E Letta elogia l'Agenzia delle Entrate

Il Premier rilancia sulla lotta all'evasione: "Chi non paga è come un ciclista dopato"

Il Presidente del Consiglio, Anrico Letta, all'Agenzia delle Entrate (credits: ANSA/ GUIDO MONTANI)

“Deve esserci riconoscenza vera e sincera da parte nostra per il vostro lavoro, perché dal vostro lavoro si ha la possibilità di applicare la Costituzione”. Il premier Enrico Letta, in una giornata politica di fuoco contrassegnata dall’ostruzionismo grillino alla Camera, non appena passata la fiducia al governo, si reca all’Agenzia delle entrate. 

Rende omaggio al direttore Attilio Befera e ai dipendenti di un lavoro “nascosto e prezioso”. Per il quale, appunto, “ci vuole attenzione e riconoscimento”.
Sottolinea Letta: “la nostra Costituzione sull’equità e la solidarietà è moto forte, tutti devono applicarla e tutto questo deve spingerci verso comportamenti coerenti”. Perché, ammonisce il premier del governo di larghe intese, l’evasione “è doping”. Befera:  “L’evasione impedisce la crescita”, in quanto “viene distorta la concorrenza a danno degli imprenditori capaci e onesti”. Insomma, sintetizza Befera: “Evasione e crescita sono antitetici”.

Letta annuncia la lotta “ai paradisi fiscali dovunque essi siano”. Ma, osserva anche che il rapporto tra cittadino e Stato non deve essere “asimmetrico”, perché “occorre chiarezza di impegni e assunzione di responsabilità”. Vale a dire la pubblica amministrazione deve pagare i sui debiti ai cittadini e imprenditori. 

“Quando lo Stato sbaglia deve pagare”, ammonisce Letta.

Il premier coglie anche l’occasione per annunciare che il governo “userà tutte le risorse recuperate dall’evasione fiscale per abbassare la tassazione”. Il presidente della commissione Finanze della Camera e capo dei dipartimenti del Pdl Daniele Capezzone giudica “quanto mai condivisibili, e quanto mai opportune, le parole del presidente del Consiglio quando ricorda i doveri dello Stato verso i contribuenti”. Ma Capezzone osserva anche:  non è vero che le tasse sono troppo alte perché non tutti le pagano ma “perché lo Stato ha aumentato esponenzialmente e irresponsabilmente le proprie spese”.

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