Marino e il comune di Roma: perché è l'ultima chance

Dopo il rimpasto, al sindaco capitolino resta una maggioranza con un solo voto di scarto. E il piano di riforme sembra già troppo ambizioso

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Il sindaco di Roma Ignazio Marino presenta la nuova giunta – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Claudia Daconto

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La scommessa di Ignazio Marino, ma soprattutto di Matteo Orfini – vero e unico artefice dell’intera operazione di salvataggio del sindaco attraverso la giunta-ter presentata ieri – è che la caduta del “Marziano”, e quindi del governo Pd a Roma, avrebbe rischiato di trascinarsi dietro anche Palazzo Chigi e lo stesso Matteo Renzi. Il rischio, però, è che non basti nemmeno questo e che quella presentata come la cosiddetta “fase 2” non sia altro che una mano di vernice su un muro destinato comunque a venir giù.


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Il premier, che avrebbe preferito chiudere immediatamente  la faccenda con le dimissioni del chirurgo, ha infine accettato di concedere quest’ultima chance con l’atteggiamento di chi siede sulla sponda del fiume in attesa di veder passare il cadavere del nemico. Da parte sua, infatti, non è arrivato al sindaco e alla nuova giunta né un sms né un tweet d’incoraggiamento. Tanto che alla riunione di martedì prossimo convocata presso la sede dell’esecutivo per discutere delle risorse da destinare a Roma in vista del Giubileo, il premier non si farà vedere e manderà al suo posto il sottosegretario Claudio De Vincenti.

Per quanto il neo vicesindaco con delega al Bilancio Marco Causi racconti di aver accettato l’incarico solo dopo aver ricevuto direttamente da presidente del Consiglio la garanzia che il governo sosterrà la Capitale su questo fronte, non è un caso che tutti i renziani, contattati da Orfini per far parte della nuova giunta, abbiano, uno dopo l’altro, rispedito l’offerta al mittente. Al punto che quando lunedì sera, nel giorno del blitz a sorpresa di Renzi alla Festa dell’Unità, Lorenza Bonaccorsi ha risposto di “no” per l’ennesima volta, il commissario è sbottato accusandola di essere una “gruppettara”.

Proibendo ai suoi di accettare qualsiasi incarico, Renzi ha voluto dimostrare una volta di più la sua distanza da Roma e la ferma determinazione a non legittimare alcuna soluzione che si limiti a un mero rimescolamento di poltrone. Ma ha anche fatto capire di non voler avere nulla a che fare con Marino e che l’unica condizione per permettergli di andare avanti era quella che poi si è concretizzata nel suo commissariamento attraverso uomini come lo stesso Orfini, il prefetto Franco Gabrielli che guiderà l’intera macchina del Giubileo, il neo vicesindaco Marco Causi e il neo assessore ai Trasporti Stefano Esposito.

Nomine, queste ultime due, che hanno, d’altra parte, suscitato non pochi malumori nell’ambiente romano (LEGGI QUI: Chi sono i nuovi assessori). Causi, già assessore al Bilancio con Walter Veltroni, viene bollato come esponente di una stagione passata, e non priva di ombre, della politica capitolina. Stefano Esposito, carattere fumantino (“cattivo” per sua stessa ammissione), un po’ sergente di ferro un po’ anarchico, è già finito nel mirino dell’ala sinistra attiva fuori e dentro il Campidoglio per le sue posizioni a favore della Tav. Tanto che ieri, in segno di dissenso,  il capogruppo di Sel, Gianluca Peciola, ha lasciato sul suo scranno in Aula Giulio Cesare una copia del libro di Erri De Luca “La parola contraria”

E a proposito di Sel, con l’appoggio esterno del gruppo, Marino ha anche il problema di poter contare su una maggioranza forte di un solo voto di scarto, tanto che  i prossimi mesi rischiano di trasformarsi per lui in un percorso minato. Già ieri, mentre presentava la nuova giunta, la discussione sull’assestamento di bilancio, da approvare tassativamente entro il 31 luglio pena il commissariamento, subiva un preoccupante stop. La seduta è stata infatti sospesa per mancanza del numero legale dovuta all’assenza dei quattro consiglieri vendoliani.

Ed è proprio alla luce di questo primo incidente che il cronoprogramma presentato ieri dal sindaco appare forse troppo ambizioso rispetto alle premesse. Marino ha annunciato interventi a tutto campo: dai trasporti alla manutenzione del verde e delle strade, dalla rigenerazione urbana a soluzioni per l’emergenza abitativa. Secondo molti, un libro dei sogni impossibili da realizzare viste le gravissime condizioni in cui versa la città. Il rischio, insomma, che tutto resti com’è, o che addirittura peggiori, esiste eccome. Tanto che già circola l’idea (speranza di molti, timore di altri) che il sindaco e la sua nuova squadra non arriveranno nemmeno a mangiare il panettone.

Dolce tipicamente milanese, importato a Roma come quasi tutti coloro che ormai la governano. Esclusa l’assessore al Commercio Marta Leonori, gli altri sono infatti “stranieri: dal sindaco genovese a tutte le ultime new entry. Stefano Esposito è di Moncalieri, Causi palermitano, Marco Rossi Doria arriva da Napoli e Luigina Di Liegro è mezza americana (tanto che all’incontro per proporle l’assessorato al Turismo, Marino le avrebbe parlato in inglese). The show must go on.

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