C’è qualcuno a cui interessa davvero fare il sindaco di Roma? La domanda suona paradossale ma, se passiamo in rassegna i candidati, ci accorgiamo che pensano tutti a faccende politiche nazionali, nessuno sembra ansioso di misurarsi davvero con i problemi della Capitale, traffico impazzito, periferie degradate, buchi di bilancio drammatici e buche stradali non meno impressionanti.

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I Cinquestelle lo hanno addirittura detto apertamente: secondo la senatrice Taverna si sarebbe addirittura un complotto per far vincere i grillini a Roma e dimostrare così la loro incapacità a governare. Una diagnosi che contiene una parte di vero, in effetti: non si può negare che i partiti storici stiano facendo di tutti per consegnare Roma a Virginia Raggi.

D’altronde se i grillini sono messi così, gli altri non stanno molto meglio. Renzi ha dovuto usare tutto il suo charme, ovvero il suo potere di ricatto, per trovare qualcuno disposto ad immolarsi nell’impari lotta, e alla fine il sacrificato è stato Roberto Giachetti. Per il povero Giachetti si tratta non di governare Roma (sa bene che è impossibile), ma di salvare in qualche modo l’onore del PD che rischia una debacle dopo la tragicomica gestione Marino.

Meloni: obiettivo, la leadership del centrodestra
E che dire di Giorgia Meloni? Questa rubrica è affezionata all’Evita Peron della Garbatella, ma neppure lei nega di essersi candidata per ragioni che hanno poco a che fare con la raccolta differenziata e i tombini rotti. Il suo obbiettivo è ben altro: conquistare, in coppia con Matteo Salvini, la leadership del centrodestra nazionale, sottraendolo dopo 25 anni di attesa, a Silvio Berlusconi.

Salvini – così ragiona la Giovanna d’Arco de’noantri – è pur sempre leader di un partito che fino a poco tempo fa urlava contro Roma ladrona e voleva cacciare i terroni come oggi vuole cacciare gli immigrati. Di conseguenza nessuno può batterlo in Val Brembana, ma a sud della Linea Gotica è destinato a rimanere deboluccio. Dunque, per la ex discepola di Fini è giunto il momento di dimostrare di essere una leader. C’è chi si augura che ci riesca, per esempio Matteo Renzi, che con un’opposizione a guida Meloni-Salvini è destinato a rimanere a Palazzo Chigi per i prossimi vent’anni.

Arfio, ricco, bello, appassionato di Roma
E poi c’è lui, Alfio Marchini, "Arfio" per i romani. L’eccezione di queste elezioni.
Prima di tutto un’eccezione estetica: invecchiato Pierfendinando Casini, il panorama politico nazionale è decisamente carente di figure capaci di far sospirare le signore.
Marchini invece è alto, abbronzato, sfoggia un sorriso irresistibile e un aspetto da divo di telefilm americano, ammorbidito da un tranquillizzante accento romanesco. Non gli manca un fisico sportivo, frutto della sistematica frequentazione dei campi di polo (sport piuttosto esclusivo praticato nel mondo da 7/8 persone)

Però questo ricco signore, erede di una celebre dinastia di costruttori vicini al PCI (fu suo nonno ed erigere e regalare al Partito il palazzo di via delle Botteghe Oscure, per decenni il Cremlino italiano, sede di Togliatti e, tra l'altro, anche dei suoi amori tempestosi con Nilde Iotti) di anomalo non ha soltanto l’aspetto, le passioni sportive e il conto in banca.

Ha anche una genuina passione per la sua città, che lo ha già portato, nel 2013 a candidarsi contro Marino alla testa di una lista civica che ottenne un discreto risultato e poi a condurre, nelle aule del Consiglio Comunale, un’opposizione dura e puntuale al disastro annunciato di Marino e del PD.

Sono troppo note, e sono già state oggetto di meritati sarcasmi, le tragicomiche vicende del centro-destra romano attraverso le quali si è giunti all’accordo fra l’ing.Marchini, come si ostina a chiamarlo Berlusconi, e Forza Italia.
Ciò che conta è che da un male sia uscito un bene, e l’eccezione Marchini continua oggi come candidatura con concrete chances di vittoria al ballottaggio. Eccezione perché Marchini, stravagante anche in questo, è l’unico che sta facendo una campagna elettorale parlando dei problemi di Roma, e di soluzioni realistiche per risolverli.

Le idee su Roma
Il suo approccio rovescia quello tradizionale, caro ai politici di destra e di sinistra, secondo il quale il Comune (o lo Stato) deve occuparsi di tutto. Per Marchini tutto quello che possono fare i cittadini va incoraggiato, anche mediante incentivi fiscali, dal mantenimento del decoro della città e degli spazi verdi alla raccolta differenziata, ai voucher per i servizi sociali, che non devono essere necessariamente gestiti dal pubblico, per arrivare a chi sponsorizza sistemi di videosorveglianza integrati per le aree con problemi di sicurezza.

Non meno innovativi i progetti in altri settori. Per esempio l’idea della viabilità invertita su alcune delle grandi vie d’accesso alla città: senso unico dalla periferia al centro al mattino, quando il traffico è tutto in quella direzione, e del centro alla periferia la sera, quando la gente torna a casa.

E poi c’è la cura delle periferie, che non si basa su generiche promesse di riqualificazione, ma sull’idea di farne i luoghi della nascita di nuove imprese, proprio nelle aree più a rischio, che siano volano di occupazione e di sviluppo, ma anche di riappropriazione del territorio. Insomma, un’idea di città nella quale non si viva bene soltanto nel Centro Storico o ai Parioli, nella quale le borgate da problema sociale diventano il luogo dell’innovazione, nella quale i romani possano essere orgogliosi non solo del loro passato ma anche del loro futuro.

Promesse elettorali? Può darsi. Ma l’impressione è che il bell’Arfio ci stia provando davvero. E che i romani ridotti in queste condizioni dai professionisti della politica e dai dilettanti allo sbaraglio, una chance abbiano voglia di dargliela.

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