Homo montianus, fenomenologia alla vigilia del voto

Seri, disinteressati, virtuosi: analisi critica di una razza che si ritiene superiore

Credits: foto di Roberto Caccuri

Andrea Marcenaro

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Già l’homo è sapiens. Se sapientissimus, prende il nome di montianus. Ci troviamo di fronte, allora, allo specifico caso di Homo montianus. Così come l’Argentina si caratterizza per l’allevamento di: bovini, ovini, caprini e suini; così come la Svizzera per la fabbricazione di orologi, cioccolato, gruviera e, diciamolo, di qualche banca, nello stesso modo l’Homo montianus (intravisto alla convention del 20 gennaio a Bergamo) si distingue sopra ogni cosa per la produzione di un bene prezioso: il servizio ventre a terra in favore della comunità malata. Egli non fa nulla per sé. Egli si regala agli altri. Se troppi agevolmente scendono, lui sobriamente sale. La fatica è il suo viatico. La rinuncia accompagna la sua strada. Il bene di chiunque, giammai di se stesso, ha disegnato il suo orizzonte. Poi, anche qui, c’è homo e homo...

DAL MICROSCOPIO ALLA LISTA «Ho lasciato con dolore la ricerca scientifica per candidarmi nella lista Monti». Inopinato evento di dolore autoinflitto in questi tempi grami. Perché la prestigiosa virologa Ilaria Capua scende dall’amato microscopio e monta al primo posto della lista veneta del professor Mario Monti? Lo spiega lei stessa: «Sentivo il dovere morale di doverlo all’Italia, il Professore m’ha chiamato e ho detto sì». Giù il cappello. Proseguendo: «Ho lasciato con dolore l’impresa ad altissima tecnologia che dal niente avevo fondato a Chiavari, per candidarmi con Monti». Così annuncia Matteo Campodonico, trentenne candidato dal sorriso aperto e dalla mente sveglia. Perché l’ha fatto? «Sentivo il dovere morale di doverlo all’Italia, il Professore m’ha chiamato e ho detto sì». L’economista calabrese Katia Stancato ha lasciato anch’essa con dolore il suo impegno per sacrificarsi alla guida della lista Monti al Senato: «Ho avvertito forte l’incombenza di coniugare la mia competenza con la responsabilità verso il Paese. Il Professore m’ha chiamato e ho detto sì». Il Professore chiama e loro dicono sì, in un groviglio di rinunce dolorose e disinteressati slanci. Nessuno chiede nulla, tutti si sacrificano nel nome di un seggio probabilmente sicuro, ma irto di chiodi. L’Homo montianus segue in piena coscienza le note del proprio personale Pifferaio di Hamelin. Il quale non è tipo da guidare topolini verso il burrone: incolonna persone verso la luce. E che persone.

IL NON CANDIDATO Luca Cordero di Montezemolo, che, come scoprì Fortebraccio, non è il nome di un incrociatore, bensì quello di un essere umano, sembrava anche lui molto montianus, alla kermesse di Bergamo dove il pifferaio sui generis ha presentato le liste. Splendidamente elegante, sobriamente vaporoso, su quel palco Luca si è commosso: «La vostra generosità è straordinaria, il vostro slancio sacrificale lo sento mio. Fortunata l’Italia, che dispone di talenti come i vostri, e di determinazione a salire in politica, al nobile fine di depurarla, come voi avete. Ogni volta che mi chiamerete, io sarò vicino a voi, la vostra battaglia è la mia. È la nostra battaglia. E, come voi, neanch’io ho chiesto nulla per combatterla, non seggi, non poltrone, nulla di nulla». Applausi. Ora, per colpito che uno fosse dalla sincerità dilagante nel parterre, si domandava come fosse possibile un fenomeno del genere. Per cui il candidato montianus intendeva per «nulla» buttare alle ortiche la propria vita fin lì felice e beccarsi quel maledetto seggio. Mentre Luca, Homo montianissimus, considerava virtuosissimo non beccarselo. Anzi, considerava virtuoso non candidarsi e continuare, come nulla fosse, a caricarsi il faticoso basto delle sue Ferrari, delle sue folli corse, dell’Unicredit, del trenino Italo, e poi quell’incubo che si chiama Fondo Charme. Ma mille sono le strade della virtù, fra i montiani. C’è homo e homo.

