Antonio Rossitto

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"Tantissime persone vorrebbero collaborare con noi. E vi promettiamo che faremo del nostro meglio per scegliere persone adeguate all’obiettivo: lavoratori trasparenti, onesti e volenterosi, competenti e puliti" gongolava a marzo del 2013 l’allora capogruppo dei Cinque stelle alla Camera, Roberta Lombardi, di fronte ai 18 mila curriculum che avevano intasato la casella di posta elettronica del movimento. Scegliere i migliori. Rimarcare la diversità dai partiti tradizionali. Quelli con le segreterie politiche piene di amici e amici degli amici.

Non è andata così. La rivoluzione pentastellata è rimasta lessicale: portavoce al posto di onorevoli, collaboratori invece che portaborse, cittadini e non galoppini. Ma le logiche di reclutamento in molti casi non sono state dissimili da quelle vituperate. Sodali, parenti, attivisti. Dai palazzi di Bruxelles a quelli romani, passando per le assemblee regionali e i consigli comunali e di quartiere, l’ormai mitologica trasparenza grillina è spesso rimasta solo uno slogan.    

Come a Roma, dove lo scorso giugno è stata eletta Virginia Raggi. Le ultime polemiche sono divampate qualche giorno prima di Natale per la nomina di Alessandra Manzin, assunta da Linda Meleo, assessore ai Trasporti. Manzin è fidanzata con Dario Adamo, assistente di Rocco Casalino, influente capo della comunicazione dei Cinque stelle in Senato.

Simile solfa nelle care, vecchie, circoscrizioni. Il caso più dibattuto è quello di Giovanna Tadonio, moglie di Marcello De Vito, presidente del consiglio comunale di Roma, vicinissimo a Roberta Lombardi. Tadonio è diventata assessore al Personale nel Municipio III. Mario Podeschi, assistente alla comunicazione del deputato Enrico Baroni, è stato nominato vice presidente del Quinto. Veronica Mammì, fidanzata del consigliere comunale Enrico Stefano e già assistente della parlamentare grillina Federica Daga, è diventata assessore alle Politiche sociali nel Settimo. Nell’Undicesimo, la delega all’Ambiente e ai Lavori pubblici è andata a Giacomo Giujusa, consulente dell’onorevole Stefano Vignaroli, compagno della verace senatrice Paola Taverna. Nel Municipio VIII divampano, invece, i caminetti familiari. In consiglio siedono Teresa Leonardi ed Eleonora Chisena: madre e figlia. Sugli stessi banchi ci sono i Morazzano: Giuseppe è il capofamiglia, Luca è il rampollo.

Da Roma, i venti del rinnovamento sono arrivati pure a Genzano, a una ventina di chilometri dalla capitale, dove i Cinque stelle hanno trionfato lo scorso giugno. Il nuovo sindaco è Daniele Lorenzon. Che, appena insediato, fa un contratto di collaborazione a Daniela Gabriele, nipote della senatrice Elena Fattori. La replica è perentoria: "Non è una parente in quanto nipote del marito, ergo un’affine". Intimissima è invece Daniela Fattori, sorella della succitata parlamentare pentastellata, eletta in consiglio comunale. Dove siedono anche Elena Mercuri e Luigi Nasoni: moglie e marito.

Del resto, però, il M5s è da sempre un affare di famiglia. A partire dai vertici. Davide Casaleggio, dopo la morte del padre Gianroberto, ha preso in mano le redini. Lo stesso leader carismatico, Beppe Grillo, ha creato l’Associazione movimento cinque stelle, che controlla il partito, seguendo uguali logiche. Presidente è il comico. Suo vice è il nipote: il brillante avvocato Enrico Grillo. Segretario è il suo commercialista Enrico Maria Nadasi. Che, poco più di un anno fa è stato nominato nel cda della Filse, la finanziaria della regione Liguria, su indicazione dei Cinque stelle. Dunque: Grillo, il nipote e il commercialista detengono blog e associazione. Il cui scopo è quello di determinare la politica nazionale "attraverso la presentazione alle elezioni di candidati e liste indicati secondo le procedure di diretta partecipazione attuate attraverso la rete".

È successo anche in Europa. Gli eletti erano 17. Ma, dopo il pasticcio del tentato passaggio nel gruppo dell’Alde, due onorevoli hanno abbandonato il M5s: Marco Affronte e Marco Zanni. Gli eurodeputati pentastellati sono dunque rimasti in 15. Ognuno dotato, salvo rare eccezioni, di un plotone ministeriale di assistenti. Come David Borrelli, contestato per aver perorato il mancato accordo con i liberali di Guy Verhofstadt. Tra assistenti accreditati e locali, prestatori di servizi, terzi erogatori e tirocinanti per l’onorevole vicinissimo a Casaleggio lavorano 12 persone.  

In totale, rivela il sito del Parlamento di Bruxelles, i 15 eurodeputati grillini hanno 103 collaboratori: una media di sette persone a testa. Così fan tutti del resto. Il blogger Claudio Messora, capo della comunicazione del movimento a Bruxelles fino al novembre 2014, spiega: "Ogni portavoce può spendere fino a 21 mila euro in contratti. E molti di loro, a dispetto dei proclami contro l’uso di fondi pubblici, li usano fino all’ultimo euro". 

