Lombardi, chi non mi ama lo stendo

Roberta Lombardi non conosce la Costituzione, ma è la prediletta di Beppe Grillo. Guida i suoi deputati con pugno di ferro epurando e sgambettando chiunque la intralci

Roberta Lombardi durante le votazioni per il presidente della Repubblica (Credits: Daniele Scudieri/Imagoeconomica)

Stefano Caviglia

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Una donna si è divertita più degli altri dopo l’appello lanciato in rete da Roberta Lombardi, in cerca di consigli per gli scontrini spariti insieme al portafoglio. È l’ex grillina Serenetta Monti, candidata sindaco di Roma alle scorse elezioni, processata dai probiviri del Movimento 5 stelle nel 2008, su iniziativa di Lombardi, per una storia di fondi: appena 50 euro in più dei 250 euro che la «cittadina» derubata non sa più come giustificare.

Monti è stata la prima a sperimentare il presunto «metodo Lombardi», fatto di denunce e «sondaggi» online di gradimento, uno dei metodi più feroci di lotta politica all’interno del M5s. Ufficialmente puntano a preservare l’ortodossia del movimento, spesso servono a liberarsi di chi dà fastidio.

I rapporti tra Serenetta e la futura capogruppo dei deputati M5s si incrinarono quando la prima osò battere la seconda alle primarie per la candidatura a sindaco con la lista civica Amici di Beppe Grillo. «Da allora ha cominciato a tacciarmi di arrivismo e poi pure di essermi pagata la campagna elettorale con i fondi dell’associazione» racconta Monti «fino ad accusarmi di avere intascato 300 euro raccolti per le famiglie delle vittime della ThyssenKrupp».

I probiviri allafine l’hanno assolta da tutto, limitandosi a una tirata d’orecchie perché quei soldi se li era dimenticati in un cassetto. Pochi mesi dopo Serenetta, «nauseata», esce dal M5s e Roberta, invece, mette il turbo: organizer del meet-up (l’incontro) romano, responsabile di comunicazione, staff legale, relazioni esterne, pur impegnandosi, pare, soprattutto al computer, senza sporcarsi troppo sul territorio.

«È una grande organizzatrice e una persona accorta, capace anche di un passo indietro, se serve a farne due avanti la volta successiva» riconosce anche chi non la ama. La «signorina Rottermaier» dei 5 stelle, catapultata in Parlamento con soli 332 voti alle parlamentarie, aveva esordito nelle riunioni al pub Sotto casa di Andrea nel quartiere San Lorenzo, all’ex Mattatoio di Testaccio e pure nel suo appartamento, al quartiere Monteverde nuovo.

Ogni tanto si affacciava anche il suo compagno Alessandro: a giugno la coppia ha traslocato al quartiere Montesacro, per «sfruttare le nonne», come scrive Lombardi nel suo blog, nell’accudimento di Lorenzo Leone, 11 mesi. In breve è diventata una leaderina pure lì, sempre presente il martedì e il venerdì nel garage di via Monte Patulo, dove si riuniscono i grillini del IV municipio.

Il 7 aprile è andata pure al mercatino rionale a lanciare la candidatura a sindaco di Marcello De Vito, di Montesacro anche lui, suo protetto. Perché a Roma, dicono un po’ tutti, non si muove foglia che Lombardi non voglia. In sei anni è diventata di fatto la numero tre dopo Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Premiata con la carica di capogruppo, si mormora, per il suo ruolo di normalizzatrice dei cinquestelle romani. E pensare che tutto era cominciato grazie agli orecchioni, che nel 2007 le diedero il tempo di studiare il blog del comico. Fino ad allora la «cittadina» gaffeuse, 39 anni, si era occupata di politica solo al liceo, l’Avogadro di Roma, dove era rappresentante di istituto.

Uno scientifico duro, da dove è uscita alla soglia dei vent’anni, dopo aver combattuto per evitare l’accorpamento della scuola con un altro istituto. «Già allora le decisioni che mi coinvolgevano senza consultarmi non mi stavano bene» scrive nel suo blog, dove ha magnificato «il fascismo delle origini».

Lì vanta pure la laurea in giurisprudenza, un corso post laurea alla Luiss in diritto manageriale e una sfilza di lavori da self-made woman: baby sitter, promoter nei supermercati, organizzatrice di gare sportive, specialista di logistica. Trova comunque il tempo di viaggiare e di dedicarsi, con il fidanzato, alle immersioni.

L’unico lavoro serio è però quello alla Design 2000, azienda che arreda le case di oligarchi russi, emiri e ricconi vari. È stata nove anni al commerciale e qualche collega ora maligna che dedicava più energie alla politica che al lavoro. Adesso che gli emiri non sono più d’ostacolo, la marcia trionfale va avanti, nonostante l’antipatia (Brenda Lodigiani a Glob la imita mentre dà calci sugli stinchi al povero Vito Crimi) e le prove d’incompetenza, come quella sull’età per diventare presidente della Repubblica.

Una marcia ritmata dal metodo Lombardi, applicato spesso dai suoi fedelissimi, come Giuseppe Mannarà, organizer del meet-up Amici di Beppe Grillo. È suo il sondaggio contro Tino Tinazzi, organizer del meet-up laziale 878, che a Roma dava fastidio al forum ortodosso: puntava a farlo chiudere, motivando iscritti fantasma.

Tinazzi l’ha fatto diffidare dall’avvocato a 5 stelle Luigi Piccarozzi, autore della proposta sull’impignorabilità della prima casa nel programma grillino. L’avvocato è stato subito cancellato dal meet-up e a inizio anno, racconta, Lombardi tentò di farlo cacciare da un gruppetto di suoi collaboratori in un incontro con Grillo per la presentazione del simbolo: «A Piccaro’, te ne devi anna’...».

Risultato: «Ho denunciato Lombardi e cinque attivisti per aggressione». E via epurando, alla maniera dei vecchi partiti marxisti leninisti. A Marco Giustini, consigliere municipale, è stato impedito di candidarsi alle prossime elezioni comunali con la solita consultazione online. Stessa sorte (di nuovo via sondaggio) per Luca Marsico, sebbene avesse già ottenuto, dalla rete, il posto in lista.

La sua colpa? Chiedere direttamente a Grillo (e ottenere), senza passare per Lombardi, l’allargamento degli elettori alle primarie e di votare sul portale nazionale anziché sul Roma 5 stelle. «Marsico non ha più la mia fiducia» ha sentenziato lei in un post.

Bruciato. Chi di sondaggio ferisce, però, di sondaggio perisce: sta impazzando in rete quello lanciato da Blitzquotidiano dopo la sortita della capogruppo su Giorgio Napolitano che deve «tornare a fare il nonno»: «Roberta Lombardi è un’eroina giustiziera di M5s o una cafona e ignorante?». L’87 per cento ha scelto la seconda opzione.

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