e per ultimo Ignazio Marino, se ne è volato, pare irritatissimo, nella sua magione tailandese. L'ex candidata alle primarie, l'altra renziana, Patrizia Prestipino, che puntava alla poltrona di vicesindaco, ha rilasciato al Messaggero un'intervista al vetriolo contro Marino e il suo stesso partito colpevole, a suo avviso, di non averla mai davvero sostenuta. Il giovane Mattia Di Tommaso, candidato socialista alle primarie, cui il futuro sindaco aveva affidato in campagna elettorale il dossier “Politiche giovanili”, di fronte alla misera offerta di un assessorato in municipio, avrebbe opposto un fiero rifiuto preferendo tornare a occuparsi della sua attività di avvocato.

Gemma Azuni (Sel), terza più votata dell'intera coalizione di centro-sinistra, nonché quarta classificata alle primarie del 7 aprile dietro ai big nazionali, amata e stimata moltissimo dagli elettori (compresi quelli di centrodestra), ma pochissimo dai vertici del suo partito, è rimasta a bocca asciutta. Assessore alle Politiche sociali naturale per le sue competenze in materia, si è vista preferire la sua ex dipendente in Provincia, Rita Cutini (Comunità di Sant'Egidio) nonché soffiare il posto di vicesindaco dal compagno di partito Luigi Nieri classificatosi secondo alle sue spalle dentro Sel con quasi 1.000 voti in meno di lei.

IL VICESINDACO

Doveva essere una donna. Ignazio Marino lo aveva promesso più volte in campagna elettorale. Alla fine nei tre posti apicali dell'amministrazione (sindaco, vicesindaco e presidente dell'Aula, che ancora deve essere eletto ma che con tutta probabilità sarà il consigliere di area popolare Mirko Coratti) ci sono finiti tre uomini.

A ricoprire la carica di vice Luigi Nieri, l'ex assessore alle Periferie della giunta Veltroni, ex assessore al Bilancio di quella Marrazzo in Regione ed ex consigliere regionale nell'era Polverini che Nicola Zingaretti, dopo lo scandalo dei fondi ai gruppi, non aveva voluto far ricandidare nel Lazio al pari degli altri consiglieri di centrosinistra. In occasione del confronto su Youdem.it tra i candidati alle primarie, Ignazio Marino aveva annunciato rivolgendosi ai concorrenti: “Se vincerò le primarie e poi le elezioni, farete tutti parte della mia squadra”. Li ha lasciati, invece tutti a casa arruolando, di fatto, solo chi si era ritirato dalla corsa proprio per sostenere il senatore Pd.

Marino ha motivato la sua scelta parlando di un rapporto di fiducia rafforzatosi in questi ultimi mesi di campagna elettorale ma che si era stabilito già all'epoca in cui il neo sindaco sedeva tra i banchi di Palazzo Madama quando proprio Luigi Nieri gli rivelò di considerarlo il candidato ideale alla poltrona di sindaco di Roma. Ma se così fosse, perché allora candidarsi alle primarie proprio contro Marino? E perché aspettare che glielo chiedesse Nichi Vendola prima di ritirarsi?

LA BADANTE-ASSESSORA

Ribattezzata “la badante di Marino”, a conquistarsi un posto al sole è stata anche il braccio destro del sindaco, per i più maligni “la segretaria”, Alessandra Cattoi già invisa ai romani per aver scritto su Fb, a commento di una foto che ritraeva il Colosseo, che quello era "uno dei (pochi) motivi per cui vale la pena vivere a Roma".  

Trentina, ufficialmente assunta nell'ufficio stampa del Pd, da 15 anni è l'ombra di Ignazio che oggi la premia affidandole l'assessorato alla Scuola con deleghe alle Politiche giovanili e Pari opportunità. Peccato che di Scuola Cattoi sappia al massimo quanto ha imparato tra i banchi del liceo. Le sue competenze infatti sono tutt'altre. Basta scorrere il suo curriculum – uno di quelli che Marino avrebbe attentamente valutato prima di fare le sue scelte – per rendersi conto che di tutto può essersi occupata la Cattoi (e in particolare di Salute e Sanità al fianco del chirurgo-senatore-sindaco) meno che di scuola e di giovani. 

IL SACRIFICIO DELLA DEPUTATA

A 36 anni, Marta Leonori è la più giovane tra i neo-assessori con delega al Commercio. Quando Marino l'ha implorata di accettare lei si trovava negli Stati Uniti. Ha dovuto fare di corsa le valigie e bere l'amaro calice. Ma perché rinunciare allo stipendio da deputata da 11mila euro netti al mese per assumersi una grana del genere? Per far contento l'amico sindaco? Difficile. Più probabile, invece, che il sacrificio le sia stato imposto dal suo partito, il Pd, per far entrare in parlamento l'ex Ccd, ex Udc, ex consigliere regionale Pd Marco Di Stefano, primo dei non eletti alla Camera, di area lettiana.

LO SLOGAN

Quello della campagna elettorale recitava: “Non è politica”. Quello di oggi: “E' sempre politica”.

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