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Ecco cosa dice l'esposto dei radicali su Sala "incandidabile"

"Un commissario di governo viene nominato con un decreto governativo e decade solo con un decreto": ecco che cosa dice la denuncia sull’incompatibilità del candidato sindaco di Milano

È il principio giuridico del contrarius actus: è in base a una regola fondamentale del diritto amministrativo che Marco Cappato, candidato sindaco di Milano per i radicali, ha presentato oggi un esposto destinato alla Procura della Repubblica e all’Autorità garante della concorrenza e all’Autorità anticorruzione.

Prende così la consistenza formale di un atto giudiziario la questione legale sollevata da Panorama con un articolo nel numero in edicola da oggi, giovedì 12 maggio, sul doppio ruolo ricoperto da Giuseppe Sala, già commissario unico delegato del governo per la realizzazione dell’Expo e oggi candidato sindaco del centrosinistra a Milano.

Nell’esposto, Cappato scrive che, poiché la nomina di un commissario governativo avviene attraverso un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, "anche una rinuncia volontaria resta senza effetti finché non viene espressamente accettata dalla presidenza del Consiglio dei ministri, in base al principio del contrarius actus, con un altro decreto": ovviamente di revoca.

Questo può avvenire direttamente, oppure con la nomina di un altro commissario.

Cappato fa un esempio concreto: quando il governo Berlusconi  “prese atto delle dimissioni rassegnate da Letizia Moratti il 7 luglio 2011 dalla carica di Commissario straordinario delegato a Expo 2015, designò alle medesime funzioni l’allora presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni”. E questo fece decadere Moratti.

Nel caso di Sala, nulla di questo pare essere accaduto. La legge però proibisce al commissario di governo non solo di avere incarichi presso le pubbliche amministrazioni, ma anche di “ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni comunque denominate in enti di diritto pubblico, anche economici” e di "ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni comunque denominate ovvero esercitare compiti di gestione in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale".

L’esposto radicale analizza quindi l’altra presunta incompatibilità di Sala, denunciata anch’essa dall’articolo di Panorama: il suo ruolo, dal 28 ottobre 2015, di consigliere nella Cassa depositi e prestiti. Accettando la nomina, scrive Cappato, Sala "attestò alla Cdp l’insussistenza delle condizioni esclusive (…) dei suoi poteri di commissario unico di governo per Expo 2015". Questo, però, non era vero: Sala quindi era impossibilitato ad assumere anche quell’incarico.

Del resto, Cappato rileva che, "successivamente alla presentazione delle supposte dimissioni del 15-18 gennaio 2016, e precisamente il 3 febbraio 2016, Giuseppe Sala nella sua funzione e con i poteri di Commissario unico del governo per Expo 2015, e con tanto di uso dello stemma della Repubblica, firmava il rendiconto della contabilità speciale dell’Ufficio commissariale".

Proprio questo atto, un potere tipico del Commissario unico, per Cappato "attesta positivamente la continuità delle funzioni commissariali in capo alla persona di Sala in un’epoca successiva alle pretese dimissioni, a ulteriore prova che l’ufficio commissariale non è stato soppresso e si trova ancora giuridicamente a suo carico".

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