L'Europa ci dice pure come fare la manovra​
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L'Europa ci dice pure come fare la manovra​
Politica

L'Europa ci dice pure come fare la manovra​

A Palazzo Chigi sono arrivate le indicazioni (non richieste) di Bruxelles. L'ennesima sorpresa nascosta nel pacchetto del Recovery Fund

Ogni volta che da Bruxelles arriva la famosa "letterina di raccomandazioni", siamo sempre percorsi da un brivido lungo la schiena. Perché non sono mai buone notizie. E' un po' come quando trovi nella cassetta della posta una di quelle buste verdi dell'ufficio giudiziario: comincia a mancarti il fiato e si annebbia la vista. Se va bene è una multa per eccesso di velocità, se va male è l'Agenzia delle Entrate. Se poi va malissimo, allora è la Commissione Europea che ti sta entrando in casa.

E stavolta a metterci lo scarpone in salotto senza chiedere il permesso è nientemeno che Valdis Dombrovskis, il gran visir dei ragionieri europei, la suprema sentinella dei bilanci pubblici degli stati: quello che appena esci dai binari di uno zerovirgola, fa suonare la sirena in tutto Europa.

Nella lettera indirizzata a tutti i paesi e firmata insieme al nostro Gentiloni (quanto sia dei nostri è tutto da verificare), il vicepresidente della commissione europea lo scrive forte e chiaro: "Vi teniamo d'occhio". Il titolo della missiva potrebbe essere questo: "Tranquilli, anche la manovra la scriviamo noi". Andiamo a leggere: "Presteremo particolare attenzione alla legge di bilancio 2021 e alle misure prese e pianificate, tenendo in considerazione la sostenibilità".

Insomma, abbiamo capito l'antifona: ad urne regionali ancora calde, con i partiti europeisti che tengono botta, l'Europa ci scrive per rammentarci chi comanda. Ora più che mai. Putacaso ce ne fossimo dimenticati, presi come siamo da questo vetusto rito che risponde al nome di elezione democratica. Non c'è emergenza sanitaria o economica che tenga: l'Europa ci segue passo passo fino a dormire nel nostro letto, aprire il nostro armadio e ovviamente frugarci nel portafogli.

Non bastavano i numerosi paletti sul Recovery Fund, anche quelli spuntati fuori tempo massimo sul salario minimo e sulle frontiere. Non bastavano gli avvisi di Ursula Von der Leyen, a ricordarci che "tutto dev'essere negoziato passo passo con le autorità comunitarie", per avere quei fondi che inizieranno ad arrivare, in monete spicciole, solo a metà 2021. Adesso la gabbia europea si abbassa anche sulla legge di bilancio, che evidentemente sarà scritta con una mano a Roma e una a Bruxelles, a voler essere ottimisti.

Certo, "il Patto di Stabilità sarà sospeso ancora per un po'", si affrettano a rasserenarci da Bruxelles. E ci mancherebbe: con il Pil a picco, le aziende pronte a licenziare, il Covid che rialza la testa in mezza Europa, la pressione fiscale che cresce ancora fino a un siderale 42,4%, fateci capire: volete anche ripristinare il patto di Stabilità? Piuttosto dateci una botta secca in testa per non farci soffrire.

E la prossima volta, niente lettere: al massimo ci facciamo vivi noi.

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