Mafia Capitale: storia di Rita Cutini, l'assessore dimissionario

L'incaricata alle politiche sociali per il comune di Roma ha lasciato l'incarico. Al suo posto la nipote di Andreotti. E non mancano le polemiche

rita cutini

L'ex assessore capitolino alle Politiche Sociali Rita Cutini con il sindaco Ignazio Marino. 12 novembre 2013. – Credits: ANSA/UFFICIO STAMPA CAMPIDOGLIO

Claudia Daconto

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Si aspettava un cambiamento che a suo dire non sarebbe invece arrivato. Che il suo lavoro diventasse “un perno della ricostruzione”. Invece Rita Cutini, l'assessore alle Politiche sociali che la banda di Buzzi e Carminati non era riuscita ad avvicinare, ha sbattuto la porta e se n'è andata. E' successo ieri dopo un incontro, evidentemente per lei molto deludente, con il sindaco Ignazio Marino che fino al giorno prima degli arresti di “Mafia Capitale” voleva sostituirla con l'assessore alla Casa indagato Daniele Ozzimo.

Un epilogo arrivato un po' a sorpresa (gli stessi consiglieri lo hanno appreso dalle agenzie), ma in fondo atteso: per mesi, infatti, la Cutini era stata indicata come vittima predestinata del rimpasto di giunta. Rimpasto che ormai, al quarto addio dopo quelli di Daniela Morgante al bilancio, Flavia Barca alla cultura e Luca Pancalli allo sport, si è compiuto più per le defezioni altrui che per iniziativa politica del sindaco.

Solo che dopo la scoperta dell'esistenza del “mondo di mezzo”, dopo la telefonata in cui Salvatore Buzzi implorava il vicesindaco di Sel Luigi Nieri “dacce nà mano perché stamo veramente messi male cò la Cutini”, dopo essersi dunque trasformata da anello debole della squadra di governo della città a simbolo della resistenza al malaffare, Rita Cutini sembrava ormai inattaccabile, la sua poltrona blindata. E invece che è successo? E' stata lei a volersene andare o il sindaco a licenziarla, o comunque a non volerla trattenere?

Probabilmente entrambe le cose. Tra lei, il primo cittadino e il resto della giunta non c'è mai stato infatti molto feeling. E anche i consiglieri di maggioranza, soprattutto quelli del Pd, le hanno sempre rimproverato di non averli mai degnati di una parola, di non aver avuto riguardo nemmeno per la stessa presidente della commissione politiche sociali Erica Battaglia. Insomma, di essersi voluta isolare da sola, di essere stata ostile non solo al “mondo di mezzo” ma anche a quelli di sopra e di sotto.

Da parte sua, invece, la Cutini oggi lamenta di non aver mai più sentito intorno a sé, dopo i primissimi tempi, il consenso e l'appoggio dei colleghi e del primo cittadino. Di essere stata costretta a lavorare sempre “con il freno a mano tirato”. Di aver dovuto subire ogni attacco possibile come se la colpa della paralisi del sociale fosse solo la sua. Come nel caso della rivolta di Tor Sapienza, l'esplosione di rabbia e intolleranza alla periferia di Roma che oggi appare molto meno spontanea e molto più pilotata da chi per anni ha lucrato, con il permesso delle amministrazioni di sinistra e la complicità di quella di destra targata Alemanno, sul disagio sociale. Alimentandolo addirittura, proprio per creare quelle situazioni di emergenza necessarie a farsi arruolare in tutta fretta per, come si dice a Roma, metterci “nà pezza” e guadagnarci sopra ancora di più.

Al punto che, è lo sfogo, quando lei ha tentato di uscire dalle procedure d'emergenza e dagli affidamenti diretti per tornare ai bandi, qualcuno si è infastidito. Altrettanto di fronte al suo rifiuto di sostituire la responsabile del Dipartimento, “la famosa Acerbi, descritta come inavvicinabile dai clan”. Fino a ritrovarsi da sola, senza un partito alle spalle, a fronteggiare “le varie correnti e i brutti appetiti” del settore a lei assegnato.

Ma è proprio vero che l'ex assessore, atterrata al Campidoglio direttamente da Sant'Egidio, un partito alle spalle non ce l'ha? Oppure è stata proprio quella parte politica che fa riferimento al mondo cattolico e alla comunità fondata da quell'Andrea Riccardi, ex ministro del governo Monti, delusa dall'amministrazione di Ignazio Marino, a chiederle di fare un passo indietro prima di tornare al voto?

Comunque sia al suo posto arriverà adesso Francesca Danese. Nipote di Giulio Andreotti (è la figlia della sorella della moglie Livia) e sorella di Luca (ex assessore alla bilancio della Regione Lazio, ex parlamentare ed ex sottosegretario ai Trasporti Luca), anche lei proveniente dal mondo cattolico, presidente dei Centri di servizio per il volontariato nel Lazio, nella sua prima intervista ha sparato subito contro chi l'ha preceduta: “Rita Cutini ha sbagliato – ha detto infatti la Danesi - Non si è relazionata con tutta la città, soprattutto con le periferie”. A sentire in giro pare piaccia già un pò a tutti.


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