La battaglia della deputata grillina per la buona digestione dei migranti

Marialucia Lorefice (M5S): "A Pozzallo non digeriscono la pasta"

Migranti nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa – Credits: Ettore Ferrari/Ansa

Claudia Daconto

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C'è una deputata grillina che ha deciso di fare della dieta dei migranti la propria personalissima battaglia politica. Al punto da presentare, il 15 luglio scorso, un' interrogazione a risposta scritta al ministro dell'Interno sul “grave” problema del menù somministrato ai migranti nei centri di prima accoglienza.

Contattata da Panorama.it, l'onorevole cittadina ha risposto che “la questione è già abbastanza spiacevole per aggiungere altro”. Sottraendosi quindi alla richiesta di ulteriori chiarimenti, ci ha rimandato alla sua pagina Fb "dove ho già detto quel che dovevo dire". Grazie. 

Siciliana di Ispica, in provincia di Ragusa, Marialucia Lorefice, 34 anni, è infatti assurta all'onore delle cronache grazie ai presunti disturbi digestivi degli immigrati che arrivano in Italia dopo essere sopravvissuti a fatiche e privazioni indicibili e che, a suo avviso, a differenza di altri milioni di stranieri (compresi quelli di religione araba) che addirittura pagano per mangiare italiano, si troverebbero a disagio con la nostra dieta mediterranea.

Le avremmo per esempio voluto chiedere quali sono le sue fonti, se ha avuto occasione di parlare direttamente con queste persone o quale medico o dietista le abbia suggerito che la causa del rifiuto di cibo da parte degli ospiti del CPSA di Pozzallo sia effettivamente la difficoltà a digerirlo

A convincere la deputata (per la quale anche gli orari di somministrazione dei pasti sarebbero in contrasto con le abitudini culturali e religiose degli immigrati), il ritrovamento nei cassonetti dell'immondizia della località siciliana di cibo sigillato ancora caldo proveniente dalla locale struttura d'accoglienza, sarebbe infatti da addebitare un po' alla novità della pasta italiana indigesta, un po' al fatto che mangiare a una certa ora piuttosto che a un'altra non incontrerebbe il gradimento dei migranti.

Una teoria in forte contrasto rispetto all'esperienza di molti operatori che da anni sono impegnati nel lavoro di accoglienza e sostegno i quali, come per esempio padre Giovanni Lamanna, direttore del Centro Astalli di Roma, riferendo della sua esperienza presso il centro ascolto all'interno del Cie di Ponte Galeria, sostiene che la richiesta più pressante che arriva da quella gente è sempre la stessa: una sigaretta e qualcosa da mangiare. Qualunque cosa.

Lorefice, che fino a 2 anni fa dava ripetizioni di italiano, non si è mai laureata (o almeno così risulta dal suo curriculum vitae) e, oltre alla conoscenza del pacchetto office e della navigazione in internet, vanta capacità artistiche, la conoscenza del pianoforte, attività di volontariato in famiglie disagiate e, come attivista 5 Stelle, la partecipazione a un intervento di pulizia del Belvedere di Ispica, all'operazione “Fiato sul collo in Consiglio comunale” e al banchetto informativo “Raccolta proposte e segnalazioni sprechi”, non si è mai occupata direttamente di temi dell'immigrazione.

Nonostante lei stessa riconosca che “la dieta mediterranea, quella servita, sia la migliore”, tuttavia trova ingiusto costringere i migranti, “abituati a nutrirsi di cose ben diverse”, a mangiare pasta. La stessa pasta che in nessuna altra parte del mondo pare crei problemi simili.

Avremmo voluto chiedere a Lorefice perché esclude che siano altri i motivi dello spreco di cibo in quella struttura; se non pensa che preoccuparsi della digeribilità dei pasti non sposti l'attenzione da problemi ben più gravi e pressanti come le indecenti condizioni igienico sanitarie in cui si ritrovano a vivere gli ospiti di queste strutture, la carenza di posti letto e addirittura delle celle frigo per conservare dignitosamente i cadaveri di uomini, donne e bambini che perdono la vita in mezzo al mare o le cifre enormi che lo Stato italiano paga ogni anno per tenere aperti centri che assomigliano più a lager che a luoghi di accoglienza.

E se di fronte alla quotidiana fatica di migliaia di anziani che vanno a rovistare tra la spazzatura alla chiusura dei mercati o al disagio di milioni di famiglie che, sognandosi i tre pasti al giorno serviti a Pozzallo, fanno cenare i loro figli con latte e biscotti, non teme che iniziative come queste diventino incomprensibili anche per gli stessi elettori grillini.

Che infatti, almeno a leggere i commenti al famoso post, non le capiscono.

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Riceviamo e pubblichiamo

 

Desidero precisare di non aver mai parlato con la giornalista, a lei non ho rilasciato nessuna delle dichiarazioni a me attribuite, che dunque sono false.

Tengo a sottolineare comunque che lo scopo dell’interrogazione era quello di richiamare l’attenzione del governo sullo spreco dei pasti destinati ai centri d'accoglienza che, se non consumati, vengono gettati dal momento che non è prevista una destinazione alternativa. Uno spreco rispetto al quale sarebbe giusto trovare soluzioni, anche in ragione dello stato di crisi e povertà che vivono troppi cittadini.

Inoltre, nell’articolo viene affermato che i migranti “si troverebbero a disagio con la nostra dieta mediterranea”, tanto da non voler consumare i pasti distribuiti nei centri di accoglienza in ragion “della pasta italiana indigesta” e per il fatto che “che mangiare a una certa ora piuttosto che a un'altra non incontrerebbe il gradimento dei migranti”. Tutte affermazioni, quelle riportate nei virgolettati, che non sono contenute nell’interrogazione della sottoscritta e che quindi, sono frutto di conclusioni soggettive e non di documentazione oggettiva.

Marialucia Lorefice

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