LA FOEMINA MONTIANA E c’è foemina e foemina. Quella montiana non ha niente a che vedere con la collega berlusconiana. Altra stoffa, altro incanto. «Ieri, 4 luglio 2010, Cataldo Melpignano, secondogenito di Sergio, ha sposato dopo una relazione durata 5 anni Maria Camilla Vender, figlia di Jodi Vender, già enfant prodige dell’alta finanza italiana, e di Lidia Rota Vender, ematologa di fama e presidentessa dell’Associazione per la lotta alla trombosi». Lidia Rota Vender, senatrice in pectore e di conseguenza rinunciatrice addolorata la sua parte per quanto la concerne, da candidata in Lombardia ha raccontato un aneddoto delizioso sull’amicissimo Monti: «Mio figlio, in montagna, aveva una gamba rotta. Mario, che abita a 3 metri dall’edicola, tutte le mattine si faceva portare 12 giornali dal bambino, in bicicletta con una gamba sola. Tutte le mattine. E perché lo faceva? Perché era pigro? No, Mario voleva capire quanto fosse serio e costante. Lo stesso fa con noi della sua lista». Avercene, di premier così attenti ai giovani e di candidate così spartane.

LA SCENA MANCANTE L’Homo montianus ha mille pregi. Hanno proiettato un film a Bergamo, il 20 gennaio: nulla di che, la solita robina vagamente agiografica sul leader. Vi si vedeva Monti col capo dei cinesi, Monti col presidente degli Stati Uniti, Monti col Papa, Monti con i leader più potenti della Terra, tra i fiorellini in montagna, a Venezia con la famiglia, Monti che si dimette da presidente e (applausi scroscianti), Monti che sale in politica: «L’Italia è di nuovo in piedi» annunciava sullo schermo la scritta finale, accompagnata da musica suggestiva. È venuta giù la sala. Due le sensazioni. Una: compiacimento per tanto entusiasmo. La seconda: mancava una scena dove il presidente attraversasse a nuoto il Po. L’assemblea, composta da laici e da cattolici rigorosissimi e benissimo educati, sembrava, per la religiosità con cui seguiva il filmetto e se ne entusiasmava, un incontro tra maoisti morigerati che vivevano non a Pechino, piuttosto a Brera.

APPLAUSI SBILANCIATI L’Homo montianus, siccome è homo, ha poi anche lui le sue umanissime défaillance. Andrea Riccardi, ministro, ostetrico paziente dell’operazione che ha portato Monti fin qui, non candidato a sua volta da nessuna parte (nel nome della contraddittoria concezione della virtù che si diceva sopra), meriterebbe un trattamento più all’altezza. Cioè: i giornalisti lo intervistano, mucchi di microfoni, taccuini, decine di persone addosso, poi come d’incanto spariscono. Lui sta ancora parlando, e scappano tutti da un’altra parte: arriva Montezemolo. Questo non va bene. E parimenti non va bene che gli homines montiani si spellino per Montezemolo dieci volte le mani che si spellano per lui. Quantunque abbiano avuto lo stesso coraggio nel non salire in politica. È successo anche a Bergamo, succede di continuo. Riccardi ne soffre compostamente, ma molto. Montezemolo dà l’impressione di fottersene. Se non di goderne. Questo, per un movimento così nuovo, così prezioso, così unico, potrebbe rappresentare una piccola crepa.

IL KILOMETRO ROSSO Il parco tecnologico del Kilometro rosso, a un passo da Bergamo bassa, a parte che dal punto di vista simbolico era difficile salirci, ma anche da un punto di vista pratico, essendo per l’appunto bassa, è stato il luogo d’incontro ideale dei nuovi salitori in politica. Moderni come la struttura immaginata da Jean Nouvel, proiettati nel futuro come la ricerca tecnologica di eccellenza voluta lì dalla Brembo di Alberto Bombassei, per loro non esisteva di meglio. Posto perfetto, dunque, per lanciare gli uomini della lista Monti. E pensare che la Brembo produce freni. Pensate la marea di voti se facesse acceleratori...

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