Claudia Daconto

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Anche lei, come Matteo Renzi, avrebbe dovuto, come promesso, lasciare la politica in caso di bocciatura della riforma costituzionale che porta il suo nome. Matteo Renzi ha lasciato Palazzo Chigi ma non la segreteria nazionale del Pd, nonostante la proposta, che dovrà comunque essere approvata o respinta dall'Assemblea dem convocata per domenica prossima, di rimetterla a disposizione in occasione del prossimo congresso del partito. Lei no. Maria Elena Boschi è rimasta a Palazzo Chigi e, secondo la lettura fallace di alcuni, ha ottenuto anche la promozione da ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento a sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

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A ben vedere non si tratta per nulla di una promozione. Fino al 4 dicembre Maria Elena Boschi ricopriva di fatto il ruolo di vice premier. Era il ministro più in vista e più esposto del governo. Italicum e riforma costituzionale – ossia le due riforme qualificanti dell'esecutivo – portavano la sua firma. E se la riforma costituzionale è stata già bocciata dai cittadini, l'Italicum lo sarà a breve dalla Corte costituzionale. Ma allora perché, tutti si chiedono, Maria Elena Boschi è rimasta al governo?


Il No al referendum aveva rappresentato per lei una profonda delusione espressa anche in un post su Facebook il giorno dopo i risultati usciti dalle urne con quel pesantissimo 60 a 40 decretato dagli elettori. Anche le ultime settimane di campagna elettorale erano state condite da molte amarezze. Forse perché così consigliati dai guru della comunicazione referendaria, Matteo Renzi e i suoi fedelissimi avevano preferito costringere nell'ombra l'ex stella più luminosa del firmamento renziano. Spedita a fare iniziative in tutto il mondo ma molto meno in Italia e mai al fianco dell'ex premier fotografato, molto più spesso, al fianco della moglie Agnese.

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Non essere stata citata, nemmeno una volta, durante il discorso di dimissioni, deve aver poi rappresentato per lei la classica goccia che fa traboccare il vaso. L'ex ministra, che solo in un'occasione precedente aveva “sbottato” in pubblico (durante un'iniziativa a favore del “sì” contro una donna seduta in platea che la contestava), ha quindi deciso di tirare fuori le unghie e rivendicare quello spazio e quel riconoscimento che, nonostante la sconfitta, ha ritenuto le fosse dovuto.

Una rivendicazione umanamente comprensibile. Escluso Renzi stesso, nessuno in questi tre anni ha lavorato quanto lei. Nessuno, più di lei (nemmeno Renzi), è stata oggetto di critiche, attacchi e malignità di ogni tipo. Fino a un certo punto tutti, fuori e dentro il Pd, erano ai suoi piedi. Poi, anche dentro il Pd, sono cominciate le chiacchiere sul suo conto e le denigrazioni. Da parte sua, almeno pubblicamente, neanche una piega, forte anche di quell'affetto e di quella stima che in tanti, soprattutto tra i militanti ed elettori Pd, hanno continuato a tributarle.

Ma quello che da un punto di vista umano risulta essere un atteggiamento in parte giustificabile, rischa di rivelarsi oggi, sul piano politico, un errore grave. Per lei e per il Pd. Non è affatto certo che Maria Elena Boschi sappia cosa Matteo Renzi ha in mente per il futuro. Per questo una maggiore prudenza forse le gioverebbe di più. Se proporre al Paese un governo quasi fotocopia di quello precedente rischia di trasformarsi per il Pd in un tragico boomerang, la presenza in questo governo anche di Maria Elena Boschi, è infatti l'aspetto meno comprensibile per i sostenitori del premier e più intollerabile per i suoi detrattori.

Se è vero, come in parte è vero, che il governo Gentiloni è nato siffatto per via della indisponibilità delle opposizioni a partecipare a un esecutivo di responsabilità nazionale e con il compito, quasi esclusivo, di garantire al Paese una legge elettorale coerente per entrambe le Camere con cui andare al voto, Maria Elena Boschi è la figura meno di garanzia che il Pd poteva esprimere in questo frangente. E se è altrettanto vero, come è sicuramente vero, che da oggi il destino del Pd alle prossime elezioni si scriverà soprattutto fuori dalle istituzioni e dal governo, anche a Maria Elena Boschi sarebbe convenuto giocare da esterna.

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