Di certo, il numero degli assistenti è nutrito. Ex attivisti, candidati o dipendenti vengono recuperati e compensati con una poltroncina. L’eurodeputato Ignazio Corrao, già assistente all’Assemblea regionale siciliana, attivissimo e votatissimo, ha nel suo staff diversi volti noti del grillismo isolano. Come Giuseppe Lo Monaco, già in corsa alle regionali e fondatore dell’Associazione M5S Sicilia. Oppure Luigi Sunseri, militante dal 2010, candidato a sindaco di Termini Imerese, nel Palermitano, a luglio 2014.

E anche Adriano Varrica: fondatore del meetup di Palermo, già collaboratore parlamentare, ha appena ritirato la sua candidatura dalle «comunarie» che sceglieranno il prossimo candidato sindaco del capoluogo siciliano. Nello staff dell’europarlamentare genovese Tiziana Beghin ha invece trovato spazio uno storico pentastellato: Simone Pennino. L’Espresso, a marzo del 2013, rivelò che il suo nome compariva accanto a quello di Walter Vezzoli, autista di Grillo, e della cognata del comico, Nadereh Tadjik, in una società estera che avrebbe dovuto costruire un "ecovillaggio" in Costarica. 

Le nomine di assistenti e collaboratori sono spesso avversate dalla stessa base. Spese ne ha fatto pure l’eurodeputato Marco Zullo. Le critiche per la scelta dei suoi collaboratori sono finite sul Messaggero Veneto per la scarsa pubblicità nelle selezioni. Del suo staff fa parte Andrea Busetto, ex collaboratore del Pdl e dell’Ncd. Poi Francesco Vanin, candidato senza successo alle regionali in Friuli-Venezia Giulia. E Alessandro Corazza, di Pordenone, già consigliere regionale dell’Italia dei Valori.

Anche a Palazzo Madama e Montecitorio molte nomine sono state contestate. Giuseppe Rondelli è collaboratore della senatrice Vilma Moronese. Ed è pure il suo compagno. Un’altra pentastellata a Palazzo Madama, Barbara Lezzi, aveva assunto come portavoce Libera  Zaminga, figlia del compagno. Le successive polemiche l’hanno però costretta alla retromarcia. La moglie del deputato Emanuele Cozzolino, Maria Grazia Sanginiti, è assessore all’Ecologia a Mira, nel Veneziano, uno dei primi comuni a guida grillina. Anche qui, come a Roma e dintorni, in consiglio comunale siedono un marito e una moglie pentastellati: Allen Biasiotto ed Elisa Marchiori. 

In Parlamento, invece, le tribù familiari si sono progressivamente sfaldate. La senatrice Ivana Simeoni resta l’amorevole madre del deputato Cristian Iannuzzi. Solo che, espulsi dal movimento a gennaio del 2015 per le loro critiche a Grillo e Casaleggio, adesso sono iscritti al Misto. S’è trasferita nello stesso gruppo pure Cristina De Pietro, sorella di Stefano, consigliere comunale di Genova. Uguale percorso ha fatto Laura Bignami. A ruota, sono seguite le dimissioni del marito, Giampaolo Sablich, ex leader dei grillini in consiglio comunale a Busto Arsizio, nel Varesotto. Anche Giovanna Mangili, moglie di Walter Mio, capogruppo dei Cinque Stelle a Cesano Maderno, in Brianza, viene eletta in Senato. Ma le critiche al presunto attivismo del marito la spingono poi a rassegnare le dimissioni da Palazzo Madama. Alla Camera, invece, siede Azzurra Cancelleri, sorella di Giancarlo, deputato dell’Assemblea regionale siciliana, candidato governatore in pectore.

Nell’isola, l’altro astro nascente è il sindaco di Ragusa: Federico Piccitto. Lo scorso settembre Grillo, durante il raduno nazionale dei Cinque stelle a Palermo, l’ha definito bravo come Chiara Appendino, pluridecorato primo cittadino di Torino. Eppure anche Piccitto è scivolato su presupposti favoritismi. A dicembre del 2015 s’è dimessa dalla sua giunta Stefania Campo, assessore alla Cultura. S’era scoperto che il marito era stato assunto da una cooperativa che gestisce l’acqua per conto del Comune.

Il programma di Piccitto, come da manuale pentastellato, prometteva: partecipazione al solito bando telematico e assessori scelti in base al curriculum. Ma, eletto a giugno 2013, dopo meno di un anno il sindaco manda a casa tre dei sei selezionati. E, come nuovo assessore al nevralgico Ambiente, chiama Antonio Zanotto, già in corsa nel M5S alle ultime Europee. Prima del Natale del 2016, l’ultima disputa: alla Ragioneria del comune viene chiamata Giuliana Raniolo, attuale assessore al Bilancio di Grammichele, nel Catanese, quaranta chilometri a nord: un altro comune amministrato dai grillini. 

E poi c’è Antonio Calogero Bevilacqua, 28 anni: occhialini da intellettuale, volto pulito e modi garbati. Candidato dal M5s, a giugno del 2015 è eletto sindaco di Pietraperzia, in provincia di Enna. "In famiglia leggiamo quattro quotidiani al giorno" spiegò in un’intervista alla Sicilia. Ed eccola, la famiglia. Il nonno, Calogero, già sindaco del paesino. Il padre, Salvatore, ex presidente del consiglio provinciale di Enna. Il fratello, Filippo, consigliere comunale dei Cinque stelle. Li chiamano già i Kennedy di Pietraperzia.

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