Maria Franco

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Maria Elena Boschi è una particolarissima creatura fatta di piume e acciaio. Ha la grazia di una ragazza di provincia di buone maniere e ottimi studi ed è dotata di un sorriso spiazzante e una tenacia incrollabile. Nel giro di pochi anni è passata dal ruolo di volontaria alle prime Leopolde renziane a quello di asse portante del governo di Matteo Renzi. Un'ascesa fulminea che farebbe tremare i polsi a chiunque ma non a lei che, quantomeno, riesce a dissimulare molto bene.

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All'epoca del suo arrivo nei palazzi del potere ha dovuto subire di tutto: addirittura un fotomontaggio che mostrava un tanga sbucare dai pantaloni del tailleur blu elettrico nel giorno del giuramento da ministro davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oggi quasi nessuno si permette più né di irriderla né di sottovalutarla. Ma ogni volta che è accaduto lei non ha fatto una piega e, quando lo ha ritenuto necessario (ricordate la battuta: “preferirei essere giudicata per le riforme e non per le forme?”), ha sempre risposto con garbo, calma serafica e ostentata sicurezza.

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Negli ultimi mesi è stata al centro di una polemica mediatico-giudiziaria che avrebbe travolto chiunque. Accusata di conflitto d'interessi nella vicenda del crac di Banca Etruria che ha coinvolto il padre Pier Luigi, nominato ai vertici dell'istituto di credito aretino a poche settimane dalla sua nomina a ministro del governo autore del decreto "salva banche", Maria Elena Boschi si è presentata in aula per difendersi dalle mozioni di sfiducia che le opposizione avevano presentato sia alla Camera che al Senato e lo ha fatto, probabilmente eludendo molte spiegazione, ma senza mostrare alcuna incertezza.

Anche ieri, dopo un'ora e mezza di colloquio con i pm di Potenza che l'hanno ascoltata come persona informa dei fatti in relazione all'inchiesta sul petrolio in Basilicata e al famoso emendamento che ha sbloccato i lavori e che ha portato alle dimissioni della collega Federica Guidi per una telefonata con il suo compagno petroliere, la Boschi è uscita da suo studio al terzo piano della Galleria Sordi, ha raggiunto il Nazareno per seguire la replica di Renzi in direzione e poi ha partecipato, come nulla fosse, a una serata di gala organizzata presso l'ambasciata brasiliana.

Il dubbio lecito
Può sbagliare Maria Elena, lo ammette lei stessa, non dice di essere perfetta ma nei suoi errori “c’è sempre la buonafede, mai la lusinga di qualcuno o gli interessi personali”. Bisogna crederle? La domanda cruciale è questa. Si può dubitare di una come lei, con quella faccia d'angelo che si ritrova? Di una che dice “ci attaccano i poteri proprio perché non siamo schiavi dei poteri forti”?

Non solo si può, ma si deve. Non farlo significherebbe ammettere di essere vittime di una sorta di suggestione estetica: è troppo bella per non essere anche buona. Ma se essere belli non giustifica gli attacchi di stampo sessista che Maria Elena ha spesso subito, nemmeno giustifica la rimozione di ogni sospetto sul suo operato.

Leader giaguaro
Anche perché la Boschi non è più quella giovane volontaria che gratuitamente si dedica alla politica, come nessuno d'altronde, per puro spirito di servizio. Su e giù da quei tacchi 12 che le procurarono il titolo di “giaguara” di Renzi, Maria Elena ne ha fatta di strada e oggi, a soli 35 anni, è ufficialmente riconosciuta come una leader, una capo corrente potentissima con una lunga fila di gente, del Pd e no, che brama per accreditarsi presso di lei e mettersi al suo servizio.

Dubbi sul suo conto insorgono proprio nel momento in cui, nonostante ciò sia sotto gli occhi di tutti, lei insiste nel voler far credere che non sia affatto così. È quando sostiene, come nel libro di Bruno Vespa “Donne d'Italia”, di non essere potente, di non gestire niente” che Maria Elena Boschi smette di essere credibile. Perché è chiaramente impossibile credere che una persona che ha in mano tutti i dossier più importanti del governo, il suo nome sulla legge che cambierà per sempre l'assetto istituzionale del Parlamento, che tutti i suoi colleghi dem ascoltano come un oracolo, non si renda conto del potere che ha.

Il potere che logora... chi ce l'ha
Il che non significa che per ottenerlo non abbia lavorato molto, come ella stessa rivendica sempre e come universalmente le viene riconosciuto, ma nemmeno che, come lei dice, il potere sia per forza un'altra cosa. Anzi, a dirla tutta, il problema di Maria Elena Boschi è oggi quello di avere troppo potere. Nel suo caso il famoso aforisma di Giulio Andreotti vale al contrario: il potere logora proprio chi ce l'ha. Ne logora l'immagine angelicata che il ministro pretende ancora di tenersi cucita addosso.

Quando Federica Guidi rassicura al telefono il compagno che l'emendamento che avrebbe sbloccato i lavori presso lo stabilimento “Tempa Rossa” stava per essere approvato, “se Maria Elena è d'accordo”, l'ex ministro dello Sviluppo economico non fa riferimento a lei come ministro per i Rapporti con il Parlamento che “fa il mestiere di occuparsi dei rapporti con i parlamentari”, ma come esponente di spicco del governo con il potere di dire sì o no su tutte le decisioni che contano davvero. Tutto il resto è narrazione boschiana che ormai ha fatto il suo tempo.

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