Marino fa il marziano: un assessorato ai grillini

Il neo-sindaco di Roma tenta la carta estrema per chiudere la giunta. Ma Grillo dice no a ogni forma di alleanza

Il manifesto elettorale di Ignazio Marino (Credits: Ettore Ferrari/Ansa)

Claudia Daconto

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Una mossa da marziano vero. Quando a due settimane dalla sua elezione la composizione della giunta sembra diventata un rebus insolubile, il neo sindaco di Roma, Ignazio Marino, spiazza tutti e, con l'abilità di un prestigiatore navigato, caccia fuori dal cilindro la carta che non ti aspetti.

Come anticipato via Twitter oggi pomeriggio – è il testo della mail inviata questa notte dal Movimento 5 Stelle ai suoi iscritti romani - il sindaco Marino ci ha nuovamente chiamati per chiederci un ulteriore incontro dopo quello di ieri (…) Il sindaco si è dimostrato disponibile a valutare per l'Assessorato alla legalità e sicurezza urbana anche dei curricula segnalati dal MoVimento (…) Per il rispetto delle quote rosa viene richiesta una donna (…) Coerentemente con il Non Statuto, il MoVimento non intende in alcun modo stringere alleanze o fare accordi: quello che ci è stato richiesto è invece di attivare una procedura di selezione molto rapida ma basata sul cv e sul merito. 
Non necessariamente una persona iscritta al MoVimento. 
Appare necessario, come di consueto, che la Rete si pronunci sul punto”.

Ed ecco il testo del referendum lanciato in Rete:

"Sei d'accordo con il fornire uno o più curricula allo staff di Marino?

Peccato che poi è intervenuto Grillo che questa mattina sul suo blog ha chiuso l'iniziativa sul nascere: "Nessun accordo per la giunta Marino", ha scritto. E tutti zitti.

Se l'operazione avesse funzionato, Marino sarebbe riuscito a blindare la sua maggioranza rafforzandola con i quattro consiglieri 5 Stelle eletti in Assemblea e sottraendosi allo stesso tempo ai ricatti e veti incrociati dei partiti della sua coalizione (Pd e Sel). Allora sì, il marziano avrebbe, da una parte, realizzato quello che non è riuscito a Pier Luigi Bersani a livello nazionale (tanto che qualcuno su Fb ironizza: “Ma glielo avrà consigliato lui?”) e, dall'altra, anticipato, forse, lo scenario dei prossimi mesi quando la diaspora dei parlamentari grillini sarà terminata.

E' sempre stato evidente a tutti, infatti, che quella di Marino al Campidoglio fosse una candidatura "nazionale" e non prettamente romana e dunque è più che probabile che l'apertura al M5S avvenga anche in quest'ottica.

Ma nel frattempo, tra gli elettori e gli esponenti politici locali del centrosinistra, dopo lo sconcerto, è esplosa la polemica. C'è chi sta con il sindaco e chi grida allo scandalo.

E, almeno per il momento, i secondi appaiono essere in maggioranza.

Si aspettano, infatti, che qualcuno spieghi loro "perché Marino avrebbe dovuto offrire un posto nella sua squadra a chi, fino all'altro ieri, gli ha fatto la guerra e in quale riunione sia stato discusso un allargamento (de facto) della maggioranza ai 5 Stelle".

Non a tutti, tra l'altro, è chiaro perché proprio Roma, con i suoi infiniti problemi, dovrebbe diventare terreno per sperimentazioni ardite tra l'altro su un campo, tanto delicato, come quello della sicurezza e della legalità, la delega che Marino vorrebbe affidare proprio ai grillini i quali, è l'obiezione avanzata da molti, sul tema hanno una visione “alemanniana”.

Ma non c'è solo questo. In tanti ricordano che il M5S si è presentato contro la coalizione di centro-sinistra, che al ballottaggio ha scelto di non schierarsi ufficialmente con nessuno dei due candidati e che in campagna elettorale ha espresso posizioni ostili verso "lavavetri", rom e a favore dello sgombero del Teatro Valle; per cui “aprire a un movimento fuori dalla coalizione quando il sindaco è stato eletto dentro un'altra coalizione conferma il segnale già mandato da Pd a livello nazionale secondo il quale il voto può essere utilizzato istituzionalmente con tanta libertà da arrivare a sostenere accordi con l'avversario”.

Il sindaco dovrà, dunque, spiegare agli elettori che l'hanno votato, "anche per non ritrovarsi un 5 Stelle come primo cittadino" perché adesso dovrebbero digerire "un assessore di Casaleggio"; perché "a Grillo sì e al Gay Pride no"; perché come idea, quella di offrire un assessorato ai grillini, non è stata avanzata subito ma solo oggi quando rischia di apparire "come una sorta di ripicca nei confronti del Pd".

Il sindaco, inoltre, dovrà in qualche modo rassicurare chi oggi si chiede cosa gli stia succedendo, se sia del tutto impazzito e che senso ha avuto “litigare come non mi era mai successo con amici e parenti ottenebrati dal verbo di Grillo se poi...

Quel che è certo è che, a farlo, non si ritroverà da solo. Con il passare delle ore aumentano infatti i convertiti sulla via di Marino.

In tanti stanno già invitando alla calma perché forse, invece, “ha ragione lui”, perché “qualche laboratorio, in questa situazione bloccata e incartata, bisognerà anche aprirlo da qualche parte e Roma è un buon posto per farlo”, perché “Marino non ha vinto al primo turno e quindi ha vinto anche grazie ai voti di chi al primo turno aveva votato M5S..." e perché proprio per il fatto di essere stato scelto da meno della metà degli aventi diritto “ci sono tutte le ragioni di allargare, con fantasia e capacità d'innovazione, l'area del consenso”.











E a proposito di sperimentazioni c'è chi guarda ancora più avanti di Ignazio e attende con impazienza "il momento in cui qualcuno diventerà assessore a Roma grazie a 40 "mi piace" su facebook”.  

Ma Grillo ha già deciso per tutti, a quanto pare. Di alleanze non se ne parla.

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