La lettera di Brunetta a Berlusconi

Lettera aperta del capogruppo di Forza Italia alla Camera al suo leader: "Il Patto del Nazareno non è nato per arrivare a mediocri compromessi"

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Renato Brunetta durante la conferenza stampa nella sala Aldo Moro della Camera dei deputati, – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Redazione

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"I due vice di Renzi sbagliano due volte. La prima è quando escludono il Quirinale dal Nazareno. La seconda è quando includono nel Patto le riforme che io chiamo Renzicum e Senaticum. Non c'entrano nulla con quanto si stipulò il 18 gennaio scorso. Non era nato, quel Patto, per approdare a questi mediocri compromessi all'interno del Pd e all'interno della maggioranza di governo": è quanto scrive Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla Camera in una lettera aperta a Silvio Berlusconi, pubblicata oggi sul Mattinale.

"Renzicum e Senaticum - aggiunge - si sono invece sviluppati e configurati stravolgendo i contenuti inizialmente concordati e il metodo delle loro modifiche. Sono delle cattive riforme che, se dovessero andare in vigore, cannibalizzerebbero la democrazia. Per questo credo che Tu, per la naturale predisposizione a dar fiducia all'interlocutore, sia stato troppo generoso nel valutare le riforme e il processo della loro (de)formazione. Te lo dico con la franchezza e la lealtà che ha sempre caratterizzato il mio rapporto con Te: non è cosi'. Non è roba nostra, non sono le nostre riforme.

Non possiamo permetterci di tradire le nostre convinzioni, trascinati dalle minacce leonine di Renzi che predica "dopo di me, la Troika". Dovrebbe correggere: a causa mia, la Troika. Non possiamo continuare a sostenere uno che accompagna questo Paese verso una deriva negatrice della democrazia e delle riforme non solo da noi sognate, ma da noi anche definite e approvate dal Parlamento nel 2005. Furono bocciate, poi - conclude Brunetta - per una vergognosa campagna di disinformazione condotta dalla sinistra e dai poteri forti, che non volevano avere a che fare con un'architettura istituzionale efficiente. Ragione di più, oggi, per non arrenderci a quegli stessi poteri".  

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