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Così il M5S a Quarto ha perso l'innocenza (e la faccia)

Grillo e Casaleggio sapevano del ricatto alla sindaco. L'hanno difesa fino a poche ore fa per poi usarla come capro espiatorio per proteggere Fico e Di Maio

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Claudia Daconto

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La notizia del giorno è l'atto fondativo del Partito dei 5 Stelle. Addio Movimento. La cerimonia si sta svolgendo proprio in queste ore a Quarto, nel napoletano, dove, senza alcuna consultazione via web, è stata avviata l'espulsione della sindaco Rosa Capuozzo.

Prima di parlarne facciamo però un passo indietro.

Dunque, a Quarto è in corso un'inchiesta coordinata dal pm John Woodcock su un presunto voto di scambio tra camorra e 5Stelle e presunti ricatti a danno della prima cittadina grillina.

Nelle ore scorse la donna ha postato su Facebook un vibrante video messaggio in cui rivendica di aver tenuto la camorra fuori dalla porta. Fatto sta che invece di andare subito a raccontare ai magistrati che la camorra era venuta a bussare a quella porta, la Capuozzo preferisce tacere.

I vertici del movimento sapevano
Aspetta di avere indicazioni dall'alto. Sa, perché lo dice parlando con una consigliera, che “la cosa è enorme”. Per cui meglio coprirla come si può. Per lei trasparenza non è, evidentemente, un imperativo categorico dello spirito ma solo un abito che si indossa e si sveste a seconda delle convenienze. L'ex consigliere grillino Giovanni De Robbio, primo tra gli eletti con oltre 850 voti gentilmente offertigli dai boss locali in cambio di una serie di favori, la ricatta da tempo e già a novembre lei avverte i big nazionali dai quali attende ansiosa un intervento.

“Senza mettere i manifesti” però, si raccomanda lei, anche perché Roberto Fico, membro del direttorio a 5Stelle, le manda a dire dal capogruppo Alessandro Nicolais di “andare avanti tranquilli”, che lui “quanto prima verrà”.

Nel M5S non ci si fida più l'uno dell'altro
Intanto, i parenti coltelli grillini si spiano a vicenda. Registrano le loro conversazioni. Non si fidano più l'uno dell'altro. Tanto meno dello staff nazionale che non ha fatto nulla per scongiurare la crisi che si è scatenata a Quarto. Tanto che è sempre Nicolais a lamentarsene: “Sono una chiavica, perché se scrivono quali sono i requisiti per essere parte del movimento e lui (De Robbio ndr) li ha disattesi, andava fatto fuori”. E ben prima del 14 dicembre, a ridosso delle perquisizioni e dell'iscrizione nel registro degli indagati che risale al 23 dello stesso mese.

Il che non significa che anche la stessa Capuozzo, sentita dai carabinieri già il 25 novembre, sia esente da qualche responsabilità dal momento che, a domanda diretta, nega di aver subito da De Robbio quelle pressioni (per via della famosa mansarda adibita ad abitazione) di cui proprio il giorno prima si era lamentata con un'altra consigliera. È però anche vero che, attualmente, la sindaco non risulta indagata. Anzi, formalmente viene considerata parte lesa.


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Un capro espiatorio comodo per Grillo e Casaleggio
Circostanza che tuttavia non ha impedito a Grillo e Casaleggio di trasformarla, con una giravolta acrobatica, in un capro espiatorio. Solo pochi giorni fa, infatti, Beppe Grillo la difendeva a spada tratta sul suo blog, oggi la caccia. Perché, come ha detto Casaleggio, “il movimento viene prima di tutto e di tutti”.

Il Movimento, cioè lui, Grillo e le loro dirette emanazioni sui territori come Fico e Di Maio plenipotenziari campani da coprire a ogni costo anche a quello di sacrificare una che nemmeno è indagata, alla pari di un Lupi qualunque, alla faccia del principio per cui “uno vale uno”.

Acqua ormai passata sotto il ponte che va dal vecchio movimento al nuovo partito. Uno di quelli, come molti altri, che, pur di vincere, accettano i voti di chiunque. Compresi i camorristi. Eh già. Perché se fino ad oggi era stato in vigore un regolamento interno (formalmente resterà ancora ma solo come specchietto per attivisti allodole) che permetteva di candidarsi solo a chi poteva vantare un certificato penale immacolato e di far votare quella candidatura solo a chi era iscritto da almeno un anno, ormai è stato dimostrato che quando si tratta di prendere i voti veri, quelli che contano per vincere, i grillini non vanno più tanto per il sottile.

La pericolosa gara a fare i puri
E se capita che il candidato consigliere più votato alle elezioni di giugno a Quarto è stato spinto dai clan, Beppe Grillo prima riduce tutta la questione a una mera quisquilia matematica (che vuoi che siano qualche centinaia di voti della camorra se non determinati?), poi caccia la sindaco al grido “l'onestà ha un prezzo”. Certo, basta che a pagarlo non sia lui che sulla presunta immacolatezza sua e della sua creatura ci ha costruito su intere campagne elettorali a proprio favore e denigratorie verso gli avversari.

È bene infatti ricordare che solo lo scorso 18 dicembre è stata votata alla Camera la mozione grillina di sfiducia contro il ministro Maria Elena Boschi “rea” di essere la figlia di un uomo che, al momento, non risulta nemmeno indagato e che, per la stessa ragione, la settimana prossima, il 19, ne sarà votata un'altra contro il governo.
Solo che, come ammoniva qualcuno, bisogna fare attenzione a fare a gara a fare i puri, perché prima o poi “troverai sempre uno più puro che ti epura”.

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