Lega Nord nel caos: i retroscena

Dopo i 35 espulsi in Veneto (con rissa) il partito pronto alla scissione. Bossi però frena, anche se...

i Contestatori all'esterno del consiglio della Liga Veneta (credits: ANSA/ RAFFAELE CESARANO)

Paola Sacchi

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In Veneto 35 espulsioni, a cominciare dalla bossiana di ferro Paola Goisis. Botte e qualche ferito. E' venuta anche un'ambulanza. Sabato di sangue, anche in senso letterale. Il segretario della Liga Flavio Tosi, autore delle espulsioni, difeso dalle forze dell'ordine. Bandiere leghiste listate a lutto in segno di polemica in qualche sezione ribelle.

Goisis: "Ora partirà la nuova Lega, quella di Roberto Maroni non è la Lega 2.o, ma la cosa 2.0". Umberto Bossi continua a smentire che vuole fondare un altro partito, dice ai microfoni del Tg3 che dal notaio è andato solo Giuseppe Leoni per fare un'associazione culturale e che lui non dividerà mai la Lega. Ma il giallo padano si infittisce e la guerriglia interna diventa sempre più cruenta.

Forse le parole di Goisis rivelano la verità di quello che intende fare il Senatùr. Perché come risulta a Panorama.it, è vero che nè lui né sua moglie Manuela abbiano almeno ancora firmato dal notaio. Ma un nome e un simbolo di quella che Bossi chiama un'associazione culturale sono già stato registrati. La firma dal notaio per ora è solo quella di Giuseppe Leoni, che con Umberto e Manuela fondò nello stesso giorno il 12 aprile la Lega lombarda. Il nome potrebbe essere: Rifondazione leghista o Nuova Lega. Nomi che se si rivelassero veri si attaglierebbero più a un partito che a un'associazione.

Il punto è che "Il Capo", come lo chiamano i fedelissimi, intende tenere Roberto Maroni sulla corda. Questo è il retroscena del giallo padano che risulta a Panorama.it: venerdì sera fonti bossiane avrebbero prima rivelato all'Ansa, sede romana, che Bossi era pronto a fare un nuovo partito con tanto di firma dal notaio, poi lo stesso Bossi ha smentito la cosa  sempre all'Ansa, sede milanese, e detto appunto che si trattava solo di una nuova associazione culturale. Poi, ha telefonato a Maroni per rassicurarlo. Ma non troppo.

Se questo schema figlio di quella che ai tempi del ribaltone Massimo D'Alema definì "la perversa intelligenza politica di Umberto Bossi" non è bastato a evitare le espulsioni e le sberle anche fisiche in Veneto, il rischio è che per la Lega saranno mesi di guerriglia interna. Che potrebbero sfociare nell'uscita, devastante sul piano dell'immagine, di Umberto Bossi dal partito da lui stesso fondato. Paradossale, ma tutto ciò avviene dopo la vittoria storica di "Bobo" in Lombardia. E forse non a caso a un anno dallo scandalo Belsito che portò alle dimissioni di Bossi da segretario.

La Lega sembra come il Pd dilaniato. Con una differenza però: Pier Luigi Bersani è ormai un segretario di minoranza, Maroni invece di maggioranza, anzi, di stragrande maggioranza. Ma è il Veneto e la segreteria dell'ambioziosissino Tosi il suo lato debole. Perché se in Lombardia l'espulsione di Marco Reguzzoni, l'ex capogruppo del Carroccio defenestrato dai maroniani, è stata evitata. Perché il buon senso ha prevalso. Matteo Salvini, uomo fidato di "Bobo" e segretario della Lega lombarda, sa bene che Reguzzoni sul territorio gode ancora di molti consensi (da presidente della Provincia di Varese fu eletto con il 70 per cento dei voti) e non a caso si è visto con "Regu" l'altro giorno per mangiare un panino, il Veneto è altra cosa. E rischia di sfuggire al controllo del pur potente Segretario-governatore Maroni. Mentre l'ancora "perversa intelligenza politica" del vecchio "Capo" gli sta con il fiato sul collo.